Resume, riunione 21 Novembre
Wednesday, 21 November , 2007 – 23:25Per riassumere, schematizzo i punti conclusivi della riunione di oggi:
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Alberto rappresenterà la scena creativa lucana, ed elaborerà un documento da presentare in occasione del prossimo workshop con Bruce Sterling; il documento sarà presentato e discusso sul blog; Alberto inoltre si impegnerà a fornire sul blog riferimenti bibliografici circa la produzione di Sterling;
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Andrea Santantonio (Cinefabbrica) ha proposto di realizzare una storia collettiva simulata che sia in grado di narrare la scena creativa lucana e che si formi amalgamando insieme i contributi delle persone presenti in Visioni Urbane. Durante la riunione sono infatti emerse difficoltà nell’individuazione di una storia e di un linguaggio che avessero valore e significato collettivo e che sapessero narrare e rappresentare la scena creativa lucana. Quindi Andrea si occuperà di: spiegare nel dettaglio le modalità di realizzazione di questa storia, definire, se lo ritiene opportuno, delle ‘regole’ di scrittura, e in ultimo di avviare la narrazione sul blog di visioni urbane;
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I creativi hanno dato la loro disponibilità ad animare le discussioni sul blog, in particolare: quella relativa al confronto sul documento che rappresenterà la scena creativa lucana in apertura del workshop con Bruce Sterling, preparato da Alberto, e quella circa l’individuazione di tematiche e questioni da sottoporre all’attenzione di Sterling. Infine si sono impegnati a partecipare alla ‘creazione’ di una storia collettiva simulata;
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Le associazioni che lo ritengono opportuno e che ne hanno voglia possono realizzare la traduzione in inglese delle schede realizzate per Visioni Urbane, le traduzioni verranno poi inserite sul blog;
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Altri punti di discussione in vista del prossimo workshop con Sterling sono quelli relativi all’organizzazione di eventi in concomitanza con il workshop (chi vuole fare e organizzare qualcosa deve comunicarlo onde evitare un eccessivo accavallamento di eventi) e di un party-aperitivo a conclusione delle giornata;
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Infine è stata lanciata la proposta di video-documentare le giornate di workshop, si accettano auto-candidature, ma le modalità con cui questo lavoro dovrà essere realizzato sono ancora da definire.

28 Responses to “Resume, riunione 21 Novembre”
Con il solito tempismo leggo la sintesi della riunione di oggi (ormai ieri) alla quale purtroppo ho partecipato solo a metà. Mi piace molto l’idea della storia simulata, mi piacerebbe soltanto capire quali saranno le modalità per dare il nostro contributo (sarà in video o scritta?). per quanto riguarda il video da realizzare sull’incontro con Sterling: avevamo già dato ad Alberto la nostra disponibilità, comunque vada porteremo le nostre telecamere anche perchè ci piace cimentarci con qualcosa di nuovo che trovi nella condivisione collettiva mezzo e obbiettivo. l’importante è capire che tipo di filmato realizzare, a quale target è rivolto ( a chi conosce già il progetto o a tutti?). a tal proposito sarebbe bello realizzare più di un video proprio per inquadrare l’esperienza del 12 da più punti di vista, dato soprattutto che le esperienze delle associazioni o dei singoli che possono cimentarsi in riprese e montaggio sono sicuramente diverse le une dalle altre. Buonanotte
Mpaola
By AGORAUT on Nov 22, 2007
Se mi sarà comsentito, mi piacerebbe partecipare alla scrittura della “storia collettiva simulata” proposta da Andrea Santantonio… l’idea stessa mi attizza assai
By Ida on Nov 22, 2007
Per cominiciare vi racconto questa storia che mi ha lasciato turbamenti e soddisfazioni. Quante cose noi organizzatori di eventi dobbiamo sopportare: spesso però i difetti si trasformano in virtù…
Era la notte di inaugurazione del festival internazionale di narrativa femmninile, quarta edizione. Cominciavano ad arrivare gli ospiti, da tutto il mondo: alcuni con cappellini meravigliosi, altri casual e oversize, altri ancora stanchi per il jat lag e molti con voglia di divertirsi e raccontarsi. Il welcome cocktail era organizzato nella boutique più elegante della città, tra abiti di alta moda e preziosi accessori. Dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra, dalla Germania, dalla Svezia e dall’Italia arrivavano piano piano e la serata si colorava. Si respirava quell’atmosfera internazionale densa di emozioni che si ha quando persone di lingue e culture diverse si incrociano. Però mancava qualcuno. Noi organizzatori lo sapevamo che uno dei personaggi più importanti della scena letteraria newyorkese e quindi americana, era rimasta in hotel insoddisfatta del trattamento, della sua sistemazione, della sua breve permanenza materana. Dopo qualche ora, in un ristorante del centro storico mi hanno chiamato perchè il ristoratore aveva bisogno di aiuto nel gestire alcune richieste da parte di una pazza che richiedeva del cibo “to go”, da asporto, e poi voleva un taxi per tornare in hotel, e poi voleva rimanere al ristorante ma non c’era posto. Era lei, il personaggio crancky della scena newyorkese. Ne avevo sentito parlare e non credevo che il nostro incontro dovesse essere così movimentato. Ho cercato in ogni modo di essere accomodante, le ho offerto diverse soluzioni per soddisfare le sue richieste. Alla fine se ne è andata dicendo che era assolutamente insoddisfatta dell’organizzazione, di Matera, del WFF, di tutto, compreso il ristorante dove non c’era posto e il servizio taxi assente. Le ho spiegato che Matera non è NYC e che il taxi driver bisogna chiamarlo ed eventualmente svegliarlo…E’poi sparita nella notte. Il giorno dopo è arrivata al congresso per scrittori. Mi ha guardato negli occhi, io le ho sorriso, comprensiva e paziente sperando che le sue ire si fossero calmate. Mi ha sorriso anche lei, mi ha abbracciato e si è scusata con tutto il cuore per il suo sfogo e per i modi sconsiderati della sera prima. Nel frattempo però mi ha chiesto di avere delle uova…che io certamente non sapevo dove andare a prendere. L’hotel che ci ha ospitato non ha cucina. Una gentile signora che abita nei pressi dell’hotel le ha così preparato su richiesta 2 uova al tegamino e lei è rimasta sconvolta dal colore delle nostre belle uova, sane e genuine. Ha cominciato a ragionare sempre meglio. Io soddisfatta ho considerata chiusa la faccenda. Dopo quelle uova, i suoi giorni a Matera sono stati favolosi, è partita due giorni dopo la chiusura del festival. Ha continuato a scrivermi molto spesso dopo il suo ritorno negli States, fino a quando non sono andata io a trovarla perchè mi trovavo da quelle parti. Mi ha aperto le porte di casa, mi ha presentato tantissime persone del mondo letterario americano, compresi importanti giornalisti e show man. Grazie a lei, abbiamo già diverse scrittrici che intendono venire al prossimo festival e che arrivano dal suo network d’agenzia, altri agenti letterari e publishing professional. Siamo in contatto quasi ogni giorno ed è una nostra rapresentative, oltre che orgogliosa fun. Alcune volte penso al momento in cui ci siamo incontrate e poi penso ad oggi, alle serate a New York e a quello che siamo diventate: amiche e complici incuriosite da quello strano attimo di guerra che poi ci ha unite. La porta d’ingresso negli Stati Uniti noi l’avevamo varcata molto tempo fa. Lei è diventata un nodo del nostro network che diventa sempre più importante e strategico per il nostro mercato e per la nostra sopravvivenza. THAT’S LIFE!
By mariateresa cascino on Nov 22, 2007
cari amici
scusate il ritardo
come è venuto fuori dalla riunione del 21, proveremo a scrivere una storia collettiva che possa essere rappresentativa di tutte le nostre realtà, e che possa far comprendere al nostro ospite qual’è la nostra condizione attuale.
vi ricordo che per me sarebbe interessante provare ad “inventare” questa storia, cioè provare a partire dal proprio vissuto per raccontare una storia che non ci appartiene fino in fondo e che possa essere condivisa da tutti. vi preciso che non è proprio fondamentale per me dare delle regole per la scrittura della storia collettiva ma onde evitare di avere tanto materiale inutilizzabbile, proviamo a dare dei margini entro cui bisognerà lavorare:
credo che ogni pezzo di storia dovrà essere al massimo di 10/15 righe;
seconda ed ultima questione, cerchiamo di attenerci ai nostri vissuti personali e territoriali (ovviamente)
per il resto buon lavoro a tutti e cominciamo:
By andrea - cinefabrica on Nov 24, 2007
Sono in viaggio verso la Basilicata.
Mi hanno invitato ad un incontro e non ho capito bene di cosa si parlerà. Ma l’idea mi alletta alquanto. Gia prima di partire ho raccolto informazioni su questa terra da tutti definita come un posto dove la storia scorre lentamente.
Ci sono cose che ho letto che mi hanno toccato nei ricordi più profondi, come se questa terra lontana un po mi appartenga, facendo risuonare in me echi di ricordi sepolti. Leggo su appunti raccolti che qui esistono delle “piccole memorie”, in ognuno di noi, frammenti di vita fissati come in fermi immagine, che fanno della gente di questi luoghi persone accoglienti, con uno spiccato senso dell’apparteneza (al genere umano credo), e che sanno non dimenticare.
Ora su questo trenino che mi porta verso la Basilicata comincio a riconoscere i colori, le forme come fossero appartenute anche a mi accorgo che tutte queste piccole cose presenti nella nostra memoria sono come una cura o una terapia per la longevità.
La ragazza seduta difronte a me comincia a parlarmi……..
By andrea - cinefabrica on Nov 24, 2007
Anche se Alberto realizzerà le pagine sui riferimenti bibliografici di Sterling..ho pensato comunque di mettere sul blog di Art’s Factory delle informazione “particolari” sulle attività di Sterling in Italia.
Ad esempio:La partecipazione alla creazione di spazi laboratorio “Creative R’evolution”.
Poi c’è una piccola recensione del libro “La forma del futuro” edito da Apogeo,ed un esempio di Festival (Sharefestival 2008)dove ricopre il ruolo di presidente della giuria.
Sicuro servirà a qualcuno per l’incontro.
Ciao S.
By Silvio Giordano on Nov 25, 2007
Hmmm… secondo me la storia di Andrea va postata in una pagina statica accessibile via menubar, così si perde. Clara?
By Alberto on Nov 26, 2007
C’è un tempo per tutto. Oggi non è tempo di incontri - mi dico -. L’attesa dovrà continuare, ma un giorno…ah ah ah…le parole di mamma: un lui, un uomo tipo principe azzurro - dice lei - Magari tipo Brad Pitt - penso io -. Basta scherzi. Oggi è un giorno di quelli seri, me lo sento. Ieri ho visitato la casa, la casa dei miei antenati, come sempre ho girato come un automa per le stanze ormai vuotissime e sulla loggia, guardando il Vulture, il miracolo, ho pensato alle piramidi così miracolosamente (!) disposte secondo un preciso orientamento, e questa casa che dalla loggia inquadra il Vulture con una precisione millimetrica? Il caso, la sapienza di un mio trisavolo, boh, fatto sta che oggi è davvero un dono per me questo spettacolo di verde modellato secondo la linea seghettata del vulcano addormentato. Un ordine del paesaggio che mi serve per riorientarmi. Il vento solleva un foglio, crepita, sento un risvegliarsi della memoria, come un solletico, e sorrido. “21 Novembre 1912, qui sulla loggia penso a lui, oltre il profilo del mio orizzonte. Lui in viaggio verso l’avventura, e io qui sulla loggia come sempre da sempre per sempre…”. “Dio mio - grido - no, io non aspetto, io vado e basta.”. La vicina premurosa come sempre corre al mio grido, “Signurina, state bene, chi t’nete, nun v’ sentit’ bene!”. “No, sto bene, Rosetta, parlavo con zia Virginia.”. “Signurina, perciò gridavate, e cum’ va da sentì, u’ cimiter’ è luntan’!”. Sorride, Rosetta è abituata alle mie fantasie, mi coltiva per questo, sa che ho memoria del passato e desiderio del futuro, lei sonnecchia qui da sempre, ma credo che m’insegua col pensiero e mi aspetti come si aspetta l’imprevisto, che anche qui dà brividi. Almeno a lei.
Prendo la macchina e via.
Già oggi Visioni Urbane, beh, quelle paesane l’ho già avute ieri, proviamo oggi con quelle cittadine! Sono ormai le 16.00, l’incontro è alle 17.00. Precisa come un orologio sarò lì alle 18.00. Non male per una visionaria come me.
By Art's factory Basilicata on Nov 26, 2007
Un frammento dopo l’altro, un flusso spezzato da uno scoglio duro e immobile, contro cui molto si infrange. Il sud nel sud, lo chiamano. Quindici paesi arroccati, di una Basilicata che spesso si contempla nei giornali locali con l’indignazione che dura mezz’ora.
Ci siamo nati. Ma l’abbiamo conosciuta tardi. Meglio, perché prima abbiamo visto il mondo. La nostra terra è come una grande stazione divisa in binari immaginari che non si incontrano mai. Tanti colori, tanti sapori ma nessun incontro. Distanze fisiche che alimentano pigrizie mentali. Difficoltà di incrociare le esperienze. Un giorno ci siamo guardati negli occhi e ci siamo chiesti –Come?- e, subito dopo, -Perché no?-. E’ nata una comunità virtuale per parlare di questo sud nel sud. Dei suoi problemi e delle sue vittorie. Distanze fisiche legate da spazi virtuali. Interazioni di obiettivi.
Oggi raccontiamo il flusso spezzato come fosse un mosaico da ricostruire e le cose che non ci sono, più che problemi, sono piccole sfide. Arti mobili di una sfida più grande che si chiama Basilicata.
By AGORAUT on Nov 26, 2007
Sono in viaggio sul treno. Quella specie di animale lungo e rumoroso che scorre sulle rotaie che solcano la terra. Attraversa e si accosta ai boschi, ai monti, ai mari. Mi sento come se tutti i paesaggi del mondo fossero dipinti fuori dal finestrino. La ragazza di fianco mi chiede: a che ora arriviamo a Matera? “Tra circa 45 minuti” le rispondo, rapito dai colori e dai mille volti del panorama. “Scusa, sai mica dove si trova il distretto del mobile imbottito”? mi chiede imperterrita. “Non sono sicuro esista ancora” le rispondo. “Penso che si siano quasi tutti trasferiti in Cina, sai. Sarà rimasto poco laggiù. Forse il quartier generale di qualche azienda che punta sul marchio e ha investito le poche anime creative che ci sono nelle sue attività di marketing. Per il resto, il distretto è roba da Halloween, fantasma, come le anime che lo compongono. “Ahahah”, ride la giovane viaggiatrice. “Il paragone con Halloween è divertente, me li immagino i vari imprenditori vestiti da zucche che vanno dai vari assessori a chiedere: trick or treat? “Magari lo fosse, almeno Halloween genera milioni di euro di business” gli risponde lui con un tono amichevole. “Sai io sono lucana, lavoro per la Nielsen e sono tornata qui per condurre un’ indagine sul futuro dell’industria meridionale, in particolare quella della Basilicata”. “Cosa c’è di interessante, le chiede lui, dell’industria lucana”? Lei lo guarda e sta alla sua provocazione: “è una regione con una densità di popolazione così bassa e in via d’estinzione- sai i piccoli centri stanno quasi morendo -, le industrie chimiche, quelle velenose degli anni 70 e 80 hanno lasciato solo inquinamento, malattie e sogni infranti, il distretto dei sofà è in agonia e l’arretratezza della classe dirigente di fronte alle magnifiche risorse culturali e storiche, oltre che naturali, come il petrolio e l’acqua, è il male peggiore. Si sopravvive e non si vedono spiragli di luce per i giovani, le menti creative e formate preferiscono continuare a lavorare fuori. O se tornano si sentono tarpate le ali. C’è però una scena creativa veramente particolare. Chi rimane, a suo modo lotta per riscattarsi da questa arretratezza. Dal Vulture alla Val D’agri, da Potenza a Matera. I giovani che ci sono amano la propria terra e condividono il valore immateriale e simbolico della cultura, di ogni genere e forma. Insomma, in qualsiasi periodo dell’anno trovi sempre qualcosa da fare. O almeno così sembra, visto da fuori”. Comunque – continua lui, il treno arriva a Ferrandina tra tre minuti. Scendi se vuoi andare a Matera. C’è un autobus forse che ti aspetta li fuori, se non è già andato via”.
By mariateresa cascino on Nov 26, 2007
340simo giorno dell’anno lunare 3840.
Lauriana si stropicciò il lobo frontale
destro dal quale stava guardando l’ultima
performance di Astrolabia, l’artista
assoluta dell’emisfero destro del mondo
siderale. Lo spazio in cui si muoveva
Astrolabia sembrava non avere confini, come
un filo sottilissimo, reso quasi opaco
dall’imminente tramonto lunare, un fluido
fiume di memorie avvolgeva l’equatore
celeste. Astrolabia conosceva a perfezione
l’arte di risvegliare da quel fiume
indistinto attimi bloccati in immagini
viventi. Lauriana ne era affascinata, il
suo potere, il potere della sua arte dava
spessore e colore al piatto emisfero in cui
sopravvivevano gli umani. Ormai 1833 anni,
pensò Lauriana, trascorsi da quel lontano
2007, quando l’esplosione dei 1000 pozzi
petroliferi della Basilicata, ultimo folle
gesto di terroristi rimasti impuniti, aveva
avvolto il pianeta in una nube gassosa,
veleni e veleni di cui tanto s’era detto e
che ora…Astrolabia aveva compiuto il
miracolo che solo l’arte può compiere: un
tempo e uno spazio paralleli costruiti in
un luogo mentale, tra l’orizzonte di Marte
e quello di Astolfo, un sogno, o un incubo,
cui seguiva al risveglio un accesso di
tosse e lacrime lacrime lacrime, residui di
umanità che trasudavano per un effetto di
memoria genetica dai microcips periscopici
al culmine della sua fronte. Astrolabia la
guardò mentre la fissava, aspettò che la
visione si placasse e che tutto tornasse
all’indistinto e che dai bronchi di lei
riprendesse il flusso catramoso del
respiro. - Interrompere il collegamento -
ordinò la memoria - chiudere il programma.
Shoot down -. Astrolabia ripiegò Lauriana e
si allontanò già pensando alla prossima
installazione. L’attendeva Megera,
sull’orlo grumoso del mar Jonio.
By Art's factory Basilicata on Nov 26, 2007
Ehm…scusate tutti!! Secondo me occorre fare delle piccole puntualizzazioni:
1. sono d’accordo con Alberto a spostare la “storia collettiva” in una pagina statica.
2. bisogna necessariamente seguire la regola delle 10-15 righe se no non ne usciamo vivi.
3. a mio parere ci vuole un minimo di coerenza narrativa per evitare di far venir fuori un patchwork senza utilità per l’incontro del 12/12.
By enrico - cinefabrica on Nov 27, 2007
Come si fa ad avere coerenza narrativa se ogni storia è scritta come fosse una cosa a se stante? Help!!!!
Mpaola
By AGORAUT on Nov 27, 2007
Boh, potreste cominciare dalle tre unità aristoteliche di tempo, luogo e azione. A discolpa degli intervenuti, bisogna dire che l’inizio di Andrea non era particolarmente caratterizzato.
By Alberto on Nov 27, 2007
Sul racconto proposto da Andrea. Ma che vogliamo farne? Una copia narrativa delle singole schede? La coerenza narrativa può uscire fuori solo da un progetto ben definito, ma lascerei riposare Aristotele. Io non mi accontenterei di raccontare le nostre esperienze, andrei oltre, cioè cercherei di costruire un romanzo collettivo dove si fondano la nostra realtà e il nostro immaginario. La mia proposta è questa. Si decide il numero dei capitoli, il primo capitolo lo scrive Andrea, quello centrale (ad esempio il 5° su dieci) proviamo a scriverlo in tanti, poi se ne sceglie uno per acclamazione(!). I capitoli intermedi li scrive chi vuole. Alla fine il collage e l’ultimo capitolo a più mani. La mia idea è anche quella di creare due livelli temporali, connessi nel modo che decideremo nel processo creativo. E’ più intrigante, a mio parere, ma mi adeguerò comunque a quanto si deciderà collettivamente. Benissimo la pagina dedicata, la lettura sarà più facile e i collegamenti risulteranno più chiari ed immediati.
By Art's factory Basilicata on Nov 28, 2007
Bellissima idea. Sarà pronto fra due anni, più o meno.
By Ida on Nov 29, 2007
Ops…Mi dispiace che la mia idea ancorché bellissima non riesca a rientrare nei tempi previsti da Visioni Urbane, cercherò di contenere la mia creatività nei limiti richiesti. Certo il mio progetto si proiettava oltre il 12 Dicembre, ma poteva comunque essere una tappa come una tappa è quella del 12, credo!! A questo punto è giusto che mi comunichiate anche la data finale del progetto Visioni Urbane così potrò misurare esattamente la dimensione temporale delle mie proposte. Fuori dagli scherzi, devo dire che non mi è sembrata per niente opportuna la risposta caustica della signorina Ida, avrei accettato di buon grado una risposta del genere da altri creativi, ma da parte di un componente dello staff mi è sembrata davvero singolare, certamente non favorisce per niente il crearsi dello spirito della community che pare sia tra gli obiettivi istituzionali del progetto Visioni Urbane. Ma tant’è. Lorenza Colicigno
By Lorenza Colicigno on Nov 29, 2007
ammetto di non essere un blogger di prima linea, quindi, non capisco perfettamente il senso di tutto questo sarcasmo che si è venuto a creare sul caso; e questo lo dico, credetemi, non per alimentare polemiche ma per un eccesso di dote di ingenuità.
è chiaro che essendo un’esercizio per tutti non si pretendeva che al primo colpo venisse fuori un racconto da piccoli oscar, quindi per me rientra in una normalità di rapporti condizionati anche da distanze varie (geografiche, comportamentali, di ambiti lavorativi ecc.).
vi spiego velocemente come o lavorato io per tirare fuori l’inizio di racconto che ho postato qualche giorno fa: innanzi tutto parto dalle sensazioni che muovono la nostra associazione nella ricerca quotidiana del confronto fra le culture lucane e il linguaggio adiovisivo (quando parlo delle piccole memorie); ho cercato pi di immaginare un contesto che fosse il più comprensibile ad una persona “estranea”, e ad un certo punto mi è venuto semplicemente di immedesimarmi nel ruolo, tutto qui.
per quanto riguarda le regole credo che sia necessario limitarsi a scrivere poche righe, cercando di dare una sequenzialità agli interventi, e non è detto che il racconto non possa essere fatto di storie che semplicemente si intrecciano.
credo con tutto ciò che non ci vogliano due anni per portare avanti questo piccolo progetto comune, ma che lavorando con una certa tranquillità lo si possa fare in molto meno tempo.
se lo ritenete opportuno si può dare un nuovo inizio, per il resto buon lavoro.
andrea
By andrea - cinefabrica on Nov 29, 2007
Ma no, Andrea, nessun sarcasmo. L’inizio è molto generico, dall’incontro in treno può venire fuori qualunque cosa, dal romanzo rosa alla fantascienza cyberpunk alla Sterling appunto. Questo è un pregio, perché apre molte porte, ma è anche un difetto, perché non fornisce un solido binario lungo il quale far crescere il racconto. Mi pare che sia una scelta che presuppone da parte degli altri una certa disciplina nel non partire troppo per la tangente.
By Alberto on Nov 30, 2007
Credo che anche la mia nota meritasse una qualche risposta, Alberto, ma evidentemente, come del resto ho già detto, lo spirito della community non sta molto bene, per dirla con Celentano. Rispondo dunque sui contenuti: disciplina? Tangenti? Ma evidentemente nessuno di voi ha mai scritto un testo collettivo, lo spirito e il fascino di un lavoro del genere è quello di trovare elementi di raccordo tra testi lontani (sulla base di un progetto condiviso), chi scrive “dopo” deve essere stimolato dal testo di “prima”, non guidato; nella scrittura creativa tutto si raccorda, basta cercarle le relazioni, non castrarle. Se poi il nostro impegno deve essere quello di scrivere testi che descrivano la scena reale lucana, è meglio che ciascuno faccia una piccola relazione sul proprio lavoro e te la invii. La creatività mette in campo tensioni ed emozioni che vanno rispettate perché mettono in gioco chi le esprime, un po’ di psicologia di gruppo non guasterebbe. Dal mio punto di vista non ci sono i termini per continuare il racconto. Ma questo può non interessare gli altri. Da parte mia scriverò e posterò una breve relazione sul mio lavoro in questi anni. Grazie per la disattenzione. Lorenza Colicigno
By Lorenza Colicigno on Nov 30, 2007
Non volevo affatto essere sarcastica, e se così è stato letto me ne scuso. Sono davvero preoccupata per i tempi, dal momento che l’incontro con Bruce Sterling è previsto per il giorno 12 Dicembre, e quello di cui stavamo parlando (il racconto collettivo) deve (dovrebbe?) essere pronto per quella data. Che poi dalla fantasia creativa vengano fuori altri progetti a medio-lungo termine, o comunque realizzabili oltre il 12 Dicembre, va benissimo, però in questo post è off topic, non vi pare?
By Ida on Nov 30, 2007
Guarda, Lorenza, funziona così: Visioni Urbane ha l’obiettivo di realizzare uno o più spazi laboratorio creativi, secondo un disegno che abbia una qualche razionalità. Siccome questi spazi devono incorporare elementi di sostenibilità, e siccome la sostenibilità è più realizzabile in presenza di una scena creativa che si riconosce come tale e dunque collabora, noi siamo molto favorevoli a qualunque esperienza collaborativa tra i creativi della Basilicata. La tua proposta ovviamente ci vede favorevoli, e magari continuasse dopo il 12! Però questa è una partita tra voi, a cui noi assistiamo da spettatori. La proposta di Andrea alla riunione della settimana scorsa riguardava un modo per sfruttare al meglio la presenza di Sterling che, invece, è una partita che ci riguarda da giocatori.
Aggiungo un commento personale, più da musicista: collaborare non è quasi mai l’incontro felice di menti creative lanciate a briglia sciolta sulla pianura dell’immaginazione, ma la faticosa ricerca di un terreno comune. La collaborazione costa tempo e - nella mia esperienza - viene meglio su campi strettamente delimitati.
By Alberto on Nov 30, 2007
dunque, colgo l’ultima frase scritta da Andrea ( giusto per cancellare un pò di confusione letta in seguito…/sic!)
“la ragazza inizia a parlarmi…(..)
io non riesco ad ascoltare, piuttosto fingo di ascoltare. In treno lungo la strada percorsa dalle rotaie, scorrono intensamente le immagini di alberi, case, boschi, e poi, sempre più di rado, ancora case fra calanchi brulli e paesini sempre più distanti fra loro. ci avviciniamo a Matera. la stazione di Ferrandina è deserta, ma un piccolo Bus ci aspetta. La ragazza scende con me, va a Matera. L’autista dell’autobus dice che ci porta in Città. Lontanamente la striscia orizzontale di luci. Mi emoziono. sto arrivando a casa.
ogni volta che torno a casa dai miei viaggi penso a quante volte ho provato emozione vedendo quella striscia orizzontale di luci. un orgoglio patrio che sale agli occhi, un senso di appartenenza che ognuno di noi può comprendere quando torna a casa. al ventre. si tratta infatti di questo, di una storia della psiche che esiste grazie al ventre che ci ha tirati fuori. la casa. la madre.
La ragazza ha smesso di parlare perchè sono stata antipatica nel mio essere solitaria, ma io sapevo che non potevo condividere quel sentimento. per intenderci: quando ho visto il finale di Cinema Paradiso ho pianto molto.
scendo dall’autobus in piazza Matteotti. Via Aldo Moro, il Comune in cemento armato, il tribunale in cemento armato, il piazzale in cemento armato. e va bene, siamo nel 2007….
By loredana on Nov 30, 2007
… e va bene, siamo nel 2007…ma è possibile che questo sia il solito alibi che si danno quelli che vivono gli spazi come gusci di noce da arredare in fretta per dar loro una funzione prestabilita, senza fantasia? E’ forse questo il punto…la Basilicata della fantasia, quella fresca della creatività istintiva o ragionata, prescinde ormai dal riferimento fisico degli spazi. Raccontiamo il territorio e abbiamo solo contenuti, senza contenitori. Meglio del contrario, sicuramente. Siamo architetti del mondo delle idee, i colori li abbiamo dentro ma non intorno a noi e storciamo il naso quando la realtà del quotidiano ci costringe a scontarci con la necessità di avere uno spazio, un palcoscenico, uno studio di registrazione, una sala convegni dove i contenuti possano essere fruiti. Da tutti.
Ma questa è casa mia. E’ qui che ho deciso di vivere. Di provare. E i pensieri dell’indignazione, bè, con quelli ho imparato a convivere e so che arrivano ogni volta che da un meraviglioso, unico, fottutissimo viaggio ritorno a casa mia. Anche questa volta è così. Poi torno a casa e senza nemmeno disfare la valigia accendo il computer. Ci sono tre email…..
By AGORAUT on Dec 1, 2007
è una cosa che ho scritto un pò di tempo fa. L’ho ritrovata in un file del computer, non so se può servire per la storia siumulata ma vorrei comunque condividerla con voi.
Mariapaola
Elena ha sedici anni. Frequenta il liceo di un piccolo paesino di provincia, in uno di quegli edifici concepiti per normali abitazioni, con i balconi fatti a triangolo squadrato, con tanti corridoi e con pochissimi spazi per i laboratori e le palestre. Uno di quei posti in cui la cultura la impari solo sui tomi a puntate e macchiati dai “murales” di chi li ha usati prima di te. Le parole “pratica” ed “esperienza” sono ancora troppo lontane. Elena ha molti amici, il sabato sera con loro va in pizzeria e quando non è chiuso per problemi di agibilità e di licenza, va anche al cinema. Sogna di finire presto le superiori perché, nonostante nulla le manchi, il paese nel quale vive le sta stretto. Vuole conoscere il mondo, Elena, vuole andare all’università, vuole vedere gente e posti nuovi. Con gli amici e con i genitori si lamenta dicendo che nel suo paese non c’è niente, che non ci sono stimoli, che non ci sono discoteche e locali alla moda e che la sera, quando si esce, si va sempre al solito posto, a consumare i luridi mattoni del marciapiede lungo una strada ingrigita dalle macchine e dalle panchine rotte. Finalmente per Elena è arrivato il momento dell’università. Abiterà finalmente da sola in una grande città, farà quello che vuole, studierà materie a lei congeniali e forse, conoscerà una persona diversa da tutte quelle che ha conosciuto in paese. Eppure la sua nuova vita è preceduta da non poca nostalgia, quando vede, sotto un sole d’autunno inoltrato, l’auto bianca dei suoi genitori allontanarsi dalla sua nuova casa e il tragitto ascensore-settimo piano è troppo breve per nascondere le lacrime. Elena si ambienta. Ha nuovi amici, organizza feste, frequenta le lezioni in facoltà, viaggia, dà esami. E per ogni vacanza, torna in paese. Ma il paese è cambiato. Il paese, a poco a poco, è diventato un palcoscenico fantasmagorico sul quale poter esprimere se stessa. Elena non dice più “non c’è niente”. Elena dice “Cosa posso fare io per migliorare le cose?”. Elena capisce che gli stimoli e le magiche atmosfere della grande città universitaria contribuisce anche lei a crearli. Lei è parte integrante di quel mondo. Ed è parte integrante del piccolo paese di provincia dal quale proviene. Elena non vede più i luridi mattoni del marciapiede lungo una strada ingrigita dalle macchine e dalle panchine rotte, perché su quei mattoni ha imparato a fermarsi e a discutere di politica, cultura e sviluppo possibile. Elena si laurea. Torna in paese per un lungo periodo e trova un lavoro che sembra occasionale. Ancora non ha il coraggio di dire ad alta voce che le piacerebbe fermarsi a lavorare stabilmente nella sua terra ma è il destino a parlare per lei. Elena in pochi mesi impara a conoscere il guscio di noce che l’ha fatta nascere come mai prima. Parla con le persone che vi operano, parla con la gente comune. Assieme ad altri amici come lei e insieme al suo Amore, che è diverso da tutte le persone prima d’ora conosciute ma che Elena ha trovato dove non avrebbe mai pensato di volerlo trovare, comincia ad operare per il ricercato sviluppo possibile. Ora Elena non ha più paura di dire ad alta voce che il suo posto è lì. Almeno lo è per il momento, perché i sogni di conoscere il mondo non muoiono mai e mai devono essere mortificati. Ora Elena capisce che l’orizzonte è più bello se alle spalle hai costruito qualcosa, per se stessi e per gli altri. Quando il sole si alza si fa sentire.
By AGORAUT on Dec 1, 2007
Come avevo preannunciato, ecco la mia storia, con tutte le omissioni del caso. “Mi capita spesso di vivere per qualche tempo con un’idea fissa in testa (!), che per mia fortuna in genere realizzo. Per molto tempo nelle riunioni politiche, parlando con i miei amici artisti, discutendo con la gente, e in particolare con i giovani, del profilo della nostra città, Potenza, l’idea che essa potesse “trasformarsi” da capoluogo di napoleonica memoria a capoluogo reale, capace di investire in cultura, fino ad offrire servizi di eccellenza in questo campo, non solo alla Regione ma anche al Sud, con uno sguardo al Mediterraneo, perché no, diventava sempre più un progetto. In questo panorama di idee fisse cominciava davvero a “fissarsi” quella che appariva più storicamente sostenibile, perché in continuità, si fa per dire, con un’altra idea fissa, quella dell’Ispettore onorario ai monumenti e agli scavi, Vittorio De Cicco, che nel 1895, proponendo alla Provincia di Potenza una delibera di istituzione di una Pinacoteca e di un Museo archeologico, era riuscito ad ottenere almeno l’istituzione del Museo archeologico. Nel 1998, dunque, da questa riflessione nasce il Comitato Promotore verso il Museo d’arte Contemporanea in Basilicata. Tra i maggiori fautori del progetto, le cui motivazioni sono leggibili sul sito www.museovirtuale.net, il compianto Gerardo Cosenza, che ha anche dato al costituendo museo, da noi pensato soprattutto come un laboratorio culturale ed artistico di natura sperimentale, il nome di “Opera Prima”. Ho lavorato molto a questo progetto, molto ci ho creduto, certamente la morte di Gerardo ha messo, come dire, in pausa il progetto stesso, che tuttavia ha ancora oggi, a mio parere, una capacità di consenso e di coinvolgimento notevole, nonché possibilità concreta di realizzazione. Perché Potenza intanto è cresciuta, guarda caso proprio nella coscienza di poter svolgere il ruolo di polo (per dirla con il già presidente della Provincia, Santarsiero), di rete (per dirla con l’attuale presidente della Provincia, Altobello) della cultura.
Il convegno, documentato dalla pubblicazione degli atti, tenutosi nel 1998 con l’intervento di Achille Bonito Oliva, sul progetto di un Museo d’Arte Contemporanea in Basilicata ha costituito una tappa essenziale di questo percorso, ma ne ha anche rallentato i tempi, perché il critico ha manifestato la sua convinzione che i tempi non fossero del tutto maturi, e questo ha messo in qualche modo in pace l’anima degli Amministratori, senza il cui supporto ovviamente un’idea di questa portata non potrebbe mai realizzarsi. Ma l’invito di Bonito Oliva a far maturare i tempi è stata da me assunta come uno stimolo a continuare l’attività di sensibilizzazione e di formazione del pubblico, certo con un qualche, anche grosso, limite personale. Troppi impegni, troppi livelli di presenza, tanta (troppa?) politica, tanta famiglia, tanta fiducia, un certo eccesso di fiducia, nell’appoggio da parte delle Istituzioni al progetto (mi riferisco in particolare al verbale stilato in data 21 maggio 2002 che allego in copia). Oggi, dopo 9 anni sono ancora qui a parlare di Museo - laboratorio d’arte contemporanea a Potenza, con un progetto aggiornato (Art’s Factory Basilicata) ed una forza in più, un gruppo di giovani che ci credono e vogliono impiantarci la loro vita. Viva le idee fisse! Allego le foto.” Lorenza Colicigno
By Lorenza Colicigno on Dec 2, 2007
ciao a tutti…
mi avvicino solo ora a visuoniurbane… colgo lo spunto di Andrea per suggerire di “Taggare” ogni racocnto con quelle che si ritiene siano le parole chiave, i soggetti (nomi e cognimi) e le sensazioni di ogni racconto…
lo scopo e’ di poter poter tracciare una Taggografia/psicogeografia automatica dei racconti. La possibilita’ di leggere la rete delle connessioni/relazioni (anche temporali se si introduce il tempo) tra i racconti…
negli strumenti di indagine narrativa strumenti dedicati non ne conosco… a meno di complessi aggeggini per l’editing di Ontologie…
perio’ la PROPOSTA e’… Non conoscendo come e’ strutturato questo Blog, ma suggerisco che chi scriva un racconto introduca una bella serie di Tag come ho scritto sopra.
ciao ginetto
By Ginetto on Dec 6, 2007