Da Granieri a Sterling: poca benzina, molti stimoli e un bel clima

Beh, è ovvio: una vera analisi non sono ancora in grado di farla. Sono (piacevolmente) frastornato dalla giornata materana, molto partecipata nonostante blocchi stradali e la mancanza di benzina che ha ostacolato soprattutto i potentini. Questa mattina Giuseppe Granieri ha condiviso con il gruppo di VU la sua notevole esperienza in fatto di reti sociali, insistendo molto sul fatto che internet non è un fatto informatico ma un fatto sociale; della sua esposizione mi ha colpito molto il fatto che secondo lui la Basilicata, con le sue piccole dimensioni e la sua società poco frammentata, è un luogo ideale in cui costruire esperienze laboratorio di creatività in rete. Nel pomeriggio è stata la volta di Bruce Sterling, che ci ha spiazzato più volte aprendo molte finestre su possibili futuri.

Nei prossimi giorni, tutti insieme, avremo tempo per le analisi, e condivideremo anche i materiali, cioè le slides di Giuseppe, quelle di Rossella, le mie e gli appunti dall’intervento di Bruce; i ragazzi di Agoraut stanno anche preparando un video “stile Tantillo” della giornata. In questo momento vorrei però fissare nella memoria soprattutto il clima ottimo, direi il migliore visto fin qui in VU. Tutti mi sono sembrati costruttivi, motivati, attenti, rispettosi ma non in soggezione nell’interlocuzione con Giuseppe e con Bruce. Fantastici quelli di Art Factory Basilicata: lo sciopero degli autotrasportatori gli ha fatto saltare la consegna delle spillette, ma loro sono riusciti a fare saltare fuori chissà come degli adesivi (uno di questi adesso decora il MacBook di Bruce!). Emozionata ed emozionante, Maria Paola di Agoraut ci ha dato una grande soddisfazione dicendoci testualmente: “Rientro a casa da questa esperienza come da un sogno. Mi sento piccola così ma con una grande voglia di fare.” Che bello, una frase del genere mi farà stare bene una settimana! Sembra che Maria Paola si riferisca a una mostra importante, o a un bellissimo concerto: invece parla di una (piccola) iniziativa di sviluppo locale presa da una Regione del mezzogiorno e da un ministero economico!

Poi, per carità: non saremo certo noi a risolvere i problemi di sviluppo della Basilicata. Ma intanto ci stiamo parlando, lo stiamo facendo in modo rispettoso e mettendo la conoscenza al primo posto della nostra scala di valori. E’ un piccolo passo, ma secondo me la direzione è quella giusta. Grazie, davvero, a tutti.

28 Commenti a “Da Granieri a Sterling: poca benzina, molti stimoli e un bel clima”

  • hb:

    “non saremo certo noi a risolvere i problemi di sviluppo della Basilicata. Ma intanto ci stiamo parlando, lo stiamo facendo in modo rispettoso e mettendo la conoscenza al primo posto della nostra scala di valori. E’ un piccolo passo, ma secondo me la direzione è quella giusta. Grazie, davvero, a tutti.”

    Sono d’accordo Alberto. E’ stata una gran giornata davvero. Il tempo di elaborare e scrivo anch’io qualcosa … le interviste … ci ho messo un pò di pepe sopratutto su Beppe :-P sarà divertente :-P

  • Io vi ringrazio di cuore per avere organizzato un incontro così interessante e stimolante per tutti noi. L’atmosfera e il clima erano davvero dei migliori, direi “evoluti”…rispetto agli incontri precedenti. Complimenti ad Alberto per la sua presentazione efficace e puntuale.
    Gli sticker di Art Factory rappresenteranno per sempre il ricordo tangibile del VU day sulla via dello sviluppo possibile. Sembra di essere sul binario giusto della creatività e della conoscenza. Continuiamo così!
    Un abbraccio a tutti.
    MT

  • hb:

    Ahhh è vero!
    Dimenticavo di ringraziare tutti i ragazzi di ArsFactory per i fantastici sticker … insieme alle tagliatelle di ieri sera la cosa più “buona” della giornata! E grazie a tutti perchè davvero l’ambiente che avete/abbiamo creato (con l’aiuto del team di VU) era davvero carico e stimolante … alla prossima!
    Lo sticker è già sul mio monitor!

  • Gabry:

    Ebbene sì, credo che la giornata sia riuscita sotto tutti i punti di vista. Al di là della testa “rotta” di Massimiliano Selvaggi, dello sciopero, del freddo…sono sicura che gli stimoli hanno già aperto la strada al pensiero laterale di tutti. Un grazie sentito ai presenti (finalmente, dopo aver collaborato insieme ho visto le facce di Pietro Sacco e Luigi Catalani!!!). Gab!

  • Voi siete l’avanguardia culturale, io sono l’avanguardia degli infortuni…. L’Homer Simpson di VU.
    ;)
    C’è chi ci mette il cuore, io ci ho (ri)messo la testa…
    A presto per commenti “metabolizzati”.
    ;)

  • hb:

    Ah ah massimimiliano va meglio oggi?

  • Antonella Di Noia:

    Il seminario mattutino con un grande esperto di società ed innovazione. Il workshop pomeridiano con un “mito” della tecnologia. La presenza di tanti giovani lucani, uniti per cercare di dar vita con la loro linfa creativa e con la preziosissima “creatina” ad una Lucania migliore, dalla visibilità magica.

    Vi ringrazio per avermi permesso di immergermi in quest’atmosfera che credo possa rappresentare il “quinto scenario” non contemplato da Bruce Sterling e che tutti noi, uniti, saremo in grado di realizzare! :-)

    Last but not least….COMPLIMENTI A TUTTI, incluso lo “spirito d’avanguardia” di Massimiliano! :-)

  • Ida:

    Non ho rimpianto nemmeno un minuto delle quasi 12 ore che ho passato a Le Monacelle, ieri ;)
    Un abbraccio particolare a Rossella, me lo consentirete, perchè pensare è bellissimo ma anche organizzare ha la sua quota di fatica incorporata, e se la “scozzola” quasi tutta lei ;)

  • Ciao e grazie a tutti. Davvero una valida giornata, addirittura anche il brivido della “capocciata”! Ciao, Massimiliano, sono contenta che tu stia al meglio, visto che non hai perso il senso dell’umorismo. Mi ha fatto piacere incontrare Giuseppe Granieri che non vedevo dai tempi del Liceo, di conoscere Bruce Sterling che non vedrò per chissà quanto tempo, se mai avrò occasione di rivederlo, ma soprattutto ho avuto piacere di dialogare più apertamente con i/le VisionariUrbani. L’incontro con Giuseppe è stato importante per gli stimoli venuti fuori nell’ultima parte del suo intervento, anche per la prospettiva di poter proseguire con lui il dialogo sulla nostra realtà, reale o virtuale che sia. Gli stimoli venuti da Sterling andranno ripresi, immagino, con lo sguardo rivolto a tutto il territorio regionale, e oltre. E’ proprio vero, più si discute e più si ha voglia di farlo, mi auguro quindi che non manchino le occasioni per confrontarci e se questo blog è la sede mi riservo interventi più strutturati in seguito. Ieri c’era una bell’aria, è vero, e i nostri stickers hanno aggiunto quel tantino in più di “creativo” che non guasta mai. E la storia, per fortuna, continua. Lorenza Colicigno

  • Esistono tre categorie di giocatori.
    Ci sono quelli che vedono i buchi che noti anche tu e qualsiasi altro deficiente in piedi sulla tribuna,
    e quando poi la palla cade come previsto, ti senti contento e rassicurato.
    Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno notare un buco che forse, se fossi stato più sveglio, avresti visto anche tu: ti regalano delle sorprese che ti riempiono di entusiasmo.
    Ma poi ci sono quelli che il buco lo creano là dove non dovrebbe esserci, gli artefici delle rivelazioni.
    (Hans Jorgen Nielsen, “L’angelo calciatore”)

    Granieri, con la sua buona “giocata” di ieri mattina, appartiene alla prima categoria. Un buon giocatore, diligente, preparato, chiaro, coinvolgente, logico, discorsivo e anche abbastanza simpatico. Il suo era un incontro propedeutico («propedeutico?», avrebbe esclamato qualcuno alla fine. Propedeutico. Ci arriveremo più avanti) a quello di Sterling, pertanto non stiamo qui a pesare le parole. “Tomorrow now, indizi di un mondo cambiato”, il titolo delle slide.
    Sterling è un fuoriclasse. Un “artefice delle rivelazioni”. E fa quello che dovrebbe: crea un buco, uno spazio, là dove non dovrebbe esserci.

    Non giriamoci attorno. Sterling non ci ha spiazzato: ci ha distrutto. Ha distrutto le nostre aspettative da un incontro in cui tutti noi si aspettavano delle indicazioni, più o meno precise, sulla tecnologia. Invece la tecnologia, anche quella futura, è superata. Avremmo dovuto scoprire qualcosa dei contenitori creativi. Ogni contenitore è una bara, un sarcofago. E la paventata imprenditoria culturale? «Se intendete “imprenditoria sociale”, se ne può riparlare».
    Così il fiume di parole biascicate in un inglese molto americano, strisciante (parlo della tonalità, non conoscendo bene l’idioma), sembrava scorrere in salita, “in direzione ostinata e contraria” al rigore liquido/gravitazionale dell’enunciato antimeridiano di Granieri. Sfiorandosi, ma solo a tratti, per proseguire il proprio corso. Strettamente ontologico Granieri;estremamente transeunte Sterling. Il “domani adesso” per il primo; il domani nemmeno dopodomani per il secondo. Ecco perché l’incontro di Granieri è stato propedeutico: per avere un altro schema da farsi demolire, Sterling agisce su quelli. Internet ridotto quasi a “cosa”: un pugnale nelle costole del sottoscritto che ci vive, ci campa e intravede-va enormi possibilità in un utilizzo creativo di questo strumento. Che non è uno strumento, non lo sarà più: non quando sarà un lenzuolo senza fori, e pare che lo stia diventando. «La rivoluzione è finita». I blog così come li pensiamo adesso scompariranno al massimo tra dieci anni. Si stanno già trasformando in qualcosa di diverso. I nostri pronipoti non leggeranno quello che abbiamo scritto.
    Questione di crono-orizzonti, certo. Il nostro futuro “ci” riguarda da vicino. Il futurista americano ha invece un calendario i cui fogli sono generazioni, al minimo decenni. Per questo indica la direzione, non la strada, verso cui incamminarsi: ne costruiranno di altre, di strade, nel frattempo arriviamo.
    La sua “Matera di Frontiera” è, appunto, una (Ma)terra di frontiera che è anche Materia di frontiera. La grotta tecnologica!
    Un futuro preistorico verso cui incamminarsi: la sfida creativa di Bruce Sterling.

    La domanda che mi sono posto: ma se il contenitore è la bara, la tomba, perché il suo “quarto scenario” parte proprio da un contenitore, quello dei Sassi, seppur splendidamente suggestivo e irripetibile? Perché forse, mi sono risposto, il contenitore è il contenuto! La tecnologia, il resto, forse dovremmo cominciare a pensarli come contenitori, per lo più provvisori e mutabili, e invertire il ragionamento.

    Alcuni semi lanciati da Sterling
    - Non ci sono i numeri per pensare grandi eventi in Basilicata;
    - Abituarsi all’idea e prepararsi a viaggiare, nel migliore dei casi, su onde molto altalenanti, perché non ci sono qui condizioni che possono far ritenere di navigare su un mare piatto;
    - Non pensare all’”oggetto”, ma al “sistema produttivo”: gli artisti parlano di “grana”, di tessuto, materia, artigianato.

    (S)conclusioni
    Il fuoriclasse ha creato uno spazio, il buco là dove non doveva esserci.
    Non siamo ancora pronti per vedere quello spazio.
    Dobbiamo prepararci per capire quell’assist, prima di cercare di andare a rete.
    E per quello potrà volerci una vita. Ci vorrà una vita.
    Per far segnare, alla fine, qualcun altro.
    Il nostro compito, qui e adesso. è questo.

  • E bravo Giancarlo, ottimo commento! propongo di inserirlo tra i documenti di analisi.

    (Poi, intanto che aspetta il futuro, Bruce vive online, scrive su Wired, tiene un blog, si occupa di geotagging e consuma un MacBook ogni 18 mesi… il che significa, credo, che gli uomini fanno i sogni più diversi, ma usano più o meno gli stessi strumenti per cercare di realizzarli)

  • Mariangela:

    Inutile dire quanto mi dispiaccia essere rimasta a piedi e aver perso la giornata che vi ha così colpito e fatto stare bene.
    Felicissima per il vostro entusiasmo, spero di poter recuperare almeno in parte, sapendo, sigh, di aver perso un evento straordinario.
    A presto, spero, e raccontate!
    Ciao a tutti

    Mariangela Corona

  • hb:

    Giancarlo sei un grande! “quoto” tutto quello che hai scritto … anche se ad una prima lettura sembrava che la “capocciata” l’avessi presa tu :-P
    Scherzo eh!

  • Ida:

    Anche io faccio i miei complimenti a Giancarlo per la mirabile sintesi, che condivido in toto. E ancora di più condivido il “tra parentesi” di Alberto, che ho pensato anche io. Gli uomini fanno i sogni più diversi, ma intanto vivono nel presente e usano, e anche tanto, e anche bene, gli strumenti che hanno a disposizione here and now.

  • Ginetto:

    Cosa mi ha suggestionato di Sterling e cosa mi ha lasciato perplesso?

    …Riprendo la suggesione di Sterling che ha soottolineato Giancarlo Rivezzi… i buchi! dare senso e importanza ai Buchi come processo di NON accettazione dello status quo, del mainstream!

    Wolfgang Sachs si diverte spesso a metaforizzare la “catastrofe” ecologica attuale con un Maglione che si sfibra… sempre piu’! il maglione rimane maglione anche con l’aria che gli pasa dentro! la Struttura/Contenitore rimane! L’importanza e il significante attualmetne viene dato alla “materia” che connette, non al Buco… il buco ci direbbe! attenzione! stamo andando in una direzione non sostenibile! fra un po moriamo di freddo!

    Sterling ha elogiato il buco… lo ha, a tratti riempito di “pattern” preconfezionati (le 4 visioni) e a volte lo ha sottolineato raccontando novellisticamente aneddotiche ha riepivano lo “spazio vuoto” di significati evolutivi nel tempo! Il “Vuoto” pienissimo creato dall’obsoloscenza evolutiva di cio’ che connette! il Connesso diventa obsoleto… si sfila, sparisce… e appena riprende forma di connessione e’ destinato sfiorire…

    cosa mi ha lasciato perplesso? Johan Galtung sottolinea l’importanza delle due milioni di municipalita’ nel mondo… una fitta trama/connessione (Lensuolo direbbe Sterling… non Pizzo) che si contrappone agli spazi di snodo (Hub) che possono essere la sua Los Angeles, come lo e’ Matera per le zone circostanti… Sterling accetta questa topologia dela rete delle relazioni, non la discute! la accompagna! dice… la basilicata non sara’ meta di eventi importanti! sara’ meta di “servizi” di nicchia (citta’/caverna) cosi’ come nelle grandi citta’ ci sono le aree commerciali, le aree per il divertimento e le aree per dormire… in linea con una urbanistica post-fordista.
    Sterling sembra dire… “non parliamo piu’ di urbanistica, parliamo di GEOgrafia”… Matera e la basilicata soddisferebbero bisogni da “coda lunga”…
    Allora mi domando quanto tutto cio’ sia continuare a dare “peso” ai link, invece che spostare la visione ad un metalivello in cui i buchi diventano il significato…

    Tutte ste cose mi ronzavano quel pomeriggio… ma solo ora prendono forma!

    barbabaci ginetto

  • Allora, Giancarlo, pare proprio che sia questa la sede per discutere. Condivido le tue affermazioni, senza tuttavia condividerne lo spirito né le conclusioni. Già mentre ascoltavo Sterling, il mio immaginario selezionava rapidamente slides dal passato più o meno remoto, fino a quando se ne è fissata una nella mente, ed ancora sta lì. Provo a descriverla. Ho attribuito a Sterling una identità abbastanza arcaica, ma sempre attuale in ogni società che privilegia la comunicazione, quella del retore. Dovrò necessariamente essere didascalica, spero che l’insofferente Gielle me lo perdoni!! (visto che già una volta ci ha bacchettati entrambi per aver scritto troppo)

    Tu hai citato tre tipi di giocatori, io citerò tre tipi di retori:
    “Con i retori del V secolo l’arte di persuadere era da intendersi soprattutto come una forma di suggestione, totalmente avulsa da ogni esigenza di giungere a una conoscenza o un convincimento basati su argomenti razionali e sulla produzione di prove e argomenti a favore. La persuasività doveva essere un’abilità che riusciva a muovere il convincimento di chiunque, in qualsiasi direzione, a prescindere dall’argomento trattato.

    Platone oppose, alla concezione sofistica, una propria visione della retorica, quale strumento in grado di guidare l’anima attraverso argomentazioni e ragionamenti.

    Aristotele distolse l’attenzione dalla considerazione della retorica quale arte di persuadere, incentrando l’analisi sullo studio dei mezzi di persuasione, strumenti indipendenti dall’oggetto dell’argomentare.” (Ho usato Wikipedia per l’estrema sintesi/leggibilità dell’informazione, anche se so che qualche mio amico filosofo storcerà il naso).

    Allora, dove collochiamo il nostro “futurista”? Certamente ha usato il linguaggio “come forma di suggestione” – nessuno infatti ha osato contraddirlo -, certamente ha “incentrato l’attenzione sui mezzi di persuasione, come strumenti indipendenti dall’oggetto dell’argomentare” – sicché nessuno ha potuto focalizzare l’oggetto (del proprio desiderio conoscitivo), quindi, se non è difficile dire “tra chi” collocarlo, è senz’altro facilissimo dire “dove” collocarlo: nella grotta di Platone. In quella grotta ipertecnologica che ha intravisto come spot per Matera (una genialata, ci ritornerò), è lì il suo luogo ideale, abbastanza arcaico per garantirsi il passato, abbastanza avanzato per garantirsi il futuro (anche economico), ma noi eravamo solo il presente, uomini/donne/oggetti capitati lì per caso a chiedere lumi sul proprio presente, e lui ci ha deviati, depistati, demoliti, come un vero retore del V sec. Ha avuto però, spero intenzionalmente, la capacità di metterci in guardia, come Platone metteva in guardia sulle illusorie immagini scorrenti sul fondo della grotta, ma soprattutto come il caro indimenticabile Socrate nei confronti di chi gli chiedeva di spiegargli il metodo zen: “Sei come questa tazza, pieno dei tuoi preconcetti. Se non ti svuoti prima, come puoi apprendere lo zen?”. In un certo senso Sterling ci ha svuotati di radicati preconcetti come di calde illusioni, di false speranze come di facili entusiasmi (cosa che non poteva fare Granieri che in questi entusiami ci sta dentro fino al collo, anzi oserei dire fino ai capelli!!). Sterling però ha detto con chiarezza che in una realtà globale, oggi cybernetica domani chissà, in cui non esistono punti di partenza né punti di arrivo, né centri né periferie, né stabilità né il suo opposto, né soggetti, né oggetti ma bioti (Da “La forma del futuro”, ed. Apogeo), non bisogna cercare maestri ma imparare ad analizzare il contesto di relazioni in cui ci si muove (ha detto – o ricordo male? -: “voi avete molto da insegnare”).
    E qui torno alla genialata! Torno a Matera, all’idea della grotta arcaica (e sempre attuale, grazie agli immortali Flintstone), ipertecnologica (modello casa Simpson, ovviamente aggiornato rispetto agli anni ‘90). Sterling ci ha offerto più che una lezione (è chiaro che è un intellettuale onesto perché più volte ci ha avvertito che non ha né modelli né verità da consegnare a nessuno) un’occasione di sfida. Lì per lì, dopo averlo ascoltato e avergli parlato nella fase informale dell’incontro, mi sono detta: “I potentini, quelli è meglio che si suicidano senza Sassi e Ipertecnologia!”. Poi, come sempre mi capita, ho deciso di non suicidarmi in quanto potentina, ma di raccogliere la sfida. Alla prossima puntata.

  • Gentile sig.ra Colicigno, vorrei risponderle per alimentare la discussione. Credo lo farò domani. Prima avrei bisogno di sapere cosa intende con: “Condivido le tue affermazioni, senza tuttavia condividerne lo spirito né le conclusioni”.

    Grazie.

  • Ecco Giancarlo, con il suo – lodevole – bisogno di rigore formale! Se gli chiedi l’ora ti risponde chiedendoti di definire il tempo. :-)

  • Mi è parso di cogliere nel tuo intervento un che di pessimismo, ma forse mi sono sbagliata. Per capirlo riprendo dalle tue conclusioni:
    “l fuoriclasse ha creato uno spazio, il buco là dove non doveva esserci.
    Non siamo ancora pronti per vedere quello spazio.
    Dobbiamo prepararci per capire quell’assist, prima di cercare di andare a rete.
    E per quello potrà volerci una vita. Ci vorrà una vita.
    Per far segnare, alla fine, qualcun altro.
    Il nostro compito, qui e adesso. è questo.”

    Il nostro compito è, secondo me, accettare oggi, ora la sfida, perché alla fine dovremo essere noi a segnare, non qualcun altro. Dobbiamo essere convinti che quel buco, quello spazio va riempito del nostro sguardo e del nostro agire.
    Era questo che volevo dire a te e, in fondo, a me stessa, di leggere in positivo il messaggio di Sterling.
    A presto. Lorenza Colicigno

  • Il mio ultimo invio manca dell’indicazione del destinatario, rimedio subito: Caro Giancarlo, mi è parso ecc. ecc. ecc.

  • HB: grazie di cuore. Effettivamente capocciate ne ho prese, da piccolo…
    Ida: il tuo apprezzamento per il mio “scritto” vale tanto perché conosco la tua prosa, oltre all’attenzione e al “gusto” che presti nella lettura. Insomma, sono lusingato
    Ginetto: interessanti le tue considerazioni, ma credo bisogna spogliarle da una veste prettamente turistica e incentrata su Matera in quanto tale. Spero di spiegarmi meglio nel successivo messaggio.
    Alberto: buona, e reale, la battuta. Mi ritrovo. Credo che stiamo imparando a conoscerci, partendo da una posizione privilegiata: forse il modo più veloce per capire l’altro è avvicinarsi senza paura di esporsi e di scontrarsi. Lo scontro accelera tutto. :)
    sig.ra Colicigno: un ringraziamento particolare per le “critiche” a quanto ho scritto, quello che in realtà cercavo.

  • Matera, ipertecnologica, “I potentini, quelli è meglio che si suicidano senza Sassi e Ipertecnologia!”dice la signora Colicigno.

    Ogni contenitore è una bara, un sarcofago. E la paventata imprenditoria culturale? «Se intendete “imprenditoria sociale”, se ne può riparlare» dice Giancarlo Rivezzi.

    Molto interessanti commenti, estrapolati a caso Sul blog di Visioni Urbane.
    Ho potuto osservare il video di Sterling a Torino che commentava il suo intervento materano. Spazi-buchi-pieni e vuoti fascinosi futuribili per una Basilicata nuova?

    Tempeste di idee per un futuro migliore
    saluti

  • Volevo dire una piccola cosa. Le idee in tempesta, in realtà, vengono essenzialmente da voi, non dal pur bravissimo e intelligentissimo Bruce. Che, diciamocelo francamente, ha riciclato alla grandissima, rifilando più o meno la stessa minestra al convegno di Slow Food a Torino, al workshop di VU e al convegno di Matera sul turismo. C’è un post sul blog di Leandro Agrò da Torino che sembra scritto alle Monacelle: “Imparo qualcosa ogni giorno”, “La rete ha valore per i buchi”, “Il rapporto con la terra”, “Quanto costa produrre un premio Nobel a Singapore?”.

    Ma va bene così: se avessimo voluto un consulente ne avremmo preso uno. Noi volevamo uno stimolo. Mi sembra che questo dimostri il punto su cui Giuseppe (Granieri) insisteva con forza: quando si è più connessi crescono le aspettative, cresce il livello dell’analisi, vengono idee migliori. E’ bastato introdurre qualche punto di vista “altro” (Bruce, Giuseppe, Rossella, io stesso) e ritagliarsi uno spazio di discussione comune per arrivare qui. Ci pensate dove potreste arrivare se usaste questo approccio sempre?

    http://www.leeander.com/2007/12/topix-conferenza-annuale-con-sterling-altri-live-blogging/

  • Il mio post-Sterling non è pessimista, tutt’altro. Esco da lì confuso, stordito, con pensieri sfuocati e idee che viaggiano in circolo senza mai incontrarsi/scontrarsi. E con una bella sensazione, che poi si traduce in quello di “avere a che pensare”, avere pezzi da cercare di mettere in ordine. “Svuotato”, direbbe lei con Socrate. Cosa chiedere di meglio?
    L’aspettativa, presuntuosa, di ciascuno di noi, era di farsi riempire. Di avere un bagaglio di conoscenze in materia da completare, affinare, indirizzare in forma definitiva. Il software, il p2p, i diritti, i blog. Con Granieri – come concordato – si era arrivati ad un livello minimo di comprensione, pronti per le coup de theatre del maestro che avrebbe definitivamente indicato le sorti di ciascuno strumento perché – e non dimentichiamolo- Sterling «statisticamente è uno che ci prende molto».
    Il linguaggio, fa notare lei. L’ho rivisto ieri al convegno organizzato dall’Apt, Sterling. In un dispendio di inglesismi, neologismi, tecnicismi di tutti i relatori al tavolo, a tratti anche ostentati, ha usato ancora una volta un lessico minimalista e spoglio da qualsiasi termine tecnoavanzato. Eppure Sterling è un futurista, il padre del cyber-punk! Scrive per “Wired”! E’ un romanziere! Tutti a rimasticare la lingua (e i concetti) in salsa hi-tech, Sterling con una sola metafora tirata a lungo (Matera attrice di provincia) e un video che dubito fortemente l’Apt vorrà usare come promozione…
    Questo per dire che non mi trova d’accordo. Non ha affabulato, Sterling; non ha disegnato scenari ipergalattici con pennelli che pur possiede. Non è stato retorico. Tantomeno persuasivo. Dissuasivo, anzi. Non scomodiamo adesso la retorica dell’antiretorica, non sarebbe il caso. Io non ho visto trucchi, eppure le assicuro che sono fortemente critico (scettico, confermerebbe Alberto).
    Quello che ha detto Sterling va traslato, non interpretato.
    I Sassi, la “Matera” di cui parla vanno «formattati» per gli altri luoghi della Basilicata. La sua potentinità, come la mia titesità, ne escono intatti. Può stare tranquilla e accantonare il suicidio.
    Provo a riassumere: per caso, o per altre misteriose ragioni, qui in Basilicata ci ritroviamo un patrimonio territoriale, storico, culturale che è ancora vivo. Bisogna essere coscienti di questa fortuna, e fare in modo che chi verrà dopo di noi goda di anche miglior sorte. Conservare e valorizzare creativamente questa eredità significa fare in modo di non musealizzarla: non deve diventare “Venezia”, né “reliquia”, men che mai una spersonalizzata “metropoli globale” in cui tutti parlano inglese e si fa la spesa solo da CarreFour o al McDonald’s. Qual è il modo, oggi, perché i nostri successori siano orgogliosi di noi? Farne una frontiera. Come? Con l’ibridazione.
    Dobbiamo essere consapevoli, intendevo con le (s)conslusioni, sig.ra Colicigno, che il nostro ruolo storico, calato nel qui e nell’adesso, è di portare palla e aprire spazi sul campo probabilmente per qualcuno che ci costruirà sopra, non per noi stessi. Ma dobbiamo esserne entusiasti, consapevolmente entusiasti. E’ un bel ruolo, quello in cui giochiamo, quello dell’assist-man, che può dare soddisfazioni anche maggiori (non sto a spiegarlo a lei, che è un’insegnante). Possiamo essere i pioinieri di questo nuovo modo di disporsi in campo!

    Quello di Sterling, Alberto, non è stato assolutamente un inno al preistorico, all’antitecnologico. Ha soltanto demitizzato questi (non)strumenti in quanto tali. Ci sono, adesso, ce ne saranno altri, dopo; preserviamo l’artista dal corrervi dietro, facciamo in modo che lo faccia qualcun altro, non ci sbattiamo la testa più di tanto. Internet sarà presente, insito in ciascuna cosa: diventerà esso stesso una “cosa”, senza buchi. Un fatto scontato.

    Alla fine, bisogna difendere e valorizzare quello che già abbiamo, in termini territoriali, ma ancora più culturali e creativi, dalla tecnologia. Come lo facciamo? Con la tecnologia! E’ questa la lezione del maestro, lavoriamo su questo.

  • Acc, ho dimenticato di chiudere il tag del corsivo. Qualcuna delle Charlie’s Angels mi aiuta? Andava chiuso dopo “theatre”.
    Il presente messaggio, per snellire, può essere eliminato. Grazie e scuse.

  • Hola ragazzi, siamo tornati nella nostra piccola Senise ma è come se fossimo in un certo senso rimasti a Matera…abbiamo “registrato” frammenti di sensazioni davvero interessanti, diversi tra loro, entusiasti alcuni, scettici altri…Stiamo sbobinando le 3 cassette e gli 8 cd realizzati, un pochino di pazienza e avremo il filmato. Per quanto riguarda l’incontro: gran bella esperienza, con Sterling ci siamo confrontati con una realtà diversa, che almeno per quanto mi riguarda, mi ha dato la sensazione di essere in un enorme frullatore di idee. Ne sono uscita frastornata in positivo, con tanta voglia di fare, di sperimentare e di credere in me stessa…ancora di più! Sono d’accordo con l’analisi postata da Giancarlo, la trovo molto puntuale. A presto

    Mariapaola

  • Non insisto sulla teoria del retore, preciso solo che “retore” non è un termine negativo, riguarda infatti chi usa il linguaggio in modo molto abile, per sostenere una propria tesi, demolendo, se possibile, quella dell’interlocutore. Il ruolo di “svuotamento” lo ritengo vitale, in particolare quando ci si svuota di pregiudizi. Per quanto riguarda il suicidio, ovviamente era una battuta provocatoria, credo infatti che qui ci siano le condizioni, e questo accenno di dibattito lo conferma, nel senso di intenzioni positive, intelligenze e competenze giuste, per fare di questo territorio un luogo d’avanguardia. Mi riservo una proposta operativa per quanto riguarda Potenza, che così com’è, in quanto città di provincia, è ancora abbastanza assimilabile ad un “non luogo” all’Augé. Suspence. A presto. Lorenza

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Rassegna Urbanistica Nazionale a MT: VU c’era!
And the winner is ….
E' on line la graduatoria definitiva relativa al bando per la progettazione di un logo per Visioni Urbane.

E' risultato vincitore, con 85 punti, Mauro Bubbico Al secondo posto Massimo Todini con 80 punti, al terzo Samanta Martini con 73 punti.

Scaricate la graduatoria finale e gli altri punteggi.

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