Deporre le armi, spiegare le ali

Wednesday, 13 February , 2008 – 1:37

Katharina

Il workshop di oggi di VU mi ha dato sensazioni contrastanti. Questa mattina mi sono piaciute molto le presentazioni di Katharina e Giacomo di OZU e di Francesco di Cittadellarte. Loro sono stati davvero un momento di ispirazione: chiari, entusiasti del loro lavoro, disponibili. I creativi lucani hanno reagito con molto interesse, tempestandoli di domande pertinenti e interessate. L’atmosfera era ottima: Lorenzo e Tommaso, che non partecipavano a un incontro pubblico di VU da ottobre, hanno trovato un clima molto migliorato rispetto ad allora. La sensazione era che “i creativi” e “le istituzioni” avessero deciso che per il momento era il caso di fidarsi gli uni delle altre; risolta questa cosa, si poteva parlare di come sviluppare la cultura.

Il pomeriggio mi è piaciuto molto meno. Predominava la diffidenza: chi deve gestire questi spazi? Come gestire i conflitti - che tutti sembravano ritenere probabili - sulla gestione tra i diversi soggetti che usano gli spazi? Perfino i più aperti e collaborativi tra i creativi sembravano vivere questa “intimità forzata” come un male necessario (”la condivisione - ha detto Mariangela dell’Albero di Minerva - più che un valore aggiunto è una necessità economica”), con uno stacco molto netto rispetto alla condivisione di idee di cui Katharina si era mostrata così entusiasta. Questa diffidenza ha lasciato un po’ di spazio alle soluzioni tecniche (qualcuno ha avanzato proposte ragionevoli e ben argomentate in termini di dimensioni, graticci, servizi colletivi ecc.) e molto, molto poco per i sogni e i colpi d’ala.

Coraggio! Potete volare molto più alti di così. Perché nessuno ha detto: “io vorrei fare un laboratorio di architettura ecosostenibile nei Sassi di Matera”? Oppure “io vorrei fare un festival delle arti facendo tornare qui tutti gli artisti di origine lucana che vivono e lavorano all’estero e magari non parlano neanche italiano, con Francis Ford Coppola come padre nobile”? Oppure “io mi occupo di nuovi media e vorrei tanto coinvolgere il Lucania Film Festival e il Potenza Film Festival per fare una rassegna di tv pensata per gli schermi dei cellulari”? Oppure “io vorrei ricoprire il Pollino di panna montata e farci sopra una gara di sci il 15 di agosto”? Oppure…

Insomma, qui la cosa mi sembra semplice: la Regione farà spazi per la creatività. Ci spenderà 4 milioni di Euro. Se questi spazi non vi sollecitano a fare cose nuove, cose in più; se, quindi, il panorama culturale lucano dopo gli spazi sarà lo stesso che prima degli spazi, avremo sprecato un sacco di soldi pubblici. E questo non è bene, neanche un po’. Capite bene, quindi, che in questo momento avere idee, idee vere, radicali, innovative, pazzesche ha un grande, grande valore. Non importa se non sono troppo pratiche: si possono sempre riconfigurare e razionalizzare. Ciò che conta è appunto l’idea, la carica di immaginario. E’ un momento in cui le idee rischiano di realizzarsi! Siete sicuri che non avete sogni nel cassetto, magari da condividere con altri?

(Invece la diffidenza mi sembra un inutile spreco di energia. Quella verso di noi (Regione e DPS) mi sembra del tutto ingiustificata; quella che a volte i creativi sembrano nutrire gli uni per gli altri è inutile, nel senso che non possiamo né vogliamo obbligare nessuno a convivere “per forza”.)

  1. 19 Responses to “Deporre le armi, spiegare le ali”

  2. Io penso che quando per troppo tempo la libertà creativa si è trovata imbrigliata in spazi piccoli e angusti, poi ci voglia un attimo per farla ricominciare a correre a briglie sciolte.
    Un po’ come quando si vede la liberazione di un animale selvatico curato dai centri specializzati a seguito di ferite, fratture etc.: li lasciano liberi, escono dai cancelli, dalle gabbie, eppure per un attimo si fermano a guardarsi intorno. Poi se ne vanno, liberi, verso gli spazi aperti.
    Da qua, da molto lontano, vedo la creatività lucana un po’ così, nella fase in cui il cancello è aperto e c’è un orizzonte vasto davanti, mentre sta cercando la forza in sè, la propria consapevolezza di potercela fare.

    By Elena on Feb 13, 2008

  3. “…“io vorrei fare un festival delle arti facendo tornare qui tutti gli artisti di origine lucana che vivono e lavorano all’estero e magari non parlano neanche italiano……”?
    Guarda un pò…purtroppo i tempi ieri erano davvero risicati per poter dire con lucidità ciò che si ha in mente e in fondo al cuore, ma nello specifico del pezzo che ho riportato in apertura di messaggio, volevo dire che da qualche mese(subito dopo l’ottava edizione del LFF) insieme all’attore regista Rocco Papaleo ed altri artisti e/o protagonisti della scena artistica lucana sparsi per l’Italia (per il momento ci fermiamo ai confini nazionali..), stiamo pensando ad un progetto che ha un nome provvisorio(?) TIL (Torna In Lucania) Art Club, che ha due punti di riferimento: la Casa della Cultura di Pisticci e il Lucania Film Festival, quali contenitori materiali ed artistici.
    TILArtClub vuole essere un buon motivo per ritornare a casa e utilizzare l’arte e la cultura anche come occasioni di riscatto, oltre che di proposta per il futuro.
    Vi terremo aggiornati.
    A prestissimo per considerazioni più approfondite sulla giornata di ieri e, soprattutto, su quello che succederà.
    ;)

    By Max on Feb 13, 2008

  4. Povero Alberto, avvilito dai nostri ragionamenti… ieri sera avevi una faccia proprio delusa.

    Per quanto mi riguarda, mi dispiace che la mia osservazione sia apparsa così fredda e priva di immaginazione. Non ho il timore di lavorare in rete; nel campo sociale lavoro in Ati con altre imprese da tre anni e non ho mai avuto problemi di alcun tipo.
    Quando ci si divide i compiti e si lavora per un obiettivo comune, con serietà, impegno, correttezza, il risultato è sempre positivo. La condivisione, a mio parere, è sempre e comunque un valore aggiunto.
    Il mio riferimento alla questione economica aveva lo scopo di far notare che, quando dovesse mancare la voglia di condividere (per diffidenza, per disabitudine, per esperienze passate negative), potrebbe subentrare la necessità di farlo, per la stessa sopravvivenza del progetto.

    Per il resto: abbiamo il diritto e il dovere di fare grandi sogni, di “sognare a colori”, come diceva sempre una persona a me molto cara.
    Ma secondo me la questione hobby/lavoro resta sempre centrale: la storia di Ozu è una bella storia, non diversa da altre che ho ascoltato, a dire la verità; ma, come diceva Katrina ieri, NESSUNO DEI SOCI vive del lavoro di Ozu.
    Questa, Alberto, è una differenza di sostanza, che secondo me si ripercuote sull’interpretazione del progetto Visioni urbane.
    Personalmente combatto tutti i giorni con:
    spese di gestione da pagare (sedi, utenze, etc),
    gente poco interessata e poco disponibile e POCA, porca miseria; pochi professionisti per ampliare l’offerta formativa. Insomma, per me la questione SPAZI non è IL freno allo sviluppo delle attività della nostra associazione.
    La sala prove bella ce la siamo fatta: locale in affitto, ristrutturazione, 10.000 euri di prestito in banca e più di 5000 investiti di tasca nostra; per gli spettacoli che necessitano grandi spazi trasformiamo le palestre in teatri, con grande dispedio economico e mal di pancia terribili. Abbiamo anche un teatro da 99 posti, sempre fatto da noi.
    Perdona il riferimento al particolare ma per me è non viverlo come un limite per il progetto.
    E’ un modo serio di pensare a soldi pubblici che non vorrei fossero buttati in progetti che non avrebbero sostenibilità.

    Hai mai visto i centri sociali dei sindacati nei comuni di Rionero, Potenza, Lagonegro? Spazi grandi, con aule laboratorio, uffici e un auditorium, che non vengono sfruttati al massimo delle loro potenzialità ma che sono per lo più affittati a enti e varie. Spesso sono decadenti, chiusi, vuoti.
    Sono una persona seria, non vorrei mai la riproposizione delle stesse dinamiche.

    La questione è: dobbiamo puntare su grandi spazi per fare cose nuove e meravigliose?

    Sogno un festival di teatro-danza come quello di Vignale Monferrato, in cui per un mese un comune della mia area o della mia regione si riempia di giovani danzatrici/danzatori, e la sera spettacoli con le compagnie più importanti del panorama artistico internazionale. Per fare questo servono sale attrezzate per le prove, un auditorium con un grande palcoscenico, impianti etc.
    E ancora: sogno la Città dei Bambini in cui un comune della mia area/regione si trasformi in nel bosco di Biancaneve, o in quello di Shrek, o nel paese dei balocchi, in cui scultori e pittori e attori di strada si accampino per decorarlo e trasformarlo e per accogliere le migliaia di bambini accorsi da ogni parte d’Italia.

    Potrei continuare ancora, ma temo di essere già stata prolissa. Per fare tutto questo gli spazi creativi potrebbero servire, ma avrei più bisogno di sapere se si tratta di sogni sostenibili. Di essere accompagnata nella realizzazione dei progetti, di avere un sostegno economico.
    E di sicuro avrei bisogno degli altri.

    Un’ultima osservazione: forse è più utile immaginare gli spazi creativi in relazione agli eventi nuovi che a ciò che le associazioni/imprese culturali già fanno. Solo così si può superare il limite del “localismo”.
    Che ne dite?
    Uff, avrei altre mille cose da dire. Spero di essere stata chiara, però.
    Ai pochi che sono giunti in fondo un grazie per l’attenzione.
    A presto
    Mariangela

    By Mariangela on Feb 13, 2008

  5. Il 12 Febbraio a Matera: 2° workshop di Visioni Urbane sugli spazi creativi.
    Si parte da Potenza di corsa, come sempre, si arriva dopo un’ora, caffè con molto affanno e poco piacere. Stanno aspettando noi, una bella accoglienza, non c’è dubbio.
    Si ha la sensazione netta di far parte di un gruppo.
    La mattinata trascorre con grande interesse da parte di tutti.
    Ozu e Cittadellarte si presentano a noi creativi lucani come lenti in cui riconoscere il nostro profilo. Ozu è veramente un’officina di zone umane, in cui facilmente riconosciamo la nostra “zona”, Cittadellarte è certo lontana dal nostro profilo, ma poiché bisogna guardare lontano e volare alto per non affondare, cerchiamo anche lì quel tanto di noi stessi che domani potrebbe anche esistere.
    La comunicazione-performance di Katrina di Ozu è appassionata, la sua passione coinvolge tutti. In fondo il loro impegno di artisti, perché non usare la parola giusta, il loro “sacrificio” personale oggi tutto orientato al mantenimento e alla crescita del loro spazio di Monteleone Sabino ci appartiene come esperienza e come obiettivo.
    Giacomo ci parla anche delle difficoltà. Le comprendiamo e ce ne facciamo psicologicamente carico. Questo non riduce il nostro entusiasmo.
    Francesco descrive Cittadellarte con professionalità e partecipazione, le slides sono efficaci, gli obiettivi condivisibili, il bilancio irraggiungibile.

    Pausa pranzo. Gli amici di Matera, simpatici ospiti, testimoniano volentieri questa occasione di relax e di scambio comunicativo.

    Sul pomeriggio devo ancora riflettere. Il clima come sempre si infiamma, ci si capisce poco. C’è davvero bisogno di riflettere, per sopravvivere agli equivoci, ai retropensieri, c’è sempre qualcosa che ci spinge fuori dal concreto: la nostra esigenza di spazi è reale, le intelligenze e le capacità ci sono, almeno credo che si siano visualizzate, l’interesse concreto di alcuni gruppi rischia sempre d’essere scambiato per qualche altra cosa. Ma l’obiettivo è chiaro per tutti, la Regione Basilicata vuole spendere denaro pubblico per l’arte, è giusto che si vada con i piedi di piombo, ma “quanto” piombo, questo ci sarà pure qualcuno che dovrà deciderlo, e ci sarà pure qualcuno in grado di fonderlo questo piombo e farlo diventare concreta possibilità di operare per quei gruppi di artisti-organizzatori e organizzatori puri che vogliono mettersi in campo.

    Matera ci saluta con la sua solita bellezza. Una giornata produttiva nella misura in cui la conoscenza di realtà altre e le discussioni tra noi sempre un po’, diciamo, complesse, conducano in positivo verso una “basilicatadellarte”, verso la casa o le case di tutti i creativi lucani.
    Noi di Art factory Basilicata ci saremo per collaborare con tutti, per sfidare noi stessi, per sfidare in una sana competizione quanti come noi vorranno cimentarsi nella difficile azione di gestire grandi spazi in maniera produttiva. Il nostro progetto, presentato ormai da due anni per usufruire dei fondi del Patto con i Giovani, è una realtà ufficialmente depositata agli atti, ma soprattutto è depositata nelle nostre volontà, nei nostri desideri, nelle nostre passioni. Chiediamo che con gli altri, certo non contro gli altri, si discuta sul nostro progetto, se ne intenda il concept e la concreta praticabilità. Qualcuno del gruppo di Visioni Urbane ci ha chiesto di farlo sognare, noi rispondiamo che i sogni li abbiamo tradotti in progetto. Questo vuol dire aver abbandonato i sogni? Non è questa la nostra lettura, per riuscire a realizzare il progetto di Art Factory bisogna avere tanta capacità di sognare, tanto entusiasmo e slancio. Noi riteniamo di avere energie sufficienti, speriamo solo che la realtà non riesca a spegnerci!

    Per le immagini, che sono parte fondamentale del testo vi rimando al mio blog http:/paroladidonna.blogspot.com, solo perché qui è impossibile postarle, almeno credo.

    Vi ringrazio per l’eventuale attenzione, per le
    risposte positive come per le critiche, che spero solo siano costruttive.
    Lorenza Colicigno

    By Lorenza Colicigno on Feb 13, 2008

  6. Io non condivido al 100% la delusione di Alberto. Quella che può sembrare diffidenza/apatia è solo cautela lucana :) e non necessariamente un creativo è tale solo se è capace di tirare fuori un’idea visionaria/grandiosa/originale in 30 minuti scarsi.
    Io sono fiduciosa, ho assistito a moltissime “riunioni” di tutti i generi in vita mia e posso assicurare che il clima che si respirava martedì, la coesione, la capacità di ascoltare e ascoltarsi, l’aspettativa, io non le ho respirate quasi mai. E vedere la sala piena, a fine giornata, e persone che non andavano vi nonostante i tanti impegni imho è merce rara. Almeno qui ;)

    By Ida on Feb 14, 2008

  7. D’accordo con Ida.
    Senza enfasi né in positivo né in negativo, vorrei fare due interventi a freddo, il primo è una riflessione a margine dell’intervento di Alberto, il secondo trae alcuni spunti a partire dal 12.

    Comincio dal primo.
    Non mi meraviglia la reazione di Alberto, così come non mi meraviglia la reazione dei presenti: invito a riflettere sui rispettivi ruoli. Ministero e Regione, improvvisamente, si svegliano e decidono di “scendere” a parlare con le associazioni di una terra lontana (anche per la Regione stessa!!), mettendo a disposizione risorse per realizzare qualcosa di buono. Anzi, non solo qualcosa di buono, ma anche di assolutamente innovativo! Dall’altra parte, le associazioni si sentono partecipi di un processo messo in piedi dal nulla, condividono una fase delicata di costruzione di reciproca fiducia, ci credono sinceramente (anche grazie alle/i bellissime/i Rossella, Alberto, Gabriella, ecc.).
    Bien, tutto bellissimo!
    Però le associazioni non hanno né una ricetta pronta (hanno dei buoni progetti, e ne rivendicano la paternità, ma non è abbastanza), né l’anello al naso. Hanno una storia di relazioni belle ma non sempre facili, come anche da questi dibattiti traspare. L’associazionismo lucano, che Alberto sta conoscendo in questi mesi, ha una lunga storia, fatta da difficoltà quasi sempre legate alla povertà di risorse (non di idee), ma fatta anche da esperienze che sono giustamente considerate best practices a livello nazionale.
    Ora, cosa fare di grandioso e innovativo in spazi da attrezzare ad hoc, non credo che sia un argomento che si possa sviscerare così, en passant, in mezzo pomeriggio. Organizziamo un vero brainstorming (anzi ne servirebbe uno per ogni spazio da attrezzare), facciamo delle vere analisi di mercato (analisi della domanda potenziale, dei concorrenti, dei prodotti ecc.). Ma senza dimenticare la nostra realtà (anzi “le” nostre realtà, come ci faceva notare la ragazza di Melfi). È stato interessante ascoltare le esperienze di OZU e Cittadellarte; per quanto mi riguarda soprattutto la seconda, in quanto è un esempio di come l’arte possa aiutare a fare impresa. Ma non dimentichiamo che i contesti socio-economici e culturali in cui le due esperienze sono nate, sono molto lontani dal nostro.

    Proviamo a capire cosa ci serve davvero, partendo dalle nostre difficoltà quotidiane e dalle reali potenzialità del territorio in cui le risorse di VU dovranno “attecchire” (ogni contenitore dovrà essere “sostenibile” economicamente, vero?).
    Ci servono un minimo di garanzie per la programmazione. Ci serve uno spazio. Ci serve un mercato. Ci serve accompagnamento nello start-up. Ci serve anche fiducia reciproca.

    By Antonio on Feb 14, 2008

  8. Vado al secondo intervento: un piccolo e disordinato punto elenco di riflessioni, a margine di quello che ho sentito martedì.

    - È importante la dimensione socio-culturale e il ruolo che ha la formazione dei ragazzi (e quindi l’impegno che le associazioni riversano nell’educazione “culturale” dei giovani). È un valore per la società (perché la cultura nelle sue varie forme aiuta a vivere meglio) e, come diceva uno dei presenti, alla lunga può contribuire a creare quel mercato che serve alle associazioni per finanziare le proprie attività culturali (il pubblico pagante).

    - Potrebbe essere utile una sorta di coordinamento “temporale” degli eventi, per lo meno organizzato per macro-zone, in modo da organizzare anche una forma di promozione territoriale basata sull’offerta di eventi.

    - Sono scettico sul comitato di saggi, come ho già detto di persona, ma sono a favore di relazioni stabili con grandi personalità, costruite su singoli progetti di qualità (residenzialità, scambi, tutoring, ecc.).

    - Le infrastrutture dovrebbero servire da volano di sviluppo del territorio, non tanto e non solo da “strutture di accoglienza” della “dotazione di creatività” esistente (sto scoprendo l’acqua calda).

    - Ogni infrastruttura dovrebbe essere accompagnata da un piano di gestione (analisi di mercato e posizionamento del prodotto, business plan, …).

    - Accompagnamento nello start up?? Formazione?? Mobilitiamo super FSE??? Pepi, Idaaaa!!!
    Basta, madò io mi rovino, tengo da lavorare!!
    Ciao, bravi, grazie, aspetto con ansia il prox appuntamento, scusate la prolissità.

    By Antonio on Feb 14, 2008

  9. Molto breve: il sequente è l’indirizzo della rete a Parigi che credo sia molto buona, funzionante, efficiente (ne ho conosciuto alcuni personaggi e luoghi).

    http://www.actesif.com/

    By Katharina on Feb 14, 2008

  10. Io ho un’idea diversa per quel che riguarda la gestione di uno spazio creativo.
    Per necessità di sintesi, ritengo auspicabile sviluppare una grande idea di impatto culturale dirompente e forte, visionaria, unificatrice delle diverse istanze culturali, ispiratrice, che funga da catalizzatore delle creatività presenti, da declinare nello spazio creativo.

    Lo spazio lo concepisco prima come il luogo delle idee, e poi come un luogo funzionale allo svolgimento delle attività associative. All’idea di forte impatto culturale, seguirebbero le nostre proposte elaborate in coerenza con l’idea, da rendere competitive e che verrebbero selezionate in modo naturale, in base ad alcuni punti di forza evidenti e imprescindibili dal punto di vista del marketing territoriale, culturale, turistico e del posizionamento che si intende avere sul mercato, in coerenza con la visione e la strategia da attuare relativa all’idea del progetto culturale.

    La visione e la strategia devono essere pensate e definite da una Direzione Artistica da affidare a grandi professionisti del mondo della comunicazione e delle arti, riconosciuti sul mercato internazionale, con grande competenza e con un’immagine forte che funga da attrattore per l’acquisizione del consenso. (Vedi effetto Pistoletto) . La presenza di talenti riconosciuti a livello internazionale consentirebbe di avere grandi professionisti con competenze distinte, stimoli alti, di confrontarci con realtà molto più evolute rispetto alla nostra, di farci uscire dal mondo della lucanità per gettarci nel mondo della contemporaneità globalizzata o glocalizzata.

    La direzione artistica non deve essere necessariamente permanente, anzi se gli interlocutori potessero cambiare nel tempo, sarebbe costruttivo per produrre nuova linfa, nuova creatività e nuove ispirazioni da far confluire nel progetto. (Molto più difficile).

    Dall’idea di base, andrebbe costruito un marketing/business plan con un cronogramma temporale di 5/8 anni. I prodotti/servizi offerti sul mercato culturale (programma delle singole associazioni) dovrebbero essere declinaìti in eventi macro e micro, gestiti dalla singole associazioni.
    E dovrebbero essere contraddistinti da diversi punti di forza: forte identità, riconoscibilità, internazionalità, unicità, sostenibilità, innovazione e altro.

    Il progetto culturale complessivo, come unico grande prodotto culturale,(Biennale delle Arti, Festival delle arti) potrebbe essere proposto ai potenziali sponsor istituzionali e privati, sul mercato nazionale e internazionale, a potenziali aziende partner che apportino contributi in termini di competenze e creatività.

    Il nucleo manageriale che gestirebbe l’idea e il progetto dovrebbe impegnarsi nelle attività di acquisizione sponsorship, gestione delle relazioni pubbliche, vendita del progetto per acquisizione del consenso, e quindi per la sostenibilità, in collaborazione con le figure che si occupano di questo nelle singole associazioni.

    Gli spazi sarebbero usati per la progettazione, per attività di laboratorio, sperimentazione, ospitalità eventi, produzione e vendita, residenza e ristorazione. Management, amministrazione, marketing/comunicazione.

    Detto questo, spero ci sia la possibilità, attraverso le risorse nazionali e regionali allocate per questo progetto, di finanziare anche e soprattutto le idee, i progetti, i sogni, per farci davvero volare in alto.

    Parlando di sogni e di voli, vi consiglio di vedere questo filmato realizzato da Cinefabrica per Viaggi di architettura: Immobile con le ali. http://www.youtube.com/swf/l.swf?video_id=mq65OuvP8Us&rel=1&eurl=&iurl=http%3A//i.ytimg.com/vi/mq65OuvP8Us/default.jpg&t=OEgsToPDskKRSwl4o3l0KRUlNN9e77f3&

    By Mariateresa on Feb 15, 2008

  11. we have a dream.
    Immaginiamo spazi creativi dislocati in tutto il territorio in punti strategici dove più viva e in fermento è l’iniziativa creativa. Spazi dislocati ma in rete, spazi polifunzionali dove poter ospitare le attività di varie discipline artistiche e di comunicazione. Io non riesco ad immaginare questi spazi in astratto, per questo cito due esempi di spazi possibili nel mio paese. Il primo è un vecchio cinema abbandonato da una decina di anni. Non è grandissimo, ma potrebbe diventare un laboratorio di sperimentazione teatrale e cinematografica per compagnie e filmmakers giovani. A Matera ne abbiamo parlato con i ragazzi di Ozu, che ci hanno suggerito di contattare un regista famoso per realizzare un documentario sulla storia del cinema e pubblicizzarlo (oltre che sensibilizzare i locali in merito al recupero della struttura). Problema: è di un privato (che però è disposto a venderlo)!!!

    Secondo esempio: sempre a Senise esiste una struttura molto grande (sempre nel cuore del centro abitato), che fino ad un paio di anni fa ospitava i locali del consorzio agrario. Ha un ampio spazio anche esternamente, non vi so dire esattamente quanti metri quadrati possa essere ma è molto grande..Se volete vi faccio avere alcune foto.

    Ecco: noi immaginiamo una nuova vita per strutture del genere, luoghi come quello di Ozu gestito però non direttamente dagli artisti ma da chi fa attività di “coordinamento”. Agli artisti dovrebbe essere chiesto di utilizzare i luoghi per le prove, per la creazione delle loro opere a 360 gradi.Immaginiamo scuole di danza e di musica all’interno di questi spazi, ognuno nel proprio territorio di riferimento (per una questione di comodità) ma contaminandosi periodicamente anche con gli artisti degli altri luoghi lucani e non. E poi con la messa in opera di performance pubbliche a pagamento, che dovrebbero contrinuire economicamente a mantenere in piedi la struttura. Il problema della cultura in basilicata 8e non solo qui) è che a volte i sacrifici e le passioni non vengono consacrati dall’esistenza di un luogo fisico..di un moderno tempio dove ci si possa rivolgere qualora si voglia intraprendere una carriera artistica. Gli spoazi creativi di visioni urbane, nel lungo periodo, dovrebber servire proprio a dare un luogo ai tanti che decidono di fare questo. In questa fase immaginare è difficile, perchè si rischia di essere o troppo vaghi o troppo precisi…Noi abbiamo cercato di spiegare le ali cercando sempre di guardare in basso verso le planimetrie delle nostre città (e paesi).
    a presto

    By Agoraut on Feb 15, 2008

  12. a proposito di spazi abbandonati che potrebbero
    diventare laboratori creativi:

    http://www.lasiritide.it/Convegni/Cinema_santa_lucia_promo.htm

    By AGORAUT on Feb 16, 2008

  13. E’ inutile che Alberto si lamenti, il metodo usato è stato completamente SBAGLIATO.
    Ci si è equivocati e incartati su un punto:
    nei due esempi proposti (ozu e pistoletto), la “visione” viene da un gruppo ristretto di persone, o addirittura da una sola persona, come è NORMALE che sia.
    INVECE la domanda generica posta alla platea “che fareste voi…” è stata intesa: “cosa fareste voi, tutti insieme”, ed ha scaturito risposte che guardavano a come coabitare tutti in un solo spazio, invece di quale “progetto pazzo e creativo” ognuno avesse in mente, a prescindere se si includeva tutti o meno. E non poteva che essere intesa così quella domanda, in un contesto dove si viene invitati tutti e si presume nessuno debba essere escluso. Pertanto, invece di avere risposte su come creare qualcosa di nuovo, col metodo che seguite, avrete solo risposte su come mettere insieme realtà diverse (e infatti queste risposte avete avuto).
    Mettere d’accordo e includere in un progetto tutte le persone presenti è IMPOSSIBILE e si riduce a condividere una fotocopiatrice.
    Dovete dire, per ottenere le risposte che cercate: “GLI SPAZI NUOVI SERVIRANNO AD UN PROGETTO NUOVO E INNOVATIVO, NON AD AVERE PIU’SPAZI PER QUELLO CHE GIA’ SI FA. NON DOBBIAMO CAPIRE COME SCHIAFFARE VECCHI CONTENUTI IN UN NUOVO CONTENITORE, MA CREARE UN NUOVO CONTENUTO, VISIONARIO E ALTO. ABBIAMO INVITATO VOI CREATIVI PERCHE’ POTETE ESSERE IN GRADO DI AVERE IDEE ORIGINALI, NON PERCHE’DOBBIAMO DARVI UNO SPAZIO IN PIU’DOVE FARE QUELLO CHE GIA’FATE.”
    Dite questo, date qualche giorno per pensare, e sarete sorpresi di quante idee e progetti giaccioni nei cassetti della Lucania.

    By Francesco Foschino on Feb 18, 2008

  14. Ho letto con molto interesse del MUSEIDON - fondazione privata, inserita in un distretto culturale in Trentino Alto Adige.

    Svolge tutte le funzioni possibili lagate alla creatività, con un respiro internazionale e con grandi protagonisti.

    http://www.museion.it/#museion&0&it

    Per saperne di più sulle modalità organizzative e le collaborazioni con gli interpreti della scena creativa, c’è un untero servizio su D Repubblica di sabato scorso (16 febbraio).

    By Mariateresa on Feb 18, 2008

  15. Per Francesco e tutti:

    siccome ho anch’io qualche esperienza di creativo, non mi sogno neanche di proporre le ammucchiate: “tutti insieme” è una frase che non mi avete mai sentito pronunciare in merito a operazioni culturali. Mi avete invece sentito pronunciare le espressioni “sostenibilità economica” e “tasso di utilizzo della capacità produttiva”, che vogliono dire che uno spazio costa X all’anno per il solo fatto di esistere, di venire riscaldato etc., sia che lo si usi per un evento annuale sia che lo si usi per i 1050 eventi all’anno di The Junction. E’ evidente che nel primo caso quell’evento avrà un costo astronomico, perché su di esso sarà appoggiato l’intero costo dello spazio.

    Conclusione: vi chiediamo di proporre delle idee di profilo alto e con un orizzonte di sostenibilità. Ce la fate da soli? Bravissimi, chapeau. Da soli non ce la fate? Proporrei di guardarvi intorno per vedere se potete “dividere le spese” (e, hai visto mai., qualche forma di strategia culturale) con qualcun altro. Non con tutti e obbligatoriamente, ma con qualcuno e facoltativamente. Fermo restando l’orizzonte della sostenibilità.

    By Alberto on Feb 18, 2008

  16. Albè, non ho detto che le hai proposte.
    Ho detto che è stato recepito come se le avessi proposte. Il che, per gli esiti finali, si equivale.

    By Francesco Foschino on Feb 19, 2008

  17. Volevo solo sgombrare il campo dall’equivoco. E’ sgombro? :-)

    By Alberto on Feb 19, 2008

  18. sgombrissimo! Come uno spazio vuoto da riempire!
    :D ;)

    By Francesco Foschino on Feb 19, 2008

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