Spazi per la creatività: un quadro di insieme

Tuesday, 11 March , 2008 – 21:24

Foglio Bianco (Silvio Giordano)

Leggendo le idee-progetto e collegandole con le cose che ho visto e sentito in questi mesi, mi sembra di vedere alcune tendenze generali: sensibilità e interessi che superano la sfera del singolo creativo o della singola associazione per diventare - almeno in potenza - linee di lavoro condivise. Questo mi interessa, perché - come ci siamo detti - ha senso che gli spazi che la Regione vuole realizzare siano “campi base” usati e attraversati da più creativi, in grado di collaborare, competere, ispirarsi a vicenda. Mi viene da pensare che forse gli spazi dovrebbero essere polifunzionali ma tematici, luoghi cioè in cui si muovono creativi che si esprimono con linguaggi diversi ma che condividono interessi e strategie culturali. Quindi uno spazio, per come comincio a vederla io, fa due cose: (1) funziona da infrastruttura per ospitare e rendere visibili le attività che già fate, e (2) sollecita un po’ di ricerca e sviluppo in direzioni di interesse comune.

Provo a raccontarvi le tendenze generali che vedo.

La prima si potrebbe chiamare - in omaggio al nostro amico Sterling - la cava tecnologica. Il miscuglio tutto italiano di pietre antiche e funzioni moderne ha in Basilicata una sua specificità. Fare reagire i luoghi antichissimi della Lucania con attività culturali moderne e perfino trendy ha prodotto risultati molto interessanti (penso per esempio alle marching bands in giro per i Sassi di Matera durante Gezziamoci 2007), e proprio la grande attenzione al territorio è una caratteristica che accomuna molti di voi. L’Onyx propone una grotta ipogea: se ci aggiungiamo tecnologia moderna (e immateriale: pensate, per esempio, ad una segnaletica elettronica che conduca ad uno spazio creativo passando magari dai cellulari via Bluetooth) abbiamo un oggetto di grande fascino, che può ispirare nuovi e interessanti prodotti culturali. Lo stesso concetto viene proposto da Generazione Zero. Ovviamente questa tendenza si associa particolarmente bene a Matera, e in particolare ai suoi Sassi, dove un singolo spazio si può raccordare alla città in generale, come sembra suggerire Blueson con la sua articolazione in viali e piazze dello spazio creativo.

La seconda tendenza si potrebbe chiamare reinventare il futuro. Il patrimonio storico e artistico della Basilicata - e dell’Italia, del resto - è una meravigliosa risorsa, ma è anche un peso. Molti creativi si ribellano all’idea di essere condannati a proseguire nel solco tracciato dai padri, per quanto grandi essi siano stati: le nuove generazioni vogliono fare cose nuove. Mi sembra di rintracciare questa voglia di aria fresca nel lavoro di molti artisti, soprattutto potentini - penso al lavoro con grafica e video di Silvio Giordano (a proposito, grazie dell’illustrazione che accompagna questo post) e Michele Santarsiere, all’attitudine “londinese” (loro direbbero “bolognese“!) di Amnesiac o alle mostre in Second Life di Elisa Laraia. Potenza, senza Sassi ma con molta voglia di riscatto (e molti bloggers!), sembra effettivamente un buon luogo da cui partire per questa missione (il sogno di Art’s Factory parla addirittura di arte digitale…)

Fermenti interessanti vengono poi da quell’area di confine dove le performing arts incontrano l’inclusione sociale, e addirittura il welfare. Persone con problemi di disagio psichico recitano Don Chisciotte, laboratori teatrali coinvolgono bambini e anziani: questi soggetti diventano protagonisti, e sprigionano emozioni nuove. L’arte tocca il disagio, e ne viene trasformata; e allo stesso tempo produce inclusione e ruolo, in una regione (scriveva Mariangela) piena di centri sociali e centri anziani che rimangono vuoti e inutili (oltre che in esperienze artistiche precedenti - per esempio questo progetto di Abito in Scena - se ne trova traccia nel sogno de L’albero di Minerva e in quello di Mapart, Cinefabrica e altri). Ho in mente, quindi, che si potrebbe lavorare nella direzione di un’arte inclusiva, non nel segno del buonismo ma in quello della ricerca artistica. Inutile dire che questa direzione di lavoro ha mercato: se la cultura vale (economicamente) 1 il welfare vale 100.

Quello delle radici mi sembra un altro tema forte e condiviso da artisti molto diversi, dalla piccola ma combattiva scena che fa musica popolare (soprattutto nel Pollino con le famose zampogne di cui ci parla Nicola Scaldaferri) a Ulderico Pesce e alla sua insistenza sulla storia e le tradizioni locali, ma anche a operazioni “ricombinanti” tra tradizione e innovazione come quella dei Krikka Reggae cari a Multietnica. Questa linea di lavoro mi sembra si presti particolarmente bene ad alimentare operazioni di marketing territoriale: raccontare il territorio partendo dalle sue tradizioni, che per voi sono ovvie ma per un australiano sono nuove e eccitanti.

L’ultimo tema che vedo è quello della Basilicata nel mondo e del mondo in Basilicata. I lucani hanno emigrato, e ancora emigrano: alcuni di loro sono diventati artisti (mi viene in mente il famoso video con Francis Ford Coppola). Come vedono il mondo? Come vedono, se la vedono, la Basilicata? La loro arte parla a chi oggi in Basilicata ci vive? Contestualmente, alcuni artisti non lucani vengono in Basilicata - in questi anni soprattutto cineasti - e anche loro raccontano il vostro territorio. Queste ragnatele di rapporti tra la Basilicata e il mondo possono essere messe a valore sia dal punto di vista (perché generano prodotti culturali e stimoli per fare altri prodotti culturali, all’infinito) che dal punto di vista del mercato (perché hanno il potenziale per mescolare pubblici, proponendo A al pubblico di B). Mi sembra di riconoscere tracce di questi ragionamenti nel visionario TIR di Identità Lucana e soprattutto nella strategia di rete di Allelammie.

In conclusione: la cava tecnologica, reinventare il futuro, arte inclusiva, radici, Basilicata nel mondo/mondo in Basilicata potrebbero essere cinque temi da sviluppare per costruire alcuni nuovi prodotti culturali destinati a irrobustire la strategia culturale del territorio lucano negli anni a venire. Ho in mente una rete di spazi che, oltre a fare da “hardware creativo” per le cose che già fate, aggreghino le intelligenze e promuovano un po’ di ricerca a partire da questi temi (magari per poi sconfinare anche di parecchio, per fortuna le idee non stanno ferme!). La famosa sostenibilità di mercato di cui tanto si è parlato si rinforzerebbe così dal lato dei costi, nel costruire spazi in cui molti creativi diversi possono lavorare: più cose avvengono nello stesso spazio, più scende il loro costo unitario. E anche - ancora più importante - dal lato dei ricavi: su queste linee si possono provare a costruire prodotti culturali vendibili su qualche tipo di mercato.

Se siamo grosso modo d’accordo su questa impostazione, la nostra idea sarebbe quella di fare un ciclo di due-tre laboratori di progettazione, con la solita formula (noi più qualche esperto esterno) in cui provare a mettere giù delle idee di prodotti concreti da sviluppare. Queste idee potrebbero diventare progetti, su cui la Regione potrebbe avere voglia di investire già nel 2008 - prima che gli spazi fisici siano pronti - in modo da irrobustire la vostra capacità di fare prodotti in vista della consegna degli spazi stessi.

Che ne dite? Sto delirando?

  1. 16 Responses to “Spazi per la creatività: un quadro di insieme”

  2. grande alberto!

    By Antonio on Mar 11, 2008

  3. Ciao Alberto, il tuo lavoro di sintesi è davvero utile.
    Aver individuato dei macro-temi siginficativi che possano collettare l’azione delle singole realtà e trasformarle in network di lavoro credo sia una strada interessante.
    Per gli incontri? Va bene: a questo punto, però, suppongo dopo Pasqua.
    ;)

    By Max on Mar 12, 2008

  4. Comunque veramente molto bella l’immagine di questo post!! Penso a Mostar….
    ;)

    By Max on Mar 12, 2008

  5. Volevo segnalare quella che è tutto tranne che una casualità: a proposito del “visionario Tir” di Identità Lucana, Allelammie/Lucania Film Festival /Namavista Film hanno realizzato i 5 spot promozionali del progetto Basilicataintir 2007 (visionabili al link: http://www.basilicataintir.it/index.php?option=com_content&task=view&id=46&Itemid=74).
    Inoltre, parte del cluster culturale che fa capo ad Allelammie (Namavista Film e Spintadesign), quest’anno curerà la supervisione artistica della seconda edizione di Basilicataintir, nel solco di un stretta collaborazione tra le due realtà che da quasi due anni fanno pezzi di strada (sempre più importanti) insieme.

    ;)

    By Max on Mar 12, 2008

  6. bene dopo diversi mesi di Visioni ,incontri ,scritte ,parolone e sussurri siamo in vista del traguardo.
    Anche se non è ancora chiaro dove e come sarà se ne sente l’odore e pare buono.
    A parte i sofismi visionari condivido l’analisi di Alberto nella divisione in grandi temi è inutile ed insostenibile sviluppare tutti lo stesso tema nello stesso posto.
    Tuttavia non è ancora emersa una vera volontà di scambiare e collaborare tra gli attori di questa Visione ,quando e se ci saranno degli spazi da animare non credo saranno utili nè le primedonne nè la filosofia onemanband.
    Punterei per i prossimi incontri a sviluppare le collaborazioni tra noi a mixare le esperienze e creare una vera rete di base da cui far decollare i nostri progetti.
    Avanti tutta a dritta!!!!!!!

    By marcello on Mar 14, 2008

  7. La prima impressione
    Ci sembra che l’intento di trovare il fil rouge che unisca i vari “sogni” porti ad una forzatura. Sì, il tentativo è apprezzabile e, secondo quanto ci si è detto dal primo momento, necessario. Al momento riusciamo però ad apprezzare l’esercizio stilistico piuttosto che le linee programmatiche. Le intravediamo, non riusciamo a toccarle. È un nostro limite. Da questo labirinto di idee, Alberto&glialtri hanno imboccato un percorso abbastanza salomonico, sbirciando in ogni angolo, anche nei vicoli ciechi, prima della via d’uscita. Va dato loro atto di questo. Non si discute il merito, ovviamente, ma il metodo. Troppo inclusivo, troppo facile, a nostro avviso, fino a questo punto.

    La seconda impressione
    Va data fiducia al team. Da parte nostra, che sicuramente né vogliamo né possiamo muovere pedine diverse, Visioni Urbane rappresenta una porta d’accesso al progetto cui stiamo lavorando. Un progetto a cui crediamo: se potesse usufruire della fiduciosa spinta di questa misura del patto con i giovani, sarebbe fantastico; altrimenti amen, cercheremo e troveremo altre strade, altre opportunità per farlo partire dai blocchi prima che sia in grado di correre con le proprie forze. Un sogno/progetto cui oggi crediamo ancora di più: ha assorbito - ci teniamo a dirlo - gli spunti suggeriti dai workshop di VU, si è trasformato, si è plasmato, si è arricchito e nel contempo amputato, è diventato più forte. Per questo, a prescindere: grazie. È il nostro primo grazie, piove dopo tanta acqua critica, ne precede altra: non corriamo il rischio di un’accusa di piaggeria.

    L’asticella
    Quale idea, quale sogno, quale progetto? Al momento tutti abbiamo espresso solo in parte, con un abstract ristretto: motivi di spazio e, forse, un accenno di paura. Noi chiediamo al team di alzare l’asticella. È il momento. Spremeteci, vedete se c’è polpa dietro quelle dieci righe, se ci sono davvero le idee, le risorse, le potenzialità. Le VISIONI. Stabilite una misura minima da superare nel salto: l’accesso è stato virale e universale, adesso bisogna avere le gambe per qualificarsi. Altrimenti ne risente tutta la squadra. Dopo accorpateci pure in base ad attitudini e “interessi e strategie culturali” comuni. Mettete sotto sforzo il cuore della squadra e controllatene i battiti. Assicuratevi quindi che a trarne benefici siano tutti. Tutti. Anche quelli esclusi al primo giro.

    By Giancarlo Riviezzi on Mar 14, 2008

  8. Hmmm… @Giancarlo e Marcello, vediamo se ho capito. Ci state dicendo: tutto molto bello, ma mettete un filtro in ingresso che ci eviti di trovarci in alleanze di soggetti creativi che non hanno una vera motivazione a condividere percorsi (”l’asticella” di Giancarlo). Ho capito bene?

    By Alberto on Mar 15, 2008

  9. In estrema sintesi direi di sì. Piazzare l’asticella ad un livello più alto in modo da non trascinare, nella fase gestionale e di progettazione:
    1. soggetti che non hanno motivazione e voglia di correre;
    2. soggetti che non ci mettono l’impegno sufficiente;
    3. soggetti che non ci “credono” abbastanza;
    4. soggetti che non hanno le capacità, o meglio che non sono portati per questo tipo di attività;
    5. soggetti le cui idee non rientrano in Visioni Urbane.

    Come? Nell’unico modo possibile: confrontandosi sulle idee e sui progetti, entrando nel dettaglio, mettendoli e mettendovi sotto sforzo, lavorando.

    Resta inteso:
    - che poi potremmo essere noi quelli a non riuscire a saltare, e andrebbe bene lo stesso. L’importante è capirlo, saperlo. Visioni Urbane non è l’unico dei mondi possibili.
    - si parla della fase di progettazione e gestione degli spazi creativi, di cui dovranno poter usufruire tutti gli esclusi al primo giro e anche quelli che non hanno nemmeno partecipato.

    By Giancarlo Riviezzi on Mar 15, 2008

  10. Concordo su qualche punto dell’analisi di Giancarlo tipo sulla necessità di fare un’altro passo in avanti nella messa in rete e condivisione dei nostri progetti.
    Nello stesso tempo mi rivedo in una citazione che ultimamente molti usano e pochi praticano:
    se corri da solo vai più veloce
    se corri con gli altri vai più lontano

    By marcello on Mar 15, 2008

  11. Io apprezzo moltissimo gli sforzi fatti da tutti noi considerando che il progetto, nel suo insieme, è una sperimentazione, quindi non può essere realizzato tenendo conto di esempi e/o buone pratiche da seguire. E non si può dimenticare la presenza di barriere che dividono il mondo dell’associazionismo culturale locale, barriere che ad oggi, grazie a visioni urbane, sono in parte abbattute. L’analisi e la sintesi effettuate, dopo mesi di riflessioni e incontri, per lo meno tracciano un possibile percorso sulla via dello sviluppo dell’offerta culturale possibile e condivisa. Il processo di selezione, come la storia vuole e insegna, probabilmente sarà naturale e si alimenterà di progetti di qualità, possibilmente forti, che attingono linfa magari l’uno dall’altro. E’ un processo dal quale possiamo imparare molto, cercando punti di convergenza e valorizzando quelli di divergenza presenti tra noi. L’idea di progettare per mettere a punto dei prodotti culturali potrebbe essere l’occasione vera per fare anche un grande salto di qualità e per costituire un vero gruppo di lavoro basato su competenze distintive, con idee e sogni realizzabili e sostenibili. Saremo più lenti, ma arriveremo sani e andremo lontano. Si spera. Quindi rimbocchiamoci le maniche e partiamo.

    By Mariateresa on Mar 15, 2008

  12. Scusate, e mi rivolgo al team di Visioni Urbane per una risposta: ma esistono dei tempi da rispettare per presentare una progettazione condivisa oppure non c’è una scadenza, quindi si potrà aspettare una selezione naturale?
    No, perché quest’elogio della lentezza mi potrebbe stare anche bene, l’importante è saperlo.

    Fuggiamo dalle generalizzazioni e dai luoghi comuni: le cose possono essere talvolta fatte anche “velocemente” (sono otto mesi che ci “lavoriamo”) e bene, se c’è la volontà, la preparazione, le idee e il sudore. Anzi, non di rado la prontezza risulta un fattore determinante per un eventuale vantaggio competitivo, fermo restando che l’orizzonte temporale per riscontrare dei benefici nel nostro caso è almeno di medio periodo.
    Ma queste sono considerazioni personali, che lasciano il tempo che trovano se non c’è un limite cronologico al progetto e alla presentazione di proposte. Mi era parso di capire, correggetemi se sbaglio, che la linea di arrivo non era nemmeno così distante.

    By Giancarlo Riviezzi on Mar 15, 2008

  13. Cari tutti, buongiorno, non avevamo dubbi che VU ci avrebbe aiutato a guardare alla nostra realtà con quel tanto di chiarezza in più che viene dal confronto, dall’obbligo a ridiscutere e a valutare più attentamente il proprio progetto o sogno che sia, in effetti le nostre scelte di vita, perché di questo si tratta, e credo che ormai il team di VU l’abbia ben compreso. Per quanto si sia avuto modo di riflettere, noi di Art Factory Basilicata rimaniamo convinti che i nostri progetti (sia quello depositato presso la Regione, Patto per i giovani, ormai da qualche anno, sia il sogno-progetto inviato recentemente - ma pensato almeno tre anni fa - in sommario) siano realizzabili, culturalmente, strumentalmente e finanziariamente sostenibili nel contesto culturale lucano ed oltre. Ci teniamo a chiarire che questo non è un sogno, è una convinzione, che aspetta, ovviamente, d’essere messa alla prova. Questa convinzione ha il suo punto forte nel fatto che Art Factory è già un soggetto multiplo, risultato di un lavoro di confronto e di collaborazione pregresso tra 5 Associazioni, che ha in sé artisti ed organizzatori, che ha competenze relative a tutti i linguaggi artistici, che ha collegamenti nazionali e internazionali.

    Riconosciamo a VU l’impegno a scoprire e a definire i lineamenti dello scenario lucano, che forse inizialmente avevano dei dubbi esistesse; non si spiegherebbe diversamente la definizione da parte del gruppo VU di una sorta di skyline in cui ci sembra di riconoscere abbastanza del profilo della realtà lucana in generale e della nostra, in particolare, nella tendenza a “reinventare il futuro”. In effetti, noi Potentini, ma questo atteggiamento riguarda molta parte della Basilicata, sappiamo che per dare valore al nostro passato, non possiamo fare altro che costruire un futuro da consegnare alle prossime generazioni.

    Noi abbiamo creduto fin dall’inizio alla serietà del vostro/nostro lavoro, non vi avremmo partecipato con tanta puntualità; se abbiamo avuto delle perplessità queste hanno riguardato la sensazione di una certa difficoltà a trovare (ma può essere stato un nostro problema) il nesso tra l’impegno che ci veniva richiesto da VU e l’obiettivo che avevamo chiarissimo fin dall’inizio, quello, appunto, di “concorrere” alla possibilità di gestire grandi spazi per la creatività in Basilicata.

    Crediamo che si siano configurate delle affinità che potrebbero saldarsi nel concreto della realizzazione dei progetti e della gestione degli spazi, senza forzature, tuttavia; non escluderemmo l’opportunità di far incontrare per questo i gruppi che hanno finora manifestato idee-progetto o sogni comuni. Queste occasioni di confronto potrebbero verificarsi anche oltre VU, non per escludere, ma per capire quanto sia cambiato (senza la presenza di tutors) nelle nostre relazioni, se siano cresciute le volontà di scambio, nonché di sintesi, o si siano definitivamente logorate nel concreto del confronto e della competizione.

    Pienamente d’accordo con Giancarlo, quando chiede di alzare l’asticella, pienamente d’accordo che, al di là di tutti i laboratori possibili, che certamente ci serviranno per affinare le nostre competenze e costruircene di altre, occorra ora trovare delle occasioni di analisi più diretta dei nostri progetti, come chiedeva Silvio Giordano del resto, è oggi il momento di passarci ai raggi x, con interviste mirate, con ogni altra forma di analisi utile a determinare quali realtà possano garantire un uso produttivo dei fondi regionali.

    Questo il nostro contributo, risultato di un confronto tra noi di Art Factory che ha determinato anche una pausa nella partecipazione al blog.

    Noi siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità, come a collaborare con gli altri; continueremo a partercipare a VU con convinzione, ma chiediamo che VU diventi concretamente un ponte verso la realizzazione di un “presente” della creatività lucana, ma oggi, perché,
    e citiamo Lorenza Colicigno del primo incontro, i nostri giovani sono oggi giovani e motivati, e meritano che al più presto possano confermare qui, in Basilicata, le ragioni di un impegno per l’arte, che col tempo potrebbe finire per logorare e logorarsi.

    E’ un rischio che non possiamo correre, e a questo punto speriamo davvero che VU, avendo ora conosciuto meglio questo scenario lucano, possa svolgere il ruolo di “aiutante” in questa che è una “storia” vera.

    Art Factory Basilicata
    Opera Prima
    Orfeo Hotel contemporary art project
    Cartoons
    La Luna al Guinzaglio
    Feedback

    By Art Factory Basilicata on Mar 15, 2008

  14. Il treno delle Fal trasporta in ritardo anche la mia riflessione.
    Credo prima di tutto di dover sottolineare il merito e la capacità che hanno avuto i nostri “osservatori speciali”, quelli venuti da lontano e quelli vicini, che hanno saputo parlare la nostra lingua (o comprenderla sarebbe più corretto? ;)). Il progetto Visioni Urbane, questo blog, la possibilità di dire la nostra, di sognare, sono una grandissima possibilità di dialogo e scoperta, nonché di crescita. Quindi grazie.
    Tornando al quadro d’insieme.
    Ho letto e riletto lo schema di Alberto: in effetti le linee guida che lui traccia sono rispondenti alla realtà, a quello che noi stessi abbiamo indicato attraverso le nostre visioni.
    Condivido pienamente la sua interpretazione dello spazio: “Quindi uno spazio, per come comincio a vederla io, fa due cose: (1) funziona da infrastruttura per ospitare e rendere visibili le attività che già fate, e (2) sollecita un po’ di ricerca e sviluppo in direzioni di interesse comune.”
    E’ fondamentale che si parta da ciò che facciamo, da chi siamo, da dove lavoriamo, perché le nostre visioni siano realizzabili e sostenibili. Questi punti di partenza non sono zavorre, né limitazioni al sogno.
    Sono il nostro valore aggiunto, ciò che consentirà ai nostri progetti di calarsi nella realtà e di realizzarsi.
    Allo stesso tempo è indispensabile “lasciare un po’ di noi”, abbandonare vecchie convinzioni o pregiudizi e mettersi insieme con fiducia.
    Per sperimentare, per mettere insieme energie, per lo scambio di idee di cui parlava Katharina (ricordate il discorso della mela ;)?)
    E’ chiaro che ciò che abbiamo espresso in maniera sintetica debba essere rivisto, rielaborato, analizzato e, soprattutto, sviluppato in un progetto complessivo; e che questo processo porterà ad una selezione naturale delle visioni. E’ più che giusto che sia così!
    Un’ultima riflessione. I soldi pubblici devono essere spesi bene. Devono essere investiti in progetti che abbiano uno sviluppo e una durata nel tempo, che non siano cattedrali nel deserto.
    La logica secondo me non deve essere: costruisco il mega teatro che ospiti una volta all’anno il mega concerto. Perché da un anno all’altro il teatro se lo mangiano le tarme.
    Meglio spazi da trasformare, da adeguare, da reinventare, da usare, insomma spazi che ci assomiglino, ma che abbiamo dentro un po’ della follia di questo progetto.
    Molto buona l’idea dei laboratori di progettazione. Aspetto le date.
    Grazie ancora e buona domenica a tutti.
    Mariangela

    By Mariangela on Mar 15, 2008

  15. ciao a tutti,
    al mio sintetico apprezzamento di qualche giorno fa volevo aggiungere un paio di riflessioni.
    mi pare che il quadro tracciato da alberto sia molto stimolante e credo che disegni bene un territorio ricco di iniziative.

    non mi preoccuperei tanto dell’esistenza o meno di un “fil rouge”: diversità e differenze non sempre vanno necessariamente composte. così come la leggo io, è importante che sulla tavolozza ci siano i colori necessari a fare un bel quadro. sono le nostre iniziative che devono poi integrarsi, completarsi e arricchirsi, ma non necessariamente adesso, in una fase in cui abbiamo messo in condivisione i nostri sogni nel cassetto (più o meno evoluti verso qualcosa di simile a un progetto).
    con una dotazione infrastrutturale e con la ricchezza delle idee (attuali e future), l’integrazione penso che possa nascere dalla nostra capacità di pensare e realizzare prodotti culturali insieme, sulla base di specifiche produzioni (non necessariamente, quindi, a partire dai “sogni nel cassetto”, che magari attengono a una sfera identitaria più interna e meno “negoziabile”). - non so se mi rendo conto di quello che dico, a quest’ora della notte non mi capisco neanche io… :(

    una riflessione ancora: forse proverei a spingere di più sull’ict, sulle nuove tecnologie (alberto ha provato a darci degli spunti, ma chissà se riusciamo a andare ancora più a fondo su questo tema).
    è un elemento che dal basso non è emerso molto (non sempre l’associazionismo culturale ha queste competenze e questi interessi). ma probabilmente è quello il punto di maggior valore nel panorama culturale attuale e futuro. coniugare tradizione e tecnologia, cultura e innovazione: potrebbe essere questa la chiave del successo?

    evvai con i laboratori!!! siano belli concreti concreti, mi raccomando. e pensiamo bene a un output!
    ciao buonanotte a tutti e grazie ai visionari urbani!!! sogni d’oro

    By Antonio on Mar 16, 2008

  16. Per quanto ci riguarda siamo d’accordo con:
    Art’s Factory:

    è oggi il momento di passarci ai raggi x, con interviste mirate, con ogni altra forma di analisi utile a determinare quali realtà possano garantire un uso produttivo dei fondi regionali.

    Mariangela:

    I soldi pubblici devono essere spesi bene. Devono essere investiti in progetti che abbiano uno sviluppo e una durata nel tempo, che non siano cattedrali nel deserto.
    La logica secondo me non deve essere: costruisco il mega teatro che ospiti una volta all’anno il mega concerto. Perché da un anno all’altro il teatro se lo mangiano le tarme.
    Meglio spazi da trasformare, da adeguare, da reinventare, da usare, insomma spazi che ci assomiglino, ma che abbiamo dentro un po’ della follia di questo progetto.

    Antonio:

    forse proverei a spingere di più sull’ict, sulle nuove tecnologie. E’ un elemento che dal basso non è emerso molto (non sempre l’associazionismo culturale ha queste competenze e questi interessi), ma probabilmente è quello il punto di maggior valore nel panorama culturale attuale e futuro. coniugare tradizione e tecnologia, cultura e innovazione

    Gli ultimi tre interventi credo procedano in una direzione comune, mirata come dice Antonio ad un output.

    Non siamo d’accordo su: la selezione naturale. Un processo a nostro avviso troppo lento e dispersivo (quando la storia ci insegna che ad andare avanti sovente sono i più furbi e non i più meritevoli). A questo punto, prima di accomodarci o dividerci nei vari tavoli laboratoriali, soprattutto se c’è una tempistica da rispettare, vorremmo che Visioni Urbane piazzasse un’”asticella” in base a quanto scritto in precedenza.

    Auspichiamo: approfondimenti da parte di Visioni Urbane sulla sempre sottolineata (vedi anche slide di Alberto) distinzione tra “organizzatori” e “creativi”.

    By Giancarlo Riviezzi on Mar 16, 2008

  17. Ottima sintesi dei progetti arrivati. Siamo d’accordo però con quanti hanno detto che i progetti devono essere innovativi ma fattibili, visionari ma utili alla creatività del territorio anche e soprattutto nel lungo peridoo. Ci affascina molto il punto: Radici (anche noi veniamo dal Pollino); tradizioni locali come risorsa ma, a volte, anche come un limite se si pensa solo a quello. E allora facciamo in modo che queste tradizioni diventino “spettacolo” (perchè per gli esterni lo sono già) e facciamo in modo che le performace diventino esperienza in contenitori unici veicolati dalle nuove tecnologie, anche se ha ragione Antonio che dal basso si fa fatica a parlarne. Comunque, proponiamo un incontro all’aria aperta, magari questa volta proprio sul Pollino, dove dar vita ad una contaminazione di idee sotto il sole di primavera, con un panino nello zaino e un pò di buon vino…un party ad alta quota..

    By AGORAUT on Mar 16, 2008

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