Cooperare per competere: regole di ingaggio per nuovi soggetti nella comunita’ di Visioni Urbane
1. Abbiamo ricevuto un’altra proposta su Tito da parte delle seguenti associazioni: AMB, FIM Group, Tumbao, Cose di Teatro&Musica, Little Italy. E’ un segno della vitalita’ ed interesse della scena creativa lucana, nella fattispecie di quella potentina.
2. Tuttavia, in questa fase, in cui dobbiamo dare delle indicazioni progettuali univoche alle amministrazioni comunali, la metodologia di lavoro prevede che si costituisca un unico gruppo di lavoro con un referente per ciascun immobile.
Il gruppo di lavoro non è automaticamente il gestore dello spazio; per l’identificazione del gruppo che si prenderà gli oneri e gli onori di gestire lo spazio, è prevista – da convenzione firmata con i Comuni – una procedura di evidenza pubblica, che sarà effettuata in un secondo momento. I più bravi – cioè coloro che sapranno anche cogliere al meglio le opportunità di apprendimento e di analisi offerte dalle azioni di accompagnamento di VU – vinceranno. Mi sembra che le organizzazioni che hanno partecipato al cammino di Visioni Urbane non abbiano paura di una sana competizione (“alzate l’asticella” ce l’avete detto voi!)
3. Pertanto, nella fattispecie di Tito, si è costituito un gruppo di lavoro con un referente che – come abbiamo registrato dal blog e dalla riunione fatta venerdì 27 Marzo scorso – ha mostrato una apertura nei confronti di nuove organizzazioni. Queste, naturalmente, sono le benvenute, come lo sarebbero negli altri quattro gruppi di lavoro: ma – come il resto di noi – devono rispettare le regole di ingaggio di Visioni Urbane, improntate al rispetto reciproco, alla trasparenza informativa (tutte le attività vanno riportate al blog, dove tutti le possono vedere), e all’adesione alle regole di un percorso che abbiamo definito insieme, passo per passo, a partire dall’autunno 2007.
Questo percorso comprende la creazione di spazi laboratorio; la decisione di sviluppare questi spazi insieme alla scena creativa della Basilicata; la scelta di massima trasparenza sostanziata nell’uso del blog; la decisione di rendere gli spazi economicamente sostenibili, e di aprirne l’uso a tutte le associazioni; la scelta dei tematismi; la scelta del modello di governance; l’allocazione del budget tra spazi e azioni di sistema, e all’interno dei singoli spazi e delle singole azioni di sistema: tutte queste sono decisioni prese, ratificate da documenti approvati dalla Giunta regionale e condivisi con il Dipartimento di politiche per lo sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico. E su queste non vorremmo ritornare: va bene la discussione, va malissimo perdere tempo, sia il vostro che il nostro.
4. Giovedì 2 Aprile verrà presentata ai tecnici comunali da parte del gruppo di lavoro referente per lo spazio di Tito una proposta di suddivisione degli spazi unitaria, tanto più che attualmente la proposta delle associazioni citate al punto 1 non presenta differenze sostanziali. Occorrerà ovviamente raffinare tale proposta – come anche quella degli altri immobili – per essere sicuri anche che con le risorse a disposizione si realizzino cose che possano essere finite e utilizzabili pienamente per le attività. Nelle attività successive – siamo solo all’inizio del percorso – avremo modo di analizzarla con il gruppo di lavoro referente e con tutte le associazioni che vorranno partecipare, in uno spirito collaborativo.
Al team regionale e a me personalmente sembra in questo modo di interpretare nel modo giusto la lettera dell’APQ e delle convenzioni Regione – Comuni e lo spirito di Visioni Urbane. Voi che ne dite?









E’ proprio sulla competizione SANA che tutti partecipanti a Visioni Urbane hanno sempre insistito, in particolare sul “rispetto reciproco”, sul rispetto “delle regole che abbiamo insieme definito” e della “trasparenza informativa”. E’ dunque confortante leggere le parole di Rossella che ribadiscono il concetto. Concetto che va esteso a tutto il percorso sin qui portato avanti, un cammino di due anni su cui è giusto non ritornare, ma è altrettanto giusto non dimenticare.
La scena creativa, per sua stessa definizione, ha una sola forza: quella delle idee. Idee che sono state pubblicate su queste pagine, in cui è possibile leggere altresì la fatica dell’elaborazione per restare nei tempi man mano prospettati. Idee che sono spesso anche la definizione precisa di percorsi precedenti (penso al Tilt di Pisticci, a Casa Cava di Matera) su cui persone hanno investito del tempo e a cui adesso è stato chiesto dare evidenza anche tecnica (planimetrie, preventivi, etc.). Che siamo ben lieti di pubblicare, ancora una volta, qui.
Chiedete se abbiamo fiducia in voi. Sì, molta, ve la siete guadagnata in questi due anni.
Non ci chiedete, però, di avere fiducia degli altri. Nelle istituzioni, negli enti, nei tecnici, nei ruoli che cambiano, nella burocrazia. Negli altri. Non ancora, non le conosciamo. Noi abbiamo fiducia nelle persone, in quelle che se la conquistano giorno per giorno.
Le modalità anche indiscriminate di inclusione, che nel caso specifico (ringrazio Rossella per averlo notato e rimarcato) abbiamo applicato ad occhi chiusi, potrebbero portare a covare serpi in grambo. Regole di ingaggio, ok, ma anche regole di esclusione. E qualcuno che si prenda la responsabilità. Soprattutto se si va verso una “procedura ad evidenza pubblica” in cui “vinceranno i più bravi”. Una gara, insomma. Se non di deve “aver paura della competizione” è giusto, mi chiedo e faccio un esempio lontano da me e spero improbabile, che chi vada a concorrere con i ragazzi di Pisticci lo possa fare ANCHE con le idee, il progetto o parte di esso, il lavoro, i preventivi, le planimetrie redatte credo con non poco sforzo dagli stessi, magari avendo la carta in più delle relazioni sottotraccia da spendersi?
Sarebbe corretto? mi chiedo. Sarebbe giusto?
Sarebbe, soprattutto, e anche lontanamente, possibile? Ditemi di no.
Ringrazio Giancarlo per il suo intervento e commento il suo ultimo punto. Noi crediamo fermamente che la pubblicazione su un blog serva SOPRATTUTTO a questo. Mi spiego: se io Ida ho publicato OGGI un progetto, che TUTTI possono vedere, con disegni, planimetrie, idee, e quel progetto è firmato con nomi e cognomi, non credi che se lo STESSO progetto – ma anche un progetto leggeremente diverso – viene presentato da altri, in un tempo posteriore, tutti riescano a comprendere che è plagiato? è già successo, e lo sai
Noi fidiamo nel fatto che questo mccanismo porti a due vie di uscita: o si riesce, sullo stesso spazio, a presentare due progetti di gestione RADICALMENTE diversi, e allora vinca il migliore; o si constata che questo è impossibile, perchè quello è l’immobile, non si può fare nulla di diverso, e allora si è costretti a correre tutti insieme.
Noi lavoriamo per questo, credendoci.
I conti li faremo alla fine.
Alcune domande (che nascono dal coordinamento del gruppo di lavoro AMB, FIM Group, Tumbao, Cose di Teatro&Musica, Little Italy) per fare chiarezza:
1. Siamo presenti dall’inizio in maniera attiva e abbiamo cercato di mettere a sistema le nostre proposte con il gruppo di Giancarlo trovando però scarsi spazi di apertura, tutto ciò è dimostrato dall’esistenza di due proposte disgiunte. Ci chiediamo pertanto cosa sia stato registrato dal gruppo regionale in data 27 marzo?
2. Quali sono le “regole” di ingaggio (che per la prima volta in due anni emergono all’interno del processo di VU)? Gradiremmo (anzi abbiamo la necessità di) ricevere un documento che le contenga e, così come Giancarlo evidenziava nel suo post, saremo ben lieti di rispettarle.
3. Dunque, da chi è composto il gruppo di “lavoro referente” di cui si parla nel post di apertura? Avete riscontrato la presenza di due proposte che nascono da due coordinamenti separati quale è la proposta considerata? sulla base di quali criteri includenti/escludenti? esistono documenti di valutazione che possiamo consultare rispetto a tutte le scelte per percorso VU?
4. dove si tiene l’incontro? a che ora? chi partecipa?
Sempre per rispettare la trasparenza e il rispetto reciproco è assolutamente opportuno comunicare queste cose “PER TEMPO” e questo è un compito del coordinamento regionale.
Sottolineiamo poi alcune dichiarazioni presenti nel post di Ida (presumibilmente Ida Leone del coordinamento regionale) “tutti riescano a comprendere che è plagiato”, “I conti li faremo alla fine”. Crediamo che ci sia la necessità di un chiarimento su queste frasi che contengono giudizi di parte dati da chi dovrebbe sovrintendere la correttezza di un processo partecipativo.
Alcune riflessioni
Il problema:
I frequentatori abituali dei luoghi deputati (quanti sono in Basilicata?) alle arti dal vivo
rappresentano anche nella nostra regione una minoranza della
popolazione; ma la scarsa consuetudine con le varie forme
di spettacolo (tradizionale o di innovazione) non può essere
esclusivamente ricondotta alla carenza di offerta culturale.
Sia nelle aree decentrate, sia in quelle più servite, la scarsa
affluenza del pubblico sembra dovuta alla mancanza di
un’adeguata programmazione territoriale e all’insufficienza di
iniziative mirate, che rappresentino delle vere e proprie occasioni
di avvicinamento alle arti dal vivo.
Molte autorevoli ricerche segnalano la necessità di un disegno
complessivo di ridefinizione e di rilancio del ruolo delle
organizzazioni del settore che si realizzi anche attraverso la
creazione e il consolidamento di reti culturali in grado di migliorare
il livello della programmazione sul territorio.
Sul piano organizzativo queste finalità possano
essere più facilmente perseguite tramite la nascita e il
consolidamento di forme di collaborazione tra istituzioni del
settore aventi obiettivi compatibili e coerenti.
Domanda: VU vuole configurarsi
come un incentivo destinato a un numero limitato di
progetti ideati, gestiti e realizzati in partenariato, nella prospettiva
di attivare sul territorio regionale vere e proprie reti
per la diffusione delle arti dal vivo?
Questo ci permetterebbe di:
• migliorare il livello delle programmazioni artistiche;
• sviluppare migliori competenze organizzative e gestionali;
• rendere più efficace l’impiego delle poche risorse disponibili.
Allora perché non dare gli spazi in gestione alla rete e consolidarla anche giuridicamente? In modo che gestisca i fondi (anche in pro quote distinte a seconda della programmazione e dell’impegno)?
Dare uno spazio ad un solo ente e per di più decidere che vinca il migliore significa non garantire alle altre associazioni partner: trasparenza nei budget e nei bilanci, condivisione di programmi ed obiettivi.
Questo non dà alle associazioni sicurezza e se si verificasse si rischierebbe manipolazione.
Si dovevano creare a priori delle norme (da parte dell’ ente pubblico) con la richiesta di requisiti (a posteriori è troppo facile!),
come è troppo facile chiudere le faccende con
“peace e love”
antonella cirigliano
ass.xpò/lis
trevisan82@libero.it
m
Vorrei ricondurre tutti a un pò di calma – there is much ado about nothing, come diceva shakespeare.
Innanzitutto siamo ancora all’inizio del percorso di accompagnamento.
La nostra finalità è ora dare indicazioni progettuali ai Comuni.
Abbiamo dato come metodo di lavoro quello di costituire i gruppi di lavoro e questo è successo come si può notare nella sezione spazi.
Nel caso del polifunzionale di Tito, nella riunione del 27, si è registrato che il gruppo di lavoro referente -con generazione zero, basilicata 1799, abito in scena, noeltan film, ecc.- si è mostrato aperto nei confronti di Fim ed Ateneo Basilicata.
nella riunione di domani, verranno alcuni rappresentanti di questo gruppo di lavoro, così come degli altri gruppi referenti.
Come spiegato già nel post, convocheremo una riunione successiva in cui raffineremo le indicazioni da dare ai comuni in cui oltre al gruppo di lavoro inviteremo tutte le organizzazioni interessate a dare il loro apporto. E’ però indispensabile che si rispetti il lavoro altrui -va rilevato che stiamo parlando di polifunzionale di Tito perchè una coalizione pluridisciplinare e lo ha proposto-. E che si rispetti l’approccio di Visioni Urbane che ha creato un capitale fiduciario che non può essere distrutto screditando il processo o il gruppo di coordinamento regionale. Ricordo che VU è considerata una buona prassi di politiche nel settore della creatività a livello nazionale.
A presto
Rossella
Giancarlo, ti rispondo io: no. Ricordati la primissima riunione di VU, Potenza, ottobre 2007 (e lo ricordo anche a Giovanna&Francesco, che ci chiedono lumi; potete ricercare queste cose nell’archivio del blog): la prima regola di VU è “qui non si danno soldi, ma si chiedono consigli e input”. In questa fase voi tutti state dando un contributo alla progettazione degli spazi fisici; non c’è una gara e non si vince niente.
La fase competitiva avverrà DOPO. A quel punto gli spazi saranno fondamentalmente dati, nel senso che i lavori saranno stati appaltati. Insieme ai Comuni definiremo la procedura di evidenza pubblica sulla base della quale assegnare gli spazi.
Tendenzialmente in quella fase dovremo ragionare non di planimetrie, ma di business plan. I laboratori progettuali di VU serviranno a svilupparli insieme. E anche allora chi gestirà dovrà COMUNQUE aprire lo spazio anche ad associazioni che non fanno parte del gruppo di gestione, e lo spazio sarà comunque chiamato a generare ricavi e non solo a operare su fondi pubblici. Quindi ci saranno onori, ma anche oneri. So che tu lo sai, ma non è male ricordarlo insieme.
E’ più chiaro adesso?
Carissimo Alberto, mi fa piacere rileggerti qui.
Dò un piccolo contributo alla discussione. Io credo che si sia diffusa un’incomprensione di fondo, legata in qualche modo al senso di una frase che hai scritto nel tuo ultimo post: “la fase competitiva avverrà dopo”. Per molti di noi – mi riferisco ai più assidui, a quelli che hanno dedicato fino ad oggi maggior tempo, fiducia, passione al percorso di Visioni Urbane – la fase competitiva è in parte già avvenuta, con la candidature di proposte più o meno complete e con la selezione di alcune di esse, sulla base della fattibilità, dei contenuti e di altri criteri che non sto qui a ricordare tanto sono scritti nei documenti del blog. Il percorso è stato di massima trasparenza e di massima condivisione; le scelte sono state ponderate e tutte di qualità.
Dei gruppi “di supporto” si sono già costituiti mesi fa – era richiesto nella fase di candidatura. Oggi questi gruppi, che erano “legati” a ciascuna idea progettuale, si sono ampliati, nello spirito inclusivo di VU. Hanno costituito delle strutture (più o meno) operative, con dei referenti, in alcuni casi con dei veri e propri consulenti tecnici. È chiaro che il voler gestire direttamente quegli spazi pensati, candidati e oggi progettati da loro, è qualcosa di più che una ambizione: di questo siamo consapevoli tutti, pur sapendo che l’apertura degli spazi alle associazioni del territorio dovrà essere garantita quale che sia il soggetto gestore. A tal proposito, mi chiedo se non sia il caso di cominciare a pensare seriamente i termini di questa apertura: non mi illudo (e, immagino, neanche tu) che possano essere disponibili sic et simpliciter e gratis per chiunque e per qualsiasi cosa, se non altro per un problema di costi di gestione e di coordinamento del calendario. Trattasi di risorse scarse, e come tali bisognerà regolamentarne l’utilizzo. Probabilmente ci sarà un prezzo calmierato per un numero ragionevolmente limitato di soggetti, ma dovremmo forse cominciare a capire come individuarli (sicuramente ci avrete già riflettuto).
Per quanto riguarda la questione del bando, assodato che probabilmente è la soluzione che caratterizzerà la selezione del soggetto gestore, io condivido alcune perplessità riportate in questa pagina. Credo di aver capito che, nelle misure di accompagnamento, condivideremo aspetti progettuali fino addirittura alla costruzione del business plan di ciascuna struttura (cosa che auspico, l’ho detto tante volte). Nella prospettiva del bando, però, il rischio diventa non più e non tanto quello di “plagio”, quanto di scoprire in anticipo alcune caratteristiche di un’offerta tecnica: eventuali concorrenti (e non mi riferisco assolutamente al mio amico Francesco, a Giancarlo o a chicchessia, ma parlo in generale) possono regolarsi per farne una migliore. Allora io che sto dedicando molte ore della mia giornata lavorativa alla realizzazione di un sogno sognato per molti anni, che faccio oggi, in una prospettiva di (sana) competizione? Adotto un comportamento “fiduciario” o adotto un comportamento “tattico”? Noi del gruppo CasaCava stiamo adottando un comportamento fiduciario e aperto, abbiamo condiviso con piacere il nostro “sogno” con un numero cospicuo di soggetti, che lo ha fatto proprio e arricchito di idee; ma insieme, per il futuro, non siamo del tutto convinti di star facendo la cosa tatticamente più giusta.
Purtroppo il processo ha creato delle aspettative. Non le avete create voi, ma si sono create naturalmente e da sole, sono lì: dobbiamo convivere con esse, senza averne paura. Questo però può richiedere uno sforzo maggiore di fiducia da parte di tutti, ma anche la definizione di alcune regole che governino il processo fino all’avvio effettivo degli spazi.
A mio modesto parere, oggi le questioni veramente cruciali sono due: i tempi di realizzazione delle opere (riusciranno le Amministrazioni Comunali a rispettare la tempistica stringente?) e la gestione (la definizione dei contenuti, la scelta delle attrezzature e finanche degli stessi arredi, non può prescindere dall’aspetto gestionale). Il mio invito è a ragionare anticipatamente e con decisione su queste due cose, su cui si basano i maggiori rischi di fallimento del processo.
Infine, mi preme dire che è bello vedere l’impegno di chi, come Rossella, Ida e gli altri, crede fino in fondo a questo percorso e si sta spendendo sinceramente e con grande sacrificio per portarlo a termine (pur “appartenendo”, non dimentichiamolo, a un’Istituzione tradizionalmente chiusa).
Ed è bello vedere le associazioni lavorare a dei progetti di questa portata, finalmente con l’entusiasmo, l’energia e la speranza di vederli realizzati, in un “Mezzogiorno a tradimento” dove i sogni fanno sempre tanta fatica a diventare realtà.
Facciamo tutti esercizio di buon senso per non deluderci vicendevolmente!
E dopo questo papiriello, per dirla con il caro Achille (per chi lo conosce): ciaoooooo
Buongiorno a tutti. Crediamo che davvero oggi l’aspettativa riguardo agli spazi sia arrivata ad un punto molto alto, come alto ne è il bisogno, questo genera inevitabilmente delle fibrillazioni in una scena creativa ben delineata, ma non crediamo né armonizzata né “pacificata”. Se ci è consentito, vorremmo fare un’osservazione abbastanza banale, ma che credo rispecchi il 90% delle perplessità. Si parla correttamente di procedura di evidenza pubblica per l’assegnazione/affidamento degli spazi, si usano poi in alcuni post aggettivi di tipo soggettivo, come “i più bravi”, riferendosi, per quanto è dato capire, anche al percorso all’interno di VU. La questione è dunque questa, e crediamo davvero che sia il momento di chiarirlo definitivamente per evitare conflittualità che non giovano a nessuno: in questa procedura di evidenza pubblica il percorso all’interno di VU costituirà punteggio? in che percentuale? Visto che molti dei partecipanti al percorso di VU, essendo persone, possono avere problemi personali e impegni di lavoro improrogabili, quanto possono incidere assenze e pause nel percorso? Scusate, la “semplicità” delle domande.
Mi sembra che finalmente si mettano sul tavolo questioni concrete. Ci associamo alle considerazioni di antonella cirigliano, e condividiamo quelle di antonio e di Art Factory.
Servono risposte!
Alberto, tu dici cose differenti da quelle dette da Ida … ?
Rossella, sarebbe opportuno che tu risponda alle domande poste con molta chiarezza e in maniera completa. Le ripropongo:
2. Quali sono le “regole” di ingaggio (che per la prima volta in due anni emergono all’interno del processo di VU)? Gradiremmo (anzi abbiamo la necessità di) ricevere un documento che le contenga e, così come Giancarlo evidenziava nel suo post, saremo ben lieti di rispettarle.
3. Dunque, da chi è composto il gruppo di “lavoro referente” di cui si parla nel post di apertura? Avete riscontrato la presenza di due proposte che nascono da due coordinamenti separati quale è la proposta considerata? sulla base di quali criteri includenti/escludenti? esistono documenti di valutazione che possiamo consultare rispetto a tutte le scelte per percorso VU?
4. dove si tiene l’incontro? a che ora? chi partecipa?
Inneggiate alla partecipazione ed alla trasparenza e invece oggi si svolge un incontro al quale ci è impedito di prender parte evidentemente in adozione di un criterio escludente di cui non siamo a conoscenza.
E’ in atto una discussione “delicata”, che mette in luce i punti di forza e di debolezza del processo VU.
Ringraziamo Giancarlo per averci assunto a caso esemplare di un possibile scenario futuro, potenzialmente scaturibile proprio dalla originalità del processo di VU, che in realtà riguarda tutti indistintamente.
La speranza, che vuole diventare certezza, è che questa fantastica esperienza di policy pubblica non disperda, proprio in dirittura d’arrivo, il capitale umano, di fiducia, di idee e di partecipazione fin qui maturati, ma lo sappia capitalizzare nel migliore dei modi con scelte, da entrambi i fronti, che abbiano il sapore del riconoscimento della qualità, della bravura e, the last but not the least, del merito fin qui dimostrati sia dalle realtà creative, che hanno partecipato con passione al progetto dall’inizio fino a questo momento in cui scriviamo, che dal gruppo di lavoro regionale/ministeriale che sta guidando con tanti sacrifici questo ambizioso processo. Non nascondiamo un pò di horror vacui rispetto allo scenario della futura gestione. E’ del tutto fisiologico perchè all’orizzonte c’è un bando pubblico. Chi, come i creativi della scena regionale, vi ha partecipato da sempre, con tutte le risorse a disposizione, si augura, più di ogni altra cosa, che VU sia qualcosa di più che una semplice “palestra formativa”, diventando il coronamento concreto di un impegno che parte da molto lontano, per alcuni molto prima dell’inizio di questo processo (cfr: ONYX JC con la Casa cava).
Certo, una sana competizione eleva la qualità complessiva. L’asticella alta è uno stimolo a fare meglio. Chi crede nei propri sogni non teme quelli altrui. E’ altrettanto vero che tutti possono avere buone idee sugli spazi degradati e immaginarseli diversi, belli e funzionanti; a nostro avviso, però, un qualche riconoscimento non deve valere solo per le buone idee, magari partorite all’ultimo momento: secondo noi va valorizzato il processo condiviso che porta alla nascita di quelle idee, che poi è la grande forza di questo progetto. Il timore maggiore che serpeggia tra molti protagonisti di questa esperienza, è che VU passi alla storia (certamente) come una bella esperienza formativa, ma con esiti finali delundenti rispetto alle aspettative e all’impegno profuso (se, per es., nei contenitori individuati dovessero ottenere la gestione compagini che si fanno vive all’ultimo momento, solo in sede di bando, sfruttando il lavoro fatto da altri in tempi non sospetti (porto ad esempio di nuovo l’ONYX). A questo punto, allora, verrebbe fin troppo facile pensare: forse bastava fare un bando pubblico sin dall’inizio senza mettere in atto la progettazione partecipata, che vuole essere il vero valore aggiunto di VU. Evitando, così, a quanti hanno partecipato al processo di lavorare sodo, gratis e, soprattutto, con il rischio paradossale che quanto prodotto, dall’idea alle planimetrie, sia sfruttato da altri che hanno saputo del progetto solo a finanzamenti erogati, decidendo di inizare a competere sul più bello, capitalizzando il gioco a carte scoperte altrui (ma è l’anima di VU!).
Questo non vogliamo pensarlo, perchè forti della convinzione e del piacere di partecipare ad un’assoluta novità quale appunto è VU. Forti della speranza, che gradualmente si è fatta consapevolezza, di essere protagonisti di una possibile svolta nelle politiche pubbliche per la creatività.
E’ evidente, quindi, che con questo post chiediamo all’Istituzioni di aiutarci a non avere paura del futuro di VU.
La paura di rimanere, di diventare solo parte di una “buona prassi”da spendere nei convegni, come un esempio modello di politica pubblica, mentre magari nella realtà, con gli spazi belli pronti, si assisterebbe a sgradevoli (e -per noi- ingiusti) opportunismi (per carità, formalmente legittimi vista l’evidenza pubblica della procedura di assegnazione della gestione) fatti di salti “sul carro dei vincitori” o, peggio, di speculazioni sul lavoro altrui.
Allora, avremmo perso tutti. Ma siamo sicuri che non sarà così.
Con tutta la sincerità del mondo!
Massimiliano Selvaggi
PS: perchè non iniziamo a ragionare sulla registrazione ufficiale dei documenti, con un sistema di protocollo? Meglio tardi che mai.
Le regole di ingaggio, Giovanna e Francesco, sono quelle scritte da Rossella nel post. “Rispetto reciproco”: ottanta persone che hanno concordato una sere di cose lungo un anno e mezzo e con input molto qualificati (Sterling, Verri, Fura del Baus, Fondazione Cittadellarte ecc.) probabilmente hanno prodotto una cosa sensata. “Massima trasparenza e uso del blog”: non si passa dai contatti politici personali, ma si argomenta sulle proprie opinioni in contesti comuni e visibili a tutti, principalmente il blog. “I tematismi, la scelta degli spazi, il modello di governance e l’allocazione delle risorse sono già stati oggetto di decisione e non si discutono più”: il centro polifunzionale di Tito ospiterà uno spazio laboratorio sul tema Reinventare il futuro, con una vocazione prevalente sulle arti visive (ma polifunzionale). Il budget per restaurarlo sarà quello che è scritto nella convenzione: quindi quello che non ci sta non ci sta. A quanto ho capito, un auditorium con tutti i crismi come lo vorrebbe Giovanna non ci sta.
Più in generale, lo spazio di Tito è inserito nella rete e nella storia di VU. VU ha un senso, un linguaggio comune, una community, che noi consideriamo un valore. Le regole di ingaggio, quindi, sono una elementare questione di buonsenso quando entri in una comunità già costituita: lo fai con gentilezza e umiltà, e ti siedi ad ascoltare per un po’ prima di prendere la parola. Come dappertutto. No?
Forse non è chiaro, ma qui non sono in discussione “I tematismi, la scelta degli spazi, il modello di governance e l’allocazione delle risorse” perchè sono tutte questioni che non sono state oggetto di discussione condivisa, si tratta infatti della scelta tecnica del coordinamento regionale che tutti abbiamo rispettato fin dall’inizio. Vorremmo però vedere i criteri e le valutazioni che stanno alla base di tali scelte.
Noi abbiamo presentato una proposta sullo spazio di Tito: che fine ha fatto? è stata valutata? è stata esclusa? è stata oggetto di discussione? chi ha portato nella riunione il nostro punto di vista? chi ha argomentato le nostre valutazioni?
I fatti dicono una sola cosa: il coordinamento regionale non ci ha permesso di partecipare a questa fase del processo, una fase a nostro avviso cruciale!
Il “buonsenso” non è una regola (questo lo insegna a noi come a te la pratica tecnica e l’esperienza professionale e sinceramente da un consulente tecnico di un’amministrazione è improbabile ricevere una tale valutazione). E se è davvero il “buon senso” alla base delle scelte che VU ha compiuto allora l’Horror di Max è più che condivisibile.
Noi aspettiamo ancora risposte ai nostri quesiti!
Sottolineiamo l’esclusione che di fatto è stata operata da parte della Regione Basilicata rispetto alle nostre istanze sul polifunzionale di Tito.
Sottolineiamo problemi seri di comunicazione rispetto al processo e all’uso del blog. Solo un esempio: Alberto tu dici che il budget per gli interventi è quello scritto nella convenzione. Noi non siamo a conoscenza di questa informazione in quanto ci avete sottoposto esclusivamente un format di riferimento con delle “XXXX” al posto dei dati significativi (questa è la trasparenza di VU).
E’ essenziale a questo punto (in realtà sarebbe stato necessario farlo fin dall’inizio) parlare con i documenti alla mano e non con slogan e consigli di “gentilezza e umiltà”. Come dice Max usiamo protocolli, facciamo tutto ciò che risulti necessario alla tracciabilità amministrativa del processo in modo tale che tutti, noi creativi e tutti i cittadini della regione, possano comprendere responsabilità e risultati di VU.
Tu scrivi “A quanto ho capito, un auditorium con tutti i crismi come lo vorrebbe Giovanna non ci sta”. Grazie per la comunicazione parziale e frammentaria sull’esito dell’incontro dal quale siamo stati arbitrariamente esclusi. Ciò dimostra la natura dell’approccio adottato dal gruppo regionale di cui tu fai parte.
Alberto (e colleghi), sono necessarie RISPOSTE e chiarimenti esaustivi e documentati su quanto già scelto e deciso dal coordinamento regionale di VU!
cari giovanna e francesco, provo a rispondervi io avendo seguito con una certa assiduità il percorso di visioni urbane e avendo letto più o meno con attenzione i documenti presenti sul sito.
i criteri sono al punto 2.3.1.3 dell’apq.
sulla base di quei criteri sono stati scelti degli spazi, candidati in una fase ben precisa del percorso di v.u. della quale si era data ampia visibilità sul blog (se non ricordo male era giugno dell’anno scorso). questo passaggio a mio avviso è dirimente.
gli spazi erano stati sostenuti ciascuno da un gruppo di associazioni; questi gruppi “proponenti” sono oggi diventati gruppi di lavoro, intenti a meglio definire delle proposte progettuali già presentate. non sono gruppi chiusi, ma hanno un nucleo più attivo (in genere corrisponde all’associazione capofila) e una auto-organizzazione, con un referente.
nella fase attuale, questi referenti/gruppi sono in qualche modo associati agli spazi, poichè gli spazi sono stati proposti sulla base di un’idea progettuale da essi elaborata e presentata in tempi non sospetti.
credo (ma questa è un’opinione personale) che non abbia molto senso avere più di un gruppo di lavoro/referente per ciascuno spazio, come minimo perchè vanificherebbe di fatto l’operatività del processo, rendendo impossibile l’interlocuzione con i comuni e in particolare con i tecnici impegnati a sviluppare gli elaborati progettuali in tempi strettissimi.
non so se i “regionali” condividono la mia lettura storica, ma spero di esser stato utile quanto meno a ricordare alcuni passaggi oggettivamente accaduti.
poi, personalmente, sapete tutti come la penso sul tema della gestione e sarebbe inutile e noioso ripetermi…
ciao a tutti
Carissimi Giovanna e Francesco forse siete i primi a parlare di pragmatismo e di reale trasparenza. La mancanza di alcuni “passaggi” cruciali in questo fantomatico piano di progettazione partecipata (provate a ripetere, vi si riempie la bocca!!!), sono stati e saranno sicuramente molteplici. Dunque bisogna accontentarsi della “comunicazione parziale e frammentaria” che avete giustamente citato, perché le reali decisioni in questa misera regione allo sbando grazie alla “politica cieca” avvengono altrove e non certamente su un blog, considerando che il 90% dei “decisori politici” coinvolti nel “processo” non sa spedire neanche una email! Ad un mio vecchio post di mesi addietro in cui chiedevo lumi sui criteri con i quali si era arrivati alle scelte finali dei contenitori, (escludendo quelli di massima con cui erano stati segnalati da parte dei “creativi” e cioè: proprietà pubblica dell’immobile ecc. ecc.), VU risponde: “ @lorenzo: non ho capito bene chi sei e di quale delle associazioni che lavorano con noi da più di un anno e mezzo fai parte Ci spieghi meglio, per favore?”
Grazie Giovanna e Francesco per aver spiegato nuovamente; a proposito “a chi appartenete????” (scusate la forma volutamente dialettale/itlianizzata, ma rende l’idea di un modo di pensare e far crescere il territorio)
Cari Francesco e Giovanna, è evidente che non conoscete il processo di VU. Tematismi, scelta degli spazi e modello di governance SONO scelte condivise all’interno della community! Certo di fare cosa gradita, ho pensato di aiutarvi a orientarvi nel processo scrivendone una specie di riassunto, che trovate qui:
http://www.visioniurbanebasilicata.net/e-timeline/
Come potrete leggere, è diviso in dieci fasi. Su nove di queste abbiamo invitato contributi e idee dalla scena creativa, che ce ne ha fornite molte. Su nessuna di queste abbiamo mai avuto il piacere di leggervi, o di sentirvi. Il vostro interesse per VU è quindi molto recente: ci fa piacere ugualmente, ma se non vi documentate sulle puntate precedenti non riuscirete a interagire in modo sensato con questo processo.
Aggiungo ancora due cose. La prima: l’accusa di arbitrarietà che ci muovete è irricevibile, e si basa sulla vostra scarsa conoscenza del processo. La fase 9, quella dell’istruttoria, si svolge secondo criteri già illustrati (qualità e pluridisciplinarietà della rete di organizzazioni, fascino/modularità, contesto, adeguatezza e funzionalità dell’immobile e cantierabilità assegnando agli ultimi due criteri maggiore enfasi). L’istruttoria è una fase tecnica, affidata a tecnici della Regione e appoggiata su conoscenze tecniche.
La seconda: VU è nata per parlare di contenuti degli spazi, cioè di prodotti culturali. Solo a maggio 2008, visti gli ottimi risultati prodotti dalla community di VU su questo tema, il Presidente ci ha invitato a fare proposte sui contenitori. L’autorizzazione che abbiamo ad occuparci di questo tema non è un diritto acquisito, ma un’apertura fattaci dalla Presidenza. E ce la siamo conquistata noi, cioè chi al processo ha partecipato. E a proposito: posso chiedervi come mai voi, che siete organizzatori di cultura (o almeno lo è Giovanna), siete stati ieri così indifferenti al tema delle strategie culturali e siete oggi così interessati a discutere di planimetrie?
Ciao ragazzi, mi dispiace moltissimo non avere preso parte fisicamente alla riunione di ieri ma seguo tutto con molta assiduità anche a distanza. Mi sconcerta leggere tutto questo. Comunque, grazie Alberto per riportarci con i piedi per terra. Grazie a tutto lo staff di VU per averci portato a questo punto. Io posso solo dire che mi sento più ricca di ieri. Avete organizzato incontri, permesso confronti con realtà diverse dalle nostre, lontane e vicine, creato la rete dei creativi lucani, contribuito ad un processo di partecipazione e condivisione, di idee e processi, nuovi, totalmente estranei alle abitudini di lavoro dei lucani. Forse nessuno si rende veramente conto che VU è uno dei pochissimi progetti sperimentali a livello nazionale ad aver creato questo tipo di processo dove, la comunicazione con i referenti istituzionali è, od oggi, orizzontale. Dove l’uso del blog favorisce lo scambio e la condivisione, oltre che la partecipazione ad un processo innovativo di costruzione della governance a livello di politiche culturali. Mi sembra strano leggere questi post, scusate, alcuni li trovo davvero di bassissimo livello. VU ci ha insegnato a pensare in grande. E’ vero che abbiamo mille dubbi e mille paure. Capisco che qualcuno sia preso dall’esigenza di dominio e che altri rincorrono i loro sogni da tanto tempo. Ma oggi, l’importante è essere arrivati qui. Abbiamo imparato a cooperare, a collaborare a coideare. Discutiamo con il Presidente, con i sindaci, tra di noi sugli spazi destinati alla cultura. Noi, in una regione spesso sorda a tutto questo. Forse siamo spaventati e timorosi, ma essere arrivati qui significa già avere qualcosa in più rispetto a prima, rispetto a quando non ci conoscevamo. Se poi per gli aspetti relativi alla gestione ci si ritroverà a competere con chi è meglio di noi, ben venga, avremo anche li qualcosa da imparare. E’ propabilmente sarà la leadership naturale ad emergere, con la qualità, il rigore, la trasparenza. Valori sempre presenti in VU. Spero solo che la politica non distrugga tutto questo, nè attraverso VU, nè attraverso i membri delle Associazioni fuori e dentro VU, vicini o lontani alla politica. Tutto è perfettibile, anche VU, anche i metodi di lavoro e di cooperazione a più livelli regionali. Non è possibile e non ci conviene assolutamente consentire che il progetto VU sia deliggittimato per pretese personali e per scelte che determinano frammentazione invece di coesione. Facciamoci valere sul piano della trasparenza, del rispetto, della qualità. Abbiamo una grande opportunità. Oggi. Domani non si sa. Io la penso così. Ciao e buon lavoro.
Concordo con l’ultimo intervento di Mariateresa. Aggiungo solo che il percorso cui ho preso parte in VU risulta utile anche in altri contesti… per non parlare ovviamente della sensazione concreta di far parte di una rete di persone… che ha condiviso, e spero continui a farlo, delle esperienze comuni. I laboratori in particolare sono stati utilissimi. Un grazie a tutti e ad Alberto in particolare x le sue visioni!
Donato
Carissimi tutti, i nostri ultimi interventi sul blog vogliono segnalare che
seguiamo con attenzione lo svolgersi della nuova fase di VU e, pur non essendo coinvolti direttamente nei lavori, manifestiamo la massima disponibilità a collaborare con tutti, auspicando caldamente il recupero di uno spazio nel capoluogo a disposizione della mappa creativa regionale.
Aspettiamo quindi gli sviluppi del progetto, in particolare il bando pubblico, precisando che, in attesa di fasi operative in cui saremo direttamente coinvolti, continueremo a seguire VU attraverso il blog.
Rinnoviamo, pertanto, la nostra volontà di partecipare e di dare, come abbiamo sempre fatto, un contributo agli sviluppi sinergici del processo.
Buon lavoro a tutti e a presto.
Se pure in ritardo sulla discussione (solo per impegni personali, scusatemi) voglio esprimere brevemente il mio parere.
Condivido profondamente ciò che ha scritto Mariateresa, soprattutto a proposito del modello Visioni Urbane, che per la prima volta apre una prospettiva di integrazione tra gli enti pubblici e le associazioni, in una dimensione completamente diversa dal passato.
La differenza sta nel processo e non si tratta di un particolare da poco! Sedersi ad un tavolo, progettare, pensare in grande, associazioni ed enti pubblici INSIEME, in un’ottica costruttiva e TRASPARENTE, fa la differenza. Visioni Urbane è servito ad aprire una nuova via alla collaborazione, basata sulle idee, sulla progettualità, sulla RESPONSABILITA’, sul condividere obiettivi comuni ed agire per perseguirli. Solo chi ha voglia di mettersi in gioco, di condividere impegni, responsabilità, idee, può stare dentro questo meccanismo. Mi dispiace molto per la deriva polemica che sta prendendo la discussione: io difendo Visioni Urbane e le persone che ci hanno accompagnato e guidato nelle diverse fasi del progetto. Sono anche convinta che tutte le fasi successive potranno svolgersi con correttezza e trasparenza, se ognuno farà la sua parte: Visioni Urbane NON E’ un ente pubblico, che decide arbitrariamente cosa fare (la politica c’è, è ovvio, ma per una volta può davvero essere dalla nostra parte!): Visioni Urbane siamo noi che diciamo come la pensiamo all’ente pubblico! Le garanzie di restare nel processo derivano da ciò che di buono continueremo ad investire in Visioni Urbane. Continuiamo a lavorare! Serve discutere in maniera costruttiva, avanzando proposte (che, conoscendo il gruppo dei “regionali\ministeriali”, non resteranno chiuse nei cassetti) , aprendosi alla collaborazione, assumendosi responsabilità. Secondo me è perfettamente inutile fare processi alle intenzioni e/o polemiche retroattive e preventive su ciò che è stato e ciò che sarà: così facendo non andiamo da nessuna parte e rischiamo di mandare tutto a monte. In Visioni urbane c’è spazio per chiunque abbia voglia di fare, con la consapevolezza di ciò che stiamo facendo, tutto incluso!
Un saluto a tutti e Buona Pasqua.
Mariangela