Il laboratorio del 13 Ottobre 2009
Siamo in piena fibrillazione per la preparazione del prossimo laboratorio di progettazione, che – confermiamo – avrà luogo il giorno 13 Ottobre prossimo, a Potenza. Sarà nostro ospite Francesco Bernabei, che i più anziani di VU ricorderanno essere già stato con noi nel Febbraio 2008. Francesco Bernabei è il responsabile dell’Ufficio Economia di Cittadellarte, la Fondazione Pistoletto di Biella.
Il programma dettagliato è in via di definizione. Ci sono tuttavia alcuni punti che ci preme precisare in anticipo, e verranno poi ribaditi in seguito, perchè la bonaria ma puntuta critica di Gabriella Canova ha colpito anche noi, e la condividiamo al 100%.
1. anche questa volta vi viene chiesto di preparare una presentazione. Nello specifico, si tratta di compilare un foglio Excel nel quale venga rappresentato il calendario delle attività del Centro, mese per mese. Nella Sezione F. Documenti al punto 5. potete scaricare il format, e una breve nota di aiuto alla compilazione, che sarà vostra cura riempire, con la maggiore quantità possibile di dettagli. E’ FONDAMENTALE CHE QUESTI FILE ARRIVINO ALLA REGIONE ENTRO LE ORE 12:00 DEL 12 OTTOBRE 2009, ovvero il giorno prima del giorno prefissato. Dobbiamo avere la possibilità di visionarli, caricarli sul computer che sarà usato in sala, verificare che si aprano e funzionino alla perfezione. Cerchiamo, nei limiti del possibile, di ridurre lo stress provocato da keycard difettose, file non leggibili, file non compatibili con il pc in dotazione. Fermo restando che il foglio Excel va compilato in ogni caso, la presentazione in sede di plenaria può essere fatta anche in modo diverso, ad es. con slides Power Point o altro. Purchè ci arrivi per tempo!
Il termine è tassativo, fate conto che sia un bando. D’altra parte, siamo fra professionisti, e come tali dobbiamo comportarci: la complessità dei nostri incontri è aumentata e non possiamo più permetterci organizzazioni dell’ultimo momento.
2. partendo dalla stessa premessa, siamo costretti ad invitarvi, con forza, al rispetto della MASSIMA PUNTUALITA’ PER L’INIZIO DEI LAVORI. E’ una forma di rispetto nei confronti di chi viene da fuori, di chi affronta anche lunghi viaggi per essere lì, e alla fin fine anche nei confronti di noi stessi. Non vorremo essere costretti a chiudere la porta e lasciare fuori chi si presenta oltre un certo orario: fermo restando l’imprevisto, sempre in agguato, se si è realisticamente impossibilitati ad essere presenti all’ora fissata, occorre comunicarlo il giorno prima, in modo che chi organizza possa regolarsi di conseguenza.








Indosso nuovamente i panni del critico. Puzzano di naftalina, visto che li avevo lasciati da tempo in armadio un po’. Spero che si colga l’aspetto costruttivo delle mie osservazioni. Anzi, facciamo così, consideratele semplici e pure domande, interrogativi per capire meglio e per ravvivare il blog.
Premessa: il gruppo del Centro polifunzionale di Tito, come sempre sin qui, produrrà il materiale richiesto. Nella fattispecie, il “calendario delle attività del Centro mese per mese”. Pertanto, anche se in questo caso ci sfuggono tutti i meccanismi del processo, seguiremo le indicazioni perché sicuri che il percorso formativo da voi tracciato ci porterà ad assumere, nel miglior modo possibile, gli strumenti adatti. Ciò però non ci solleva dal discutere (anzi dal commentarla semplicemente visto che come dicevo la accettiamo tranquillamente e con fiducia) la metodologia, se non altro per essere maggiormente consapevoli di quello che stiamo facendo.
Va bene, anzi benissimo, il calendario serrato dei laboratori e le tematiche individuate.
Il materiale da portare volta per volta, tuttavia, con questa tempistica non può che essere approssimativo. Non può che essere approcciato come “il compitino” da portare alla riunione.
Sappiamo tutti di non aver fatto un buon lavoro per quanto riguarda i “pubblici di riferimento”.
Ci siamo inventati qualcosa, sì, ma come giustamente ci è stato fatto notare, non si conduce così un’analisi rigorosa su cui poi appoggiare delle scelte operative per valutare la fattibilità delle attività.
La stessa cosa si rischia qui di fare con il “calendario delle attività”.
Post del 7 ottobre ore 20. Quindi si parla dell’8 ottobre. Materiale da consegnare lunedì 12 alle 12.00, quindi andrebbe confezionato entro domenica 11 ottobre. Supponiamo che l’8 ottobre si riesca ad organizzare una riunione per venerdì 9 ottobre tra i vari soggetti del gruppo. Difficile. Supponiamo pure che ci si veda pure la domenica. Improbabile. Due giorni sarebbero sufficienti per stilare con “la maggiore quantità possibile di dettagli” un calendario delle attività annuale? Bisognerebbe tener conto di tanti fattori, come credo impareremo nella stessa giornata laboratoriale (in cui si imparerà, copy&paste, “come si imposta un calendario delle attività? quali vincoli occorre tenere presenti? qual è l’obiettivo finale?”), ovvero “dopo” l’esercitazione, ma questa potrebbe anche essere una metodologia didattica e ci sta anche bene.
Se invece ci viene chiesto un calendario di massima – in tutta onestà altro non possiamo produrre, temo – perché arricchirlo di dettagli “non verificati”, come ad esempio, uno su tutti, la collocazione cronologica?
Qual è il rischio concreto? Che il programma si riduca NEL MIGLIORE DEI CASI a qualcosa di questo tipo: si invitano tutti i soggetti ad inviare via email al referente una propria programmazione, magari ricalcato sulle attività che già si portano avanti, poi si cerca, con poco criterio, di assemblare le varie parti e di allestirle in uno spazio di 12 mesi, con una disposizione cronologica anche abbastanza random. Altrimenti, il che sarebbe deleterio, una sola delle associazioni, se non proprio uno-e-dico-un singolo individuo di una associazione, si accolla l’onere di compilare il foglio excel nel migliore dei modi.
Invece di favorire una condivisione, si rischia di spendere il tempo per cercare un assemblaggio forse improduttivo, che non “accorcia” le distanze.
Il gruppo del Centro polifunzionale di Tito, con tutte le difficoltà del caso, cerca di comportarsi sin d’ora come, appunto, un “gruppo”. Di esserlo non solo sulla carta, visto che probabilmente ci si candiderà a condividere se non anche a gestire uno spazio comune. Martedì 6 ottobre ci siamo riuniti – non è certo la prima volta – per discutere proprio di questo argomento: la voglia di “pensare” insieme, di metterci alla prova per vedere se “insieme” riusciamo a tirar fuori un’idea condivisa che aderisca al concept dello spazio, con caratteristiche di fattibilità in base a quello che, sin qui, abbiamo imparato; su cui costruire con quello che, da qui in avanti, impareremo.
Sottoscriviamo tutto quello che è stato detto da Giancarlo (anche a noi sembra di essere studenti che devono presentare l’ennesima tesina) e aggiungo che ci sembra alquanto prematuro ipotizzare un calendario “serrato” di quelle attività da svolgersi in futuro in quel luogo, la cava Tecnologica o Casa Cava che dir si voglia, che ancora il 7 ottobre 2009 risulta essere ad uno stadio di avanzamento lavori che ci lascia prevedere una consegna da parte delle istituzioni non prima di aprile 2010(?).
In più, in particolare per quel che ci riguarda (gruppo di Matera), ancor prima di ipotizzare qualsiasi tipo di calendario e di attività, dovremmo riflettere sulle pratiche gestionali del centro culturale: chi il soggetto gestore?
E soprattutto, siamo in grado di calendarizzare in maniera dettagliata delle attività per un luogo che al momento possiamo solo immaginare?
In definitiva crediamo che sia necessario sedersi attorno a un tavolo per ragionare in maniera concreta sullo sviluppo del progetto, soprattutto alla luce della presa di coscienza (nostra e della Regione) delle peculiarità oggettive dello spazio.
Grazie Cinefabrica, ma io non vorrei tornare al “soggetto gestore” su cui credo che i “regionali” abbiano già detto tutto il possibile.
Il mio commento vuol riflettere invece sui rapporti interni al gruppo, su quelli che ad oggi sono credo “legami deboli”: da referente dello spazio, non voglio fare il capoclasse, non voglio esserlo. Soprattutto in futuro, quando si arriverà ad occupare TUTTI insieme lo stesso spazio e, forse, a gestirlo.
Insomma, vorrei che il gruppo sia tale: se si ha un soggetto prevalente, per non dire “unico”, a prendersi oneri ed onori, probabilmente la cosa non funzionerà.
A mio modo di vedere la metodologia del compito prima del laboratorio, così come è concepita e per le riflessioni che ho espresso sopra, non aiuta il gruppo a diventare tale. Tutto qui.
Certo che è difficile dare torto ai post precedenti….
manco a scuola era facile fare i compiti all’ultimo momento e l’unica soluzione era scopiazzare….agghindare e servire un piatto che al massimo ai proff sembrava insipido….
in ogni caso ci proveremo!
Sono d’accordo su tutto quello che è stato trascritto nei post precedenti. Su un punto però ho delle osservazioni da fare: ammesso e non concesso che questo processo ci serve per aumentare lo spirito di collaborazione all’interno del gruppo(lo spero davvero tanto) necessario per portare avanti il progetto – anche perchè, con i costi che si prefigurano, noi tutti avremo bisogno uno dell’altro e dovremo cominciare a destreggiarci con numeri, tabelle e rendiconti finanziari – questa fase forse ci aiuta a responsabilizzarci maggiormente. Forse, e parlo con il beneficio del dubbio, il percorso che i nostri mentor hanno pensato per noi intende far emergere, attraverso le nostre competenze e le nostre riflessioni, dati e informazioni che costituiranno la base per poter proseguire nel lavoro. Anche nell’errore e nella mancanza di informazioni? Forse, perchè, mi dico, quello che viene fatto senza una guida rimane molto di più di quello che ti viene impartito dall’alto e l’importante è assumere il metodo. Poi dall’alto ti aspetti di essere corretto se sbagli e ti aspetti una visione del percorso chiara e illuminante. Pur non sapendo dove e come stiamo andando e perchè dobbiamo compilare questo bruttissimo file excell adesso che nei nostri luoghi c’è ancora il buio pesto, lo faremo quasi per sfida, augurandoci che lo spirito collaborativo nel gruppo si consolidi (anche perchè dalle riunioni che facciamo nascono nuove idee, nuove visioni, nuovi slanci, ed essere aperti agli slanci è positivo oltre che indipensabile) e che il frutto del nostro lavoro condiviso possa essere utilizzato nel futuro. Io però chiedo ai regionali una maggiore scientificità e operatività nei laboratori. Se dobbiamo segmentare il target, facciamolo con strumenti d’indagine seri. Se dobbiamo programmare, facciamolo con strumenti più esatti basati anche su dati economici che allo stato attuale non ci sono. Se tutto questo deve invece rimanere un esercizio di stile per i motivi di cui sopra, la mia disponibilità c’è tutta. Però dateci pure il tempo necessario.
Mariateresa, la tua osservazione la condivido ed è nella premessa che riporto anche qui sotto:
[cit]
“Premessa: il gruppo del Centro polifunzionale di Tito, come sempre sin qui, produrrà il materiale richiesto. Nella fattispecie, il “calendario delle attività del Centro mese per mese”. Pertanto, anche se in questo caso ci sfuggono tutti i meccanismi del processo, seguiremo le indicazioni perché sicuri che il percorso formativo da voi tracciato ci porterà ad assumere, nel miglior modo possibile, gli strumenti adatti.”
[/cit]
Io discutevo non la base ideologica e formativa, ma quella operativa e specifica della presentazione da portare al laboratorio. Tutto qui.
In parole spicciole ed esemplificative: voi di Matera riuscite a riunire tutti i dieci soggetti e presentare qualcosa di elaborato insieme, con una certa cura del dettaglio, entro il 12 ottobre? Qualcosa che sia significativo e “scientifico”? E per i “pubblici di riferimento” siete riusciti a farlo, insieme e con una significativa precisione? Per il materiale (arredi, piante, etc.) che avete consegnato in precendenza? Oppure il lavoro è stato portato avanti per lo più dal soggetto capofila o da altri? E gli altri spazi?
“Operativamente” come vi organizzate, per questa scadenza? Può darsi che il problema sia soprattutto nostro, e in tal caso siamo lieti di accettare suggerimenti.
Per quel che ci riguarda, la significativa precisione è sfuggita un po’ a tutti. Lavorare in dieci è difficilissimo, se non impossibile. Gli in put vengono raccolti da chi c’è alle riunioni e con disponibilità contribuisce operativamente a costruire i documenti. Il portavoce del gruppo si è sempre fatto carico dell’elaborazione, della sintesi e della presentazione. Gli apporti significativi in termini operativi, reali, utili, non sono arrivati tutti in tempo. Stiamo raccogliendo adesso le ultime informazioni (idee e proposte) da inserire nel progetto e alcune volte regna la sfiducia, il timore e la mancanza di visione comune. Per quel che mi riguarda, cerco di dare sempre la mia disponibilità e di accettare consigli e suggerimenti da tutti. E soprattutto di mettermi al lavoro quanto prima. Il foglio excell l’ho già elaborato e ora lo mando ai miei compagni “visionari” sperando che possa essere utilizzato come punto di partenza. Nel bene: forse sarà utile se mai riusciremo a vederci per decidere che fare. Nel male, non so: eventualmente avrò solo perso 2 ore del mio tempo, tra un piatto di tortellini e un caffè.
Il critico è sempre un’istituzione utile: Dio ci conservi il nostro!
Ovviamente hai ragione, Giancarlo. La metterei così: con le nostre scadenze serrate miriamo a rendervi consapevoli nel concreto di quello che può essere gestirsi un centro culturale in mattoni, cemento, e impianto di amplificazione. Sappiamo benissimo che quello che presenterai il 13 non sarà il calendario 2010 del Polifunzionale di Tito, ma al massimo una versione 0.1. Scriverete il calendario fino al giorno prima della scadenza del bando. E poi continuerete a scriverlo tutti i giorni quando gestirete il centro, perché gli spettacoli vengono annullati, arrivano occasioni all’improvviso etc. etc.
Una volta prodotta la prima versione – siccome, come dice Maria Teresa, è difficile coordinarsi in 10, soprattutto se ci si deve trovare, capire chi ha la versione più aggiornata del file etc. – vi consiglierei di usare un tool online. Ieri ho smanettato una mezz’oretta con Google calendar e ho prodotto questo. Chi crea i calendari può poi condividerli con gli altri membri del gruppo, dando loro privilegi di aggiungere e modificare gli eventi. Questo dovrebbe rendere più facile la gestione quotidiana di un unico calendario da parte di un gruppo relativamente numeroso.
Alberto: ok sulla prima parte. Benissimo.
Sulla seconda: in associazione usiamo regolarmente, da circa un anno, Google Calendar. E’ molto utile soprattutto per vedere la disponibiltà delle persone con cui lo si condivide (ad esempio, si organizza una riunione con maggiore facilità). Nel nostro caso non credo serva, però, a superare il problema: quello di un’implementazione CONDIVISA del calendario, non un semplice riempimento di spazi.
Va bene se ognuno ci infila la propria attività; va meno bene se si programmano INSIEME delle “nuove” attività, che è poi quello che siamo stati invitati sempre a fare (non semplice contenitore dell’esistente, ma spazio per inventarne di nuove in base al concept). Per quello, sinceramente, vedo poche alternative all’incontro (fisico, ancora, ahinoi) da cui possano nascere delle idee.
Grazie per il suggerimento, lo propongo agli altri e sicuramente useremo il tool per coordinare parte del lavoro.
Approfitto del commento per ufficializzare l’incontro del gruppo Polifunzionale di Tito, stasera venerdì 9 ottobre 2009 ore 18, Casa Spera (Tito).
Ovviamente hai ragione sull’uso di Google Calendar. Pensavo però che parte della costruzione del calendario dei centri è proprio questo: ognuno ci infila le proprie cose, e il calendario comune serve ad evitare sovrapposizioni. Naturalmente ci saranno anche attività comuni – e saranno le più importanti – ma più il centro viene utilizzato più i costi fissi di gestione vengono “spalmati” su un gran numero di eventi, e più il centro viene percepito come un luogo vivo, dove accadono cose. Quindi metterci dentro cose ha molto senso. Forse possiamo pensare il riempimento di spazi (“quel giovedì lì me lo prenderei io”) come un’attività che fa emergere i possibili conflitti sull’uso degli spazi. Che ne dici? Che ne dicono gli altri?
Ecco, appunto.
Sono d’accordo.
Non ci è stato possibile partecipare ai lavori del 9 Ottobre, ma ci saremo il 13.
ciao cari amici di visioni urbane
ci dispiace comunicarvi che purtroppo saremo assenti (anche) il 13, siamo stati invitati a londra per il Frieze art fair. ad ogni modo provvediamo a mandare il nostro lavoro a giancarlo.
buon lavoro!!