Il nuovo logo di VU
Il nuovo logo di VU comincia timidamente ad essere usato su materiale promozionale (un cartellone che racconta Visioni Urbane e che sarà esposto alla VI Rassegna Urbanistica Nazionale, che si terrà a Matera dal 1° al 14 Marzo 2010.
E’ arrivato dunque il momento di presentarlo a “tutta la scena creativa lucana”. Le virgolette non sono messe a caso: “tutta la scena creativa lucana” è infatti lo slogan scelto a corredo del logo, e che ritroveremo ovunque ci sia anche il logo. Ecco a voi il progetto grafico vincitore:
Il logo “si ispira alla fisicità del territorio e delle città, dei borghi, delle abitazioni e del paesaggio, ne evoca le forme e ne trasmette i valori. Le lettere costruite con la figura del cerchio e di pochi tratti spigolosi hanno uno sviluppo non lineare, se pure distinte, leggibili e chiare nell’unione generano nuove ed originali forme, nuove connessioni, relazioni inaspettate. Le legature disegnano la rete, alludono a spazi tridimensionali, con pieni e vuoti, in grado di rimandare alle forme architettoniche degli immobili destinati a divenire centro produttori di cultura.
Queste caratteristiche di versatilità e di movimento, coerenza e bellezza formale del logo ben rappresentano i concetti di stimolo e messa in moto di nuove energie, di progetto partecipato, di cura dei luoghi, di memoria e visione del futuro in termini di novità, autenticità e nuovo valore economico, di interazione fra discipline, di sostenibilità, solidarietà e multiculturalità” (dalla relazione dell’autore del progetto grafico).
Il logo si presta a molte applicazioni:
Come già anticipato in un commento, stiamo aspettando che arrivino le liberatorie per la pubblicazione di tutti i loghi partecipanti alla selezione. Ne sono arrivate due, ne approfittiamo per sollecitare tutti a dare una risposta.
E poi, naturalmente, vogliamo il vostro parere sul nuovo logo!










mi ti co mister bubbico, che eleganza !
Bellissimo logo: fluido e dal forte impatto visivo. Le applicazioni d’esempio proposte ne sottolineano l’efficacia. Complimenti all’autore e, soprattutto, a VU per la scelta.
Complimenti per il logo dalle linee morbide, avvolgenti, che si prestano perfettamente ad ogni tipo di “coinvolgimento”.
Mauro Bubbico, una garanzia!
Un logo a mio parere che riprende soluzioni e interpretazioni che vanno per la maggiore di questi tempi. Le rotondità e le motivazioni del loro utilizzo, insieme al fatto che il logo sia completamente ‘espressivo’ (che cioè sia rappresentato esclusivamente da una parte verbale), tuttavia lo rendono troppo lungo e farraginoso nella lettura. Da ciò deriva anche una difficoltà di individuare una abbreviazione del logo, o una sua identificazione con un simbolo grafico, che si rende quasi sempre necessaria nel tempo per permetterne un riconoscimento iconico-simbolico immediato specie in contesti ed utilizzi in cui si ha meno spazio per riprodurre tutte le parole di cui è composto. E’ inoltre molto somigliante al logo del Festival Castel dei Mondi di Andria, già esso stesso criticabile per le stesse (opinione sempre soggettiva) motivazioni.
Grazie per i commenti.
Ci piacerebbe sapere chi li scrive. Vi presentate?
Per conto mio, sono Rossella Tarantino della Regione Basilicata, referente tecnico del progetto Visioni Urbane
e a me piacerebba che rispondesse anche Mr. Bubbico, visto che le obiezioni sono tecniche!
Sarebbe possibile vedere anche qualcuno dei loghi che non ha vinto?
Grazie
Che bel lavoro: chiaro il procedimento, efficace il risultato e di effetto le declinazioni sulle immagini.
@Antonio.
Pare quantomeno singolare, come tu insinui, che Mauro si sia ispirato al marchio del Festival di Castel dei Mondi. Quel logo, infatti, è stato disegnato dall’ottimo Alessandro Tartaglia di FF3300, che ha studiato al politecnico di Bari – dove Mauro ha insegnato – e poi alla specialistica dell’Isia di Urbino all’Isia di Urbino dove da tre anni lo stesso Mauro ha un suo corso. Plausibile, dunque, che Alessandro da bravo allievo sia ora un professionista giovane ed esuberante che farà strada e prenderà parte a pieno titolo al dibattito sulla grafica. Dal canto suo, il grafico Mauro Bubbico non ha certo inventato niente, ma gli strumenti appartengono al suo bagaglio culturale di professionista e docente e che probabilmente stanno alla base del processo creativo, ma non lo esauriscono. Come dire che un assolo di chitarra è identico ad un altro perché si basa sulla stessa scala. Se per fare la musica le note son sette per un logo ne bastano 3 (cerchio, triangolo e quadrato) da modulare all’infinito, non ti pare geniale?
Il fatto singolare è che simile accusa, ma ribaltata, sia stata mossa a FF3300 per una proposta grafica non so se più importante, ma sicuramente meglio retribuita.
http://spinningnews.wordpress.com/2010/03/05/puglia-desig/
Per la grafica della campagna di comunicazione di Vendola alle prossime regionali, sarebbero stati a loro volta i ragazzi di FF3300 a “plagiare” uno dei lavori di Mauro. Tesi, anche qui, e per gli stessi motivi, infondata.
Avendo l’onore di poter annoverare Mauro Bubbico tra i soci di Generazione Zero, glisso sui complimenti e sorvolo sulle tue osservazioni in merito alla leggibilità, alla necessità di abbreviare etc. Ma pongo, conoscendolo, una domanda:
e se Mauro e gli altri designer di cui si parla indicassero il superamento (trattandosi di cultura) della vecchia obsoleta concezione del “brand” e dell’immagine coordinata? Se il marchio o il logo rappresentino solo l’inizio, l’”attacco” di una musica molto più sentita e vera, che si fa stimolo e testimone di istanze di cambiamento?
Il progetto di Mauro, e mi permetto di dire molti lavori di mr. Bubbico, corrono in questa direzione. Indicano, ci indicano, come anche un logotipo può, anzi deve essere, bellezza E ricerca di bellezza. Come non sia un lavoro freddo e consueto, ma riporti il significante oltre che il significato. Come sia, allo stesso tempo, risultato di un processo creativo e principio di una creatività “a venire”. Quello che dovrebbe essere anche Visioni Urbane, o sbaglio?
Giancarlo,
mi sembra una risposta, la tua, parecchio risentita. Se parli di insinuazioni,o di accuse, è una TUA affermazione, non certo la mia. La mia è una considerazione personale, comunque in riferimento ad un lavoro grafico, se vuoi opinabile come tutte le consideraziobni personali, ma pur sempre una valutazione. Inoltre nessuno si sogna di scalfire l’immagine professionale di Mauro Bubbico, e comunque noto che una semplice obiezione o valutazione contraria viene da voi stigmatizzata in maniera, permettimi di dire, accusatoria. E nessuno vuole entrare nel merito di altre dispute (non mi interessa se e quanto siano stati retribuiti altri lavori di altri studi), e non vedo perchè tu debba evidenziare delle cose di cui nessuno ha mai dubitato, e di cui probabilmente pochi erano a conoscenza. Prendo atto solo del tuo vigolettato (“plagiare”), che, ripeto, è un termine da te usato, non da me. Del resto, sembra che siamo d’accordo sulla somiglianza di alcuni tratti grafici fra il logo Castel dei Mondi e quello di Visioni Urbane: anche nella tua spiegazione tu affermi che fra maestro e allievo vi possa essere un trasferimento di competenze e conoscenze, per cui può essere del tutto naturale che lavori differenti abbiano degli elementi somiglianti. E io ho parlato semplicemente di SOMIGLIANZA e della mia opinione in merito, non pensavo di suscitare tali reazioni in difesa da una “accusa” (parole da TE utilizzate, lo ripeto, NON da me !!) che nessuno ha lanciato.
Per quanto riguarda la tua risposta tecnica (quella che in effetti interessa) circa la presunta “vecchia obsoleta concezione del “brand” e dell’immagine coordinata…..” di cui tu parli, mi permetto di dissentire, ma comunque ne prendo atto, in quanto da te supportata da una giustificazione semantica e concettuale, dunque accettabile.
Cordiali saluti.
Antonio, anzitutto ti ringrazio per la compostezza della risposta. Non era mia intenzione accendere i toni, ma soltanto fornire un contributo alla discussione. Mi scuso se non è trasparso con chiarezza.
Il tuo primo commento è un’opinione, sicuramente legittima perché argomentata. Ma, perdonami, sarebbe restata “soltanto” tale se non avessi scritto l’ultimo periodo, quello sulla somiglianza. Se vuoi non la considero un’insinuazione, chiedo venia, e la chiamo “osservazione”. Ma cambia poco.
Ho soltanto fatto notare, e mi sembra un’evidenziazione quanto mai contestuale, come il caso ha voluto che a pochi giorni di distanza dal tuo commento sia stata mossa AGLI STESSI GRAFICI da te citati la “critica” di “imitazione” (così smusso anche la terminologia) nei confronti guarda caso proprio di Mauro BUBBICO. Non credo di essere andato fuori traccia, ma utilizzato l’episodio quanto mai calzante per spiegare la “somiglianza” di cui tu parlavi.
Sgombrato il campo, forse “superare” l’idea di logo significa sforzarsi di non ridurlo al solo “marchio” di un prodotto, come se tutte le preoccupazioni si rivolgano al renderlo apponibile e leggibile. Per far questo, ci si potrebbe limitare ad attenersi al manuale d’immagine. Invece l’immagine, soprattutto qui che parliamo di un processo aperto, di un percorso culturale, dovrebbe essere uno scambio continuo tra chi la produce e chi la comunica: l’interfaccia del progetto stesso. In questo ritengo il lavoro di Mauro un bellissimo lavoro. Il progetto pubblicato fa emergere come il logo attinga dal percorso Visioni Urbane, se ne cibi: non prescinde da esso, non si limita alla definizione e alle righe giustamente sintetiche del bando (era stato dopotutto richiesto soltanto un logo…), adesso lo stimola.
Sarebbe scontato e limitativo limitarsi a dire, come è stato fatto, che la V sembra una U e la E finale una C. Come succede anche per il logo di Castel dei Mondi, paradossalmente il fatto che ci si debba concentrare un po’ per leggere richiede partecipazione, diventa un’esperienza dunque e facilita la memoria. Ma non è solo questo: è il gioco tipografico, che trova sintesi nel logo ma -ripeto- non si esaurisce in esso, a creare un linguaggio identitario e riconoscibile, aprendo in questo modo enormi prospettive culturali e comunicative.
E infine, altra questione ma molto aperta: cosa significa poi “somigliante”? Dove finisce la somiglianza, dove inizia la citazione? Cos’è originale e cosa non lo è? Ma qui si apre un abisso.
Visto che sei giustamente molto attento alle parole, ne approfitto per puntualizzare. Tu scrivi “viene da VOI stigmatizzata…”. No. “Viene da TE stigmatizzata”, al limite. Sono l’autore delle mie parole, certo conosco Mauro e le mie riflessioni attingono anche dalle discussioni, dai suoi insegnamenti. Ma scrivo io, in prima persona, ed ho un nome e un cognome perfettamente identificabili. Scusami se ho fatto leva su quella che probabilmente è un’imprecisione per ribadirlo. Possiamo così rientrare, se vuoi, nel più interessante dibattito.
Giancarlo, il dibattito è interessante, ma secondo me vanno precisate delle cose:
ti ripeto che nel mio primo commento, NON ho assolutamente menzionato alcun grafico, ho solo fatto notare una cosa, un fatto (non la chiamo nè somiglianza, nè citazione, nè tantomeno utilizzerò altri sinonimi, per non introdurre discorsi di stampo filosofico, il che come dici tu aprirebbe un abisso).
Per quanto riguarda l’identità di marca, trovo corretto che tu dica che lo sforzo nella lettura e nella comprensione, stimolando un maggiore impegno percettivo, vada poi a favorire una memorizzazione di lungo termine rispetto a simboli o lettere di facile comprensibilità. Questo te lo confermo, in quanto chi ti parla (come fai tu, con proprie parole) proviene da un percorso prima formativo, poi di esperienza, nel marketing e nella comunicazione di impresa: ma anche la legge da te citata è scritta sui manuali prima di psicologia della percezione, e poi di psicologia della comunicazione. Ciò non toglie che la creazione di un marchio/logo che parta da questo tuo presupposto sia errata, anzi. Qualora avremo modo di scambiare qualche considerazione anche di persona, noterai che il marchio della mia azienda è costruito su questo principio.
Ma la questione, secondo me, è che la cosa va vista da un altro punto di vista: il lettering del marchio Visioni Urbane, per come ideato, trasmette movimento, evoluzione, stimolo a nuove energie, addicendosi all’universo giovanile i cui valori saranno protagonisti nell’iniziativa. E probabilmente, le legature evidenziate e i volumi sono rappresentativi delle forme degli edifici riabilitati.
Il problema è che vedo le scelte espressive un po’ deboli se consideriamo proprio che uno dei contenuti che il piano dell’espressione dovrebbe veicolare, in maniera forte, è quello della prospettiva e della profondità. Dunque, posto che il gioco dello sforzo percettivo potrebbe essere anche il giusto punto di partenza, viene meno, secondo me, uno degli intenti dichiarati, e riportati anche nella relazione descrittiva, che è quello della profondità, della prospettiva. Inoltre non trovi che i caratteri della modernità debbano essere rappresentati da una maggiore nota di spigolosità?
Cari Antonio e Giancarlo, ma non vi sembra che un logo creato da moduli urbanistici è un blocco unico
e non si può impaginare in uno spazio (vedi banner o eventuale striscione 3×1)? Come starebbe tutto
su un rigo? Ma chiedo scusa ma il Sig. Bubbico non ha il cognome uguale al vecchio Presidente
della Regione Basilicata? Wow, che coincidenza! Mentre voi vi scornate sul logo e fate i sapientoni, gli altri
“vincono” i concorsi…
siamo agli insulti! complimenti e grazie peppino. Mauro Bubbico (Montescaglioso, Mt)
Se uno non può dire quello che pensa, non aprite un blog…
Con tutto il rispetto per la professionalità del grafico, che, anche non conoscendo ritengo bravo e preparato, sono convinto che il marchio abbia una scarsissima leggibilità, soprattutto in piccole dimensioni. Io leggo UISIONI URBOONC. Se un marchio deve avere soprattutto carattere di immediatezza, leggibiltà, memorizzazione, chiarezza stilistica, credo che il risultato sia stato mancato. Ripeto, con tutto il rispetto per il lavoro altrui. ..e poi si potrebbero visionare gli altri marchi?
la PICCOLEZZA non è mai stato il mio forte e la BELLEZZA non lo è mai stato della massa – se gli davate un logo di m*rda erano tutti più contenti hahahahaha !
concordo con devilsoap, ma questo riguarda l’arte e non la comunicazione, che è ben altra cosa.
@Peppino Barberio: ti stupirà, ma la selezione del logo vincitore ha seguito per filo e per segno le procedure proprie di un appalto pubblico, nonchè i valori che da sempre fanno parte di VU (soprattutto la trasparenza e la socializzazione dei risultati).
Certo che ognuno può “dire quello che pensa” su questo blog, purchè non significhi sparare nel mucchio con insinuazioni delle quali non si può provare in alcun modo la veridicità. Infatti, e ti stupirò per la seconda volta, il vincitore del bando, pur chiamandosi Bubbico e pur vivendo a Montescaglioso, non ha la benchè minima parentela con l’ex Presidente della Giunta Regionale.
Un semplice “il logo vincitore non è di mio gusto, per i motivi a, b, e c” come hanno fatto altri, sarebbe stato molto più utile all’economia della discussione, non credi?
Ida Leone – Regione Basilicata
“Il logo vincitore non è di mio gusto, per i motivi a, b, e c”. Va bene così? Pur non avendo nessuna parentela con l’ex Presidente della Giunta Regionale, il vincitore non hai mai fatto maggior parte dei lavori di grafica della Regione Basilicata compreso il corporate image del logo? Adesso provate a stupirmi per la terza volta. Sia ben chiaro, io non ce l’ho con il Sig. Bubbico, ma resto convinto della mia tesi, e siccome la mia schiettezza non è accettata, non darò più fastidio nel colloquiare con persone che mi dicono come devo intervenire.
Comunque non ho visto gli altri loghi e i nomi della giuria “trasparente”…
Mi ha appena chiamato l’Arch. Mattia Antonio Acito (membro giuria concorso) e mi ha assicurato che la selezione dei loghi è stata fatta con trasparenza e senza magagne (e io gli credo). Purtroppo ne ho viste tante di ingiustizie nel nostro campo sia di concorsi che di assegnazione lavori a enti senza appalto pubblico, ma a questo punto devo credere che qualcosa sta cambiando… vincere senza inciucio! E’ un buon inizio ed è un esempio da seguire.
A questo punto devo le mie scuse al Sig. Bubbico, fermo restando che se hanno scelto il suo logo, figuriamoci gli altri!
Ha parlato Neville Brody (dei poveri). Sorry
Qualcuno mi ha nominato?
http://www.zonatortona.net
bel logo, vero ?!
Fico!
mi complimento con chi ha scritto il commento sul “superamento del concetto di marca”.
condivido.
i miei complimenti anche a mauro che come sempre è impeccabile nel lavoro e nell’apporto culturale al progetto.
progettare l’identità significa anche creare immaginari.