Visioni Urbane in un libro: sarà vera gloria?
Torno a scrivere sul blog di VU dopo qualche tempo perché sto facendo una cosa che vi (ci) riguarda, e non voglio farvela alle spalle. Succede questo: il 15 settembre pubblicherò il mio primo libro (e probabilmente anche l’ultimo, vista la fatica che si fa). Si chiamerà Wikicrazia – L’azione di governo ai tempi della Rete: capirla, progettarla, viverla da protagonista. L’idea del libro è questa: il vento del web 2.0 soffia sulla pubblica amministrazione, e fa entrare condivisione, collaborazione, trasparenza radicale, etica hacker dalle finestre aperte. Sono convinto che questa rappresenti una bellissima occasione per riformare in profondità il modo con cui i cittadini si occupano delle politiche pubbliche, rendendolo più informato, più efficace e persino più divertente. Cerco di raccontare questa situazione con il massimo della chiarezza e semplicità di cui sono capace. Ci ho lavorato per un anno buono.
Nel mio libro ci siete anche voi. Di Visioni Urbane si parla molto, soprattutto nel capitolo 4 (ma non solo: per esempio, la genesi del progetto è raccontata alla fine del capitolo 1). Se ne parla in termini positivi: il nostro percorso comune, nonostante la fatica, i malintesi e le occasionali battute d’arresto, per me è un percorso che è andato bene. Siccome però io non ho la verità in tasca, ho deciso di mettere online una bozza (avanzata) del libro, chiedendo ai lettori del mio blog che ne hanno voglia di dirmi la loro, aiutandomi così a migliorarlo. Terrò i commenti aperti fino a fine giugno, poi chiudo tutto e scrivo la versione definitiva (anche) sulla base dei commenti. Il tema è molto specifico, ma nonostante questo sto ricevendo molte decine di commenti, una cosa che proprio non mi aspettavo. Il mio editore ha anche lanciato una pagina Facebook che ha già oltre 600 iscritti, che per un libro sulle politiche pubbliche deve essere una specie di record. Mah.
Comunque il punto è questo. Io di VU penso ciò che penso. Però mi interessa anche il vostro punto di vista sul percorso: in fondo siete voi i protagonisti, e avete tutto il diritto di vedere le cose in modo diverso da me. Quindi, se volete propormi modifiche, integrazioni o aggiustamenti, io le prenderò in considerazione molto seria. Se le uso, vi citerò nel libro come gli autori di quelle modifiche e integrazioni. Vi va di partecipare? Si parte da qui.












Io ho coraggiosamente scaricato l’intero malloppo e lo sto leggendo. Al capitolo 4 sono arrivata giusto stamattina, e quindi mi riservo di fare un commento (ammesso che ve ne siano, da fare) quando lo avrò finito. Nel frattempo, poichè sono su una piattaforma che mi è familiare, mi permetto un comento che non avrei avuto il coraggio di fare altrove
Alberto, tu scrivi benissimo, e uno dei tuoi principali pregi, che avevo già avuto modo di apprezzare leggendo cose tue, è senz’altro l’estrema chiarezza, anche sinatttica e semantica, dei tuoi scritti. Costrutti chiari, parole scelte con cura, concetti inequivocabili.
Però, qual è la finalità del tuo libro? ha un intento divulgativo? scientifico? speri diventi la bibbia dei nuovi amministratori? è un testo per l’Università?
Te lo chiedo perchè io, forse (male) abituata dalle tonnellate di documenti indigeribili che mi tocca sorbire ogni giorno, in questo caso sento, impalpabile, il rischio della – passami il termine – banalizzazione, della eccessiva semplificazione dei problemi, soprattutto nella descrizione del problema da cui si parte, e cioè la impostazione / gestione delle politiche pubbliche così come sono state finora.
Attenzione, non è affatto un giudizio negativo e – ripeto – con ogni probabilità sono fuorviata dal politichese che mi affligge tutti i giorni, per cui mi sembra che un testo non sia “serio” se non ci metto un’ora a capirlo (e io sono molto intelligente)
Però stacci attento, ecco
Ida, io voglio farmi capire da persone come i creativi di Viioni Urbane o Kublai, cioè da gente come ero io prima di mettermi a fare l’economista. Queste persone – noi – sono destinatari di politiche, che pagano con le loro tasse, e molto spesso le logiche amministrative non si capiscono. Se provi a fare un’obiezione, tipo “ma perché non fare le pise ciclabili a Milano? Costano poco e decongestionerebbero il traffico” ti rispondono “eh, è complicato… mancano le leggi… le leggi ci sono ma non si applicano… mancano i soldi… ci sono ma sono bloccati… poi i commercianti, le parti sociali, la crisi…”.
Insomma, non c’è molta scelta in mezzo tra l’accettazione o il qualunquismo “tutti ladri, tutto un magna magna”. Io invece voglio capire per cambiare, e voglio aiutare gli altri a capire per cambiare. E quindi cerco di essere molto, molto chiaro. Non credo di banalizzare niente, ma ovviamente ci starò attento.