Nomi e luoghi
Buongiorno a tutti.
In quest’atmosfera silenziosa e rarefatta di estate in città, sono andata a rileggermi i commenti relativi a questo post, visto che per alcuni spazi creativi le inaugurazioni incombono – o quasi – e un nome bisognerà pure trovarlo. Vi riassumo le conclusioni che ne ho tratto:
1. c’è un gruppo di proposte – femminili, e secondo me non è un caso – che ruotano intorno al termine CASA (in evidente analogia con CasaCava); c’è un gruppo di proposte evidentemente più maschie che ruota intorno a termini che hanno a che fare con la produzione (OPIFICI, OFFICINE, FABBRICHE, FACTORY, LABORATORI); c’è un terzo gruppo di proposte che gira intorno al concetto di SPAZIO (e tenta lodevolmente di tenere conto dei concept assegnati ai cinque centri);
2. tutte le proposte menzionate nascono dall’idea che VU è un progetto in rete, e quindi sarebbe d’uopo l’esistenza di un brand, di una identità unitaria dei Centri, che comporta quindi l’anteposizione di un primo nome che identifica la rete (Casa, Factory o Spazio) davanti ad un secondo nome che identifica lo spazio (Cecilia, Fiumara, TILT, etc.). Concetto che io personamente trovo molto interessante e sensato, ma non necessariamente scolpito nella pietra: se per uno dei 5 centri ci viene in mente un nome che non risponda a questa costruzione, però raccoglie molti consensi, non ce ne faremo un problema (una proposta in questo senso è stata avanzata per il centro di Tito).
Mi sono permessa di riassumere in uno schema le proposte fatte, prendendomi qualche piccola libertà interpretativa.
Su CasaCava non ho avuto il coraggio di proporre nulla altro: il brand è così forte, e così noto, che qualunque altra soluzione mi pareva stonata. Ribadisco la mia perplessità sulla proposta Casa Macello, ma non mi è venuto in mente altro (illuminazione mentre scrivo: Casa Senza Porte? che poi può diventare CSP), e anche su Cecilia Factory, che a lei, a Cecilia, non sarebbe piaciuta per niente. Mi pare di vederla, mentre me la stronca con la sua feroce ironia e poi mi prende in giro per una settimana chiamandomi “FACTORY!!!!!” a voce altissima nei corridoi della Regione.
| A | B | C | |
| 1 | Casa Cecilia | Cecilia Factory | Spazio Cecilia |
| 2 | Casa Cava | ||
| 3 | Casa Sarmento | Fabbrica Fiumara | Spazio Radici |
| 4 | Casa TILT | Officina dei Ritornanti | Spazio Mondo |
| 5 | Casa Macello | Laboratorio dell’inclusione | Spazio Aperto |
Come si conclude il giochetto? Invitandovi a votare per la soluzione (indicata da una lettera e da un numero) che vi piace di più, e motivandola, naturalmente. Liberi ovviamente anche di contestarle tutte, o di proporne di nuove.
Potete votare inserendo un commento a questo post.
Fra tutti coloro che avranno votato, a fine contest verrà estratto a sorte un simpatico imperdibile gadget firmato Visioni Urbane.
Una occasione irripetibile.
Buon Agosto!!








ah ma non vi affollate, eh! c’è spazio per tutti!
ottimo
Siamo sicuri che abbia senso, se due luoghi si chiamano “Spazio…”, altri due “Officina…” e un altro casa?
Non sarebbe meglio votare per un pacchetto?
La soluzione per TILT mi piace.
A proposito: si sa nulla del bando per la gestione?
A Marconia si rischia che il lavoro, praticamente concluso (mancano alcune rifiniture) venga compromesso: la struttura, specie in mancanza della recinsione prevista ma non ancora installata, potrebbe tornare molto presto a degradarsi e ad essere oggetto di atti vandalici. Sia sul piano pratico che simbolico sarebbe un segnale molto brutto.
Quali sono i problemi per l’emissione del bando per l’assegnazione della gestione?
Grazie.
Con un paio di stagioni di ritardo dico la mia.
E’ naturale che il mio percorso parta da Tito, paese d’origine di Cecilia Salvia. Per Tito abbiamo già proposto il nome “Cecilia”.
Io non aggiungerei altro, non metterei sottotitoli o specifiche, non lo chiamerei polifunzionale o casa o spazio o peggio factory. Cecilia. Semplicemente.
Vado al Cecilia. La mostra è al Cecilia, il concerto si terrà al Cecilia di Tito. Suona bene.
Userei analoga nomenclatura per gli altri centri. Inviterei gli “indigeni” degli altri centri a trovare un nome di donna che caratterizzi il loro spazio, magari dopo un’opportuna ricerca su quelle personalità femminili che hanno in qualche modo, come Cecilia Salvia nel nostro caso, fornito il proprio apporto al territorio.
Avremmo così 5 nomi di donna caratterizzanti ciascuno spazio. Si creerebbe automaticamente una tematica che colleghi gli spazi nati da Visioni Urbane, ma una connotazione specifica per il singolo centro. Inoltre, un nome di donna è solitamente facilmente memorizzabile, soprattutto se familiare: lo si abbina ad un’immagine, ad una persona.
Infine, il tema della donna e quindi della maternità contiene in sé quello che dovrebbe essere il proposito principale di ogni centro: essere anzitutto luogo, lasciatemi passare “utero”, dove la creatività possa nascere, si possa incubare, per poi, una volta “matura”, poter crescere e svilupparsi anche all’esterno.