TechGarage Basilicata: i vincitori
Torno adesso dal TechGarage Basilicata, che si è tenuto al Cecilia. Ne avevamo già parlato qui. E ne parla anche Gianluca Dettori nel suo blog.
Faccio a caldo un po’ di considerazioni sparse:
- una atmosfera bellissima: finalmente, finalmente e ancora finalmente giovani che non si piangono addosso, che non criticano, che non recriminano, che non pensano che tutto il mondo gli debba qualcosa e intanto stanno seduti ad aspettare che qualcosa accada. Ragazzi che invece se lo prendono, dal mondo, quello che pensano di meritare. Sono state presentate 10 idee imprenditoriali innovative, tutte molto interessanti, quasi tutte web 3.0. Per la cronaca: 3° classificata WaWay, piattaforma web di travel management, per ottimizzare i costi di viaggio e alloggio nei luoghi in cui si svolgono eventi religiosi, musicali, sportivi; 2° classificata QAptaAS, una tecnologia volta ad utilizzare gli aptameri (macromolecole) come biosensori per il controllo della qualità e la sicurezza alimentare; 1° classificata (forse è stata presentata al momento giusto) ReFree, l’innovativo dispositivo usabile dagli arbitri di gare sportive che sostituisce il taccuino cartaceo, digitalizzando tutte le informazioni relative alla partita. Chi scrive se fosse stato un giurato avrebbe votato volentieri per Nabì, la casa della moda di abiti prodotti esclusivamente con telai dell’antica tradizione e valorizzando la manualità tessile degli “over 60″, con materie prime grezze di lusso e con un dichiarato target di super ricchi.
- una delle 10 idee presentate aveva talmente tante affinità con i centri per la creatività di Visioni Urbane che quando ha finito la presentazione, ho sequestrato la CEO e l’ho buttata nella stanza dove c’era lo stato maggiore del Cecilia impegnato nell’attività di scouting con Francesco Bernabei, e ho richiuso la porta urlando: “Parlatevi!!”. Spero di aver prodotto una proficua contaminazione. Si tratta di Officine del Fare, spazi fisici di valorizzazione della creatività, di condivisione di strumenti e competenze per la creazione e vendita di oggettistica artigianale. Una parte consistente del loro budget era dedicato alla ricerca di luoghi fisici nei quali far partire i laboratori: prendere un contatto con il Cecilia e con gli altri centri per la creatività di VU potrebbe abbattere i loro costi di gestione, e dare al Cecilia un altro tassello di attività da inserire nel bouquet.
- mi rifaccio a quanto appena raccontato, per domandarmi: come mai questa ragazza, che è di Potenza, non sapeva che esisteva già una rete di centri per la creatività? perchè non sapeva, mentre parlava, che stava dentro uno dei 5 centri per la creatività regionali? E’ una domanda/affermazione che pongo a noi gruppo di lavoro, e alla nostra community, ormai matura: è ora (anzi, era ora già l’altroieri) di farci conoscere.






















Grazie per il contatto generato al punto 2, speriamo si concretizzi presto. Siamo lì per questo, no?
Preciso invece il punto 3. La suddetta ragazza ha esplicitamente detto che “non sapeva che Visioni Urbane c’entrasse col Cecilia”. Tradotto: aveva una conoscenza, forse vaga, sia del percorso VU che della struttura Cecilia, ma non aveva unito i puntini. Su questo collegamento mancato, comunque, c’è da interrogarsi.
Prontamente (si fa per dire) corretto il nome di Dettori
grazie a Giancarlo per la segnalazione