Archivio Autore
Le politiche per la creatività di prossima generazione: VU al Festival dell’Innovazione di Bari
Miei cari visionari lucani, torno a scrivere qui sul blog perché vorrei invitarvi tutti quanti a Bari. Per una strana serie di coincidenze, mi trovo al centro di una riflessione sulle politiche pubbliche per la creatività a partire dal laboratorio del sudest italiano, e ho coinvolto Rossella come Visioni Urbane, ma anche Annibale D’Elia della Regione Puglia in rappresentanza di Bollenti Spiriti e Walter Giacovelli per Kublai.
Il puzzle delle attività business as usual
Oltre a quello sulle attrezzature, l’altro incastro su cui abbiamo lavorato nelle scorse settimane è quello delle attività business as usual. Tentiamo un riepilogo, ripetendo le cose illustrate nella riunione a Potenza del 22 luglio.
Nei prossimi mesi gli spazi laboratorio di Visioni Urbane verranno assegnati a dei soggetti gestori, privati, tramite bando pubblico di gara. I gestori cercheranno di usare quegli spazi per fare quattrini, nel rispetto della vocazione culturale e creativa degli spazi e delle finalità pubbliche del progetto Visioni Urbane, che sono imposte tramite il bando stesso e la convenzione che i vincitori firmeranno con i Comuni proprietari. Questo uso contempla anche l’affitto a pagamento degli spazi stessi a chi ci vuole svolgere delle attività.
Il puzzle delle attrezzature
I centri di VU sono dotati di attrezzature. Su di esse la Regione investe cifre non irrilevanti, e precisamente: Tito, 93.734; Matera, 90.000; San Paolo, 70.324; Pisticci, 77.009; Rionero, più penalizzata, 37.000.
Non irrilevanti quindi, ma nemmeno infinite. Quando, a marzo, vi abbiamo chiesto di elencare le attrezzature che vi sarebbero servite per le attività business as usual, ci avete passato degli elenchi molto ricchi, in tutti i sensi. Dentro ci sono vanghe, tappetini, mixer video, pentoloni, fotocamere Nikon per documentare gli eventi, luci di scena a pioggia, 20 computers con la suite Adobe (3.500 euro a licenza), 2 pianoforti, carriole e perfino un registratore 16 tracce analogico a bobina – ormai un pezzo di modernariato, difficile da trovare e costoso da mantenere.
Visioni Urbane in un libro: sarà vera gloria?
Torno a scrivere sul blog di VU dopo qualche tempo perché sto facendo una cosa che vi (ci) riguarda, e non voglio farvela alle spalle. Succede questo: il 15 settembre pubblicherò il mio primo libro (e probabilmente anche l’ultimo, vista la fatica che si fa). Si chiamerà Wikicrazia – L’azione di governo ai tempi della Rete: capirla, progettarla, viverla da protagonista. L’idea del libro è questa: il vento del web 2.0 soffia sulla pubblica amministrazione, e fa entrare condivisione, collaborazione, trasparenza radicale, etica hacker dalle finestre aperte. Sono convinto che questa rappresenti una bellissima occasione per riformare in profondità il modo con cui i cittadini si occupano delle politiche pubbliche, rendendolo più informato, più efficace e persino più divertente. Cerco di raccontare questa situazione con il massimo della chiarezza e semplicità di cui sono capace. Ci ho lavorato per un anno buono.
I gruppi di lavoro al traguardo
A meno degli ultimissimi ritocchi – da ultimare in poche settimane – il processo di progettazione dei contenuti degli spazi di Visioni Urbane si è concluso. Nella plenaria di oggi sono stati condivisi i prossimi passaggi di VU e uno sguardo d’insieme sui centri così come emergono dal lavoro di progettazione dei gruppi. Provo a riassumere:
- I prodotti culturali progettati si dividono in due grandi gruppi: quelli ripresi dall’esperienza delle varie associazioni della scena fino a qui, che si suppone possano continuare ad avere una propria sostenibilità; e quelli nuovi, la cui sostenibilità va costruita.







