Spazi per la creatività: un quadro di insieme

Tuesday, 11 March , 2008 – 21:24

Foglio Bianco (Silvio Giordano)

Leggendo le idee-progetto e collegandole con le cose che ho visto e sentito in questi mesi, mi sembra di vedere alcune tendenze generali: sensibilità e interessi che superano la sfera del singolo creativo o della singola associazione per diventare - almeno in potenza - linee di lavoro condivise. Questo mi interessa, perché - come ci siamo detti - ha senso che gli spazi che la Regione vuole realizzare siano “campi base” usati e attraversati da più creativi, in grado di collaborare, competere, ispirarsi a vicenda. Mi viene da pensare che forse gli spazi dovrebbero essere polifunzionali ma tematici, luoghi cioè in cui si muovono creativi che si esprimono con linguaggi diversi ma che condividono interessi e strategie culturali. Quindi uno spazio, per come comincio a vederla io, fa due cose: (1) funziona da infrastruttura per ospitare e rendere visibili le attività che già fate, e (2) sollecita un po’ di ricerca e sviluppo in direzioni di interesse comune.

Provo a raccontarvi le tendenze generali che vedo.

La prima si potrebbe chiamare - in omaggio al nostro amico Sterling - la cava tecnologica. Il miscuglio tutto italiano di pietre antiche e funzioni moderne ha in Basilicata una sua specificità. Fare reagire i luoghi antichissimi della Lucania con attività culturali moderne e perfino trendy ha prodotto risultati molto interessanti (penso per esempio alle marching bands in giro per i Sassi di Matera durante Gezziamoci 2007), e proprio la grande attenzione al territorio è una caratteristica che accomuna molti di voi. L’Onyx propone una grotta ipogea: se ci aggiungiamo tecnologia moderna (e immateriale: pensate, per esempio, ad una segnaletica elettronica che conduca ad uno spazio creativo passando magari dai cellulari via Bluetooth) abbiamo un oggetto di grande fascino, che può ispirare nuovi e interessanti prodotti culturali. Lo stesso concetto viene proposto da Generazione Zero. Ovviamente questa tendenza si associa particolarmente bene a Matera, e in particolare ai suoi Sassi, dove un singolo spazio si può raccordare alla città in generale, come sembra suggerire Blueson con la sua articolazione in viali e piazze dello spazio creativo.

La seconda tendenza si potrebbe chiamare reinventare il futuro. Il patrimonio storico e artistico della Basilicata - e dell’Italia, del resto - è una meravigliosa risorsa, ma è anche un peso. Molti creativi si ribellano all’idea di essere condannati a proseguire nel solco tracciato dai padri, per quanto grandi essi siano stati: le nuove generazioni vogliono fare cose nuove. Mi sembra di rintracciare questa voglia di aria fresca nel lavoro di molti artisti, soprattutto potentini - penso al lavoro con grafica e video di Silvio Giordano (a proposito, grazie dell’illustrazione che accompagna questo post) e Michele Santarsiere, all’attitudine “londinese” (loro direbbero “bolognese“!) di Amnesiac o alle mostre in Second Life di Elisa Laraia. Potenza, senza Sassi ma con molta voglia di riscatto (e molti bloggers!), sembra effettivamente un buon luogo da cui partire per questa missione (il sogno di Art’s Factory parla addirittura di arte digitale…)

Fermenti interessanti vengono poi da quell’area di confine dove le performing arts incontrano l’inclusione sociale, e addirittura il welfare. Persone con problemi di disagio psichico recitano Don Chisciotte, laboratori teatrali coinvolgono bambini e anziani: questi soggetti diventano protagonisti, e sprigionano emozioni nuove. L’arte tocca il disagio, e ne viene trasformata; e allo stesso tempo produce inclusione e ruolo, in una regione (scriveva Mariangela) piena di centri sociali e centri anziani che rimangono vuoti e inutili (oltre che in esperienze artistiche precedenti - per esempio questo progetto di Abito in Scena - se ne trova traccia nel sogno de L’albero di Minerva e in quello di Mapart, Cinefabrica e altri). Ho in mente, quindi, che si potrebbe lavorare nella direzione di un’arte inclusiva, non nel segno del buonismo ma in quello della ricerca artistica. Inutile dire che questa direzione di lavoro ha mercato: se la cultura vale (economicamente) 1 il welfare vale 100.

Quello delle radici mi sembra un altro tema forte e condiviso da artisti molto diversi, dalla piccola ma combattiva scena che fa musica popolare (soprattutto nel Pollino con le famose zampogne di cui ci parla Nicola Scaldaferri) a Ulderico Pesce e alla sua insistenza sulla storia e le tradizioni locali, ma anche a operazioni “ricombinanti” tra tradizione e innovazione come quella dei Krikka Reggae cari a Multietnica. Questa linea di lavoro mi sembra si presti particolarmente bene ad alimentare operazioni di marketing territoriale: raccontare il territorio partendo dalle sue tradizioni, che per voi sono ovvie ma per un australiano sono nuove e eccitanti.

L’ultimo tema che vedo è quello della Basilicata nel mondo e del mondo in Basilicata. I lucani hanno emigrato, e ancora emigrano: alcuni di loro sono diventati artisti (mi viene in mente il famoso video con Francis Ford Coppola). Come vedono il mondo? Come vedono, se la vedono, la Basilicata? La loro arte parla a chi oggi in Basilicata ci vive? Contestualmente, alcuni artisti non lucani vengono in Basilicata - in questi anni soprattutto cineasti - e anche loro raccontano il vostro territorio. Queste ragnatele di rapporti tra la Basilicata e il mondo possono essere messe a valore sia dal punto di vista (perché generano prodotti culturali e stimoli per fare altri prodotti culturali, all’infinito) che dal punto di vista del mercato (perché hanno il potenziale per mescolare pubblici, proponendo A al pubblico di B). Mi sembra di riconoscere tracce di questi ragionamenti nel visionario TIR di Identità Lucana e soprattutto nella strategia di rete di Allelammie.

In conclusione: la cava tecnologica, reinventare il futuro, arte inclusiva, radici, Basilicata nel mondo/mondo in Basilicata potrebbero essere cinque temi da sviluppare per costruire alcuni nuovi prodotti culturali destinati a irrobustire la strategia culturale del territorio lucano negli anni a venire. Ho in mente una rete di spazi che, oltre a fare da “hardware creativo” per le cose che già fate, aggreghino le intelligenze e promuovano un po’ di ricerca a partire da questi temi (magari per poi sconfinare anche di parecchio, per fortuna le idee non stanno ferme!). La famosa sostenibilità di mercato di cui tanto si è parlato si rinforzerebbe così dal lato dei costi, nel costruire spazi in cui molti creativi diversi possono lavorare: più cose avvengono nello stesso spazio, più scende il loro costo unitario. E anche - ancora più importante - dal lato dei ricavi: su queste linee si possono provare a costruire prodotti culturali vendibili su qualche tipo di mercato.

Se siamo grosso modo d’accordo su questa impostazione, la nostra idea sarebbe quella di fare un ciclo di due-tre laboratori di progettazione, con la solita formula (noi più qualche esperto esterno) in cui provare a mettere giù delle idee di prodotti concreti da sviluppare. Queste idee potrebbero diventare progetti, su cui la Regione potrebbe avere voglia di investire già nel 2008 - prima che gli spazi fisici siano pronti - in modo da irrobustire la vostra capacità di fare prodotti in vista della consegna degli spazi stessi.

Che ne dite? Sto delirando?